 |
Lo strapotere delle banche
Nonostante le casse dell’Erario registrino sempre maggiori entrate, passando da un record positivo all’altro, e generando così i famosi, quanto evanescenti “tesoretti”, che si dissolvono però come neve al sole, risultato non dell’aumento dei ricavi e dei conseguenti redditi percepiti dai lavoratori, dalle aziende e dagli autonomi, ma semplicemente dall’inasprimento dei tributi, delle tasse, e delle imposte. Ormai la tassazione ha superato il 43% del reddito, e se a questo onere aggiungiamo l’Irap, i contributi previdenziali e assistenziali, l’Ici e quant’altro, nelle tasche dei cittadini italiani rimane ben poco, con punte di prelievo fiscale di oltre il 65 per cento delle entrate. Il “sistema” ideato da Padoa Schioppa-Visco-Bersani sta mettendo in ginocchio tutti quanti, dall’operaio della Fiat che introita dai mille ai millecinquecento euro di reddito netto, nel migliore dei casi, e grazie ai turni ed agli straordinari, quando ci sono, a quanti pagano regolarmente i tributi non frodando il Fisco. In questa massa enorme di tartassati, le situazioni variano secondo le attività svolte, ed i settori più o meno colpiti dalla recessione. I salariati e gli stipendiati per sopravvivere devono arrotondare come possono, con piccoli lavoretti integrativi, con collaborazioni retribuite, spesso in nero, e con ogni altro mezzo che possa garantire alla loro famiglia una vita almeno decorosa. Tra gli altri, se si escludono le grandi aziende, le banche, l’elite di pochi ed illuminati luminari, e le multinazionali, sono ben pochi i contribuenti che sorridono, e molti, tra i più sfortunati, hanno scelto, loro malgrado, di chiudere le attività e di abbassare le saracinesche. A fronte di questa situazione è lecito domandarsi quale sia stato o sia attualmente il ruolo svolto dagli istituti di credito. Infatti le banche, ormai riunite in un cartello che non consente nè spazi, nè speranze, invece che aiutare i correntisti, li esasperano, applicando interessi che sfiorano quelli definiti d’usura. Chi ha un’attività ricorderà come un tempo, la forbice che divideva gli interessi attivi da quelli passivi era contenuta tra il tre e il cinque-sei, massimo sette per cento. Ora, a fronte di interessi attivi pari allo zero, e alle spese da corrispondere per la tenuta dei conti correnti, sono applicati interessi vergognosi e usurai, anche se per la legge non sono tali, con differenze tra il dare e l’avere anche di oltre 13 punti percentuali. Non solo, gli stessi istituti, nonostante le liberalizzazioni (?), la libera concorrenza (?), e la presenza sul territorio nazionale di numerose banche estere, invece di allinearsi, offrendo tassi accettabili, applicano condizioni capestro, che costringono, soprattutto i piccoli imprenditori, alla chiusura delle loro attività, o a ricorrere a finanziamenti alternativi, magari rivolgendosi agli usurai, ed è inconcepibile come il governo nazionale non ritenga di intervenire, ignorando completamente l’intera problematica. In questi mesi, i media, le tv, i giornali, le riviste specializzate ci assillano continuamente con notizie allarmanti, affrontando l’argomento dei tassi d’interesse applicati sulle rate dei mutui. Negli Stati Uniti la crisi finanziaria legata al mattone sta assumendo dimensioni allarmanti, in Europa, come oltre oceano, e in Italia, gli istituti bancari hanno introdotto le cartolarizzazioni, ossia la vendita nei mercati finanziari del loro credito, rivolgendosi ancora una volta ai risparmiatori, che potrebbero, aderendo all’iniziativa, magari inconsapevolmente, tramite fondi o altre forme di gestione dei risparmi, ritrovarsi nelle mani soltanto carta straccia. Negli Usa, molti neoproprietari di case si sono ritrovati in un battibaleno fuori della porta di casa, in Europa e nel nostro Paese, il fenomeno sembra essere maggiormente circoscritto, e, a detta degli esperti, sotto controllo, anche se stanno aumentando i contenziosi bancari, ed è inspiegabile l’autonomia operativa e decisionale degli istituti bancari, che, protetti dal potere politico, fanno il bello e il cattivo tempo, guardandosi bene dal ridurre i tassi d’interesse applicati, sia sui conti correnti, e soprattutto sulle rate dei mutui. Nel settore immobiliare, gli italiani, rispetto agli altri cittadini comunitari, corrispondono un punto percentuale in più sul tasso applicato senza una ragione comprensibile. Padoa Schioppa & Company dovrebbero sentirsi obbligati ad intervenire, prima che sia troppo tardi, e la misura sia colma, originando un’emergenza nazionale. I più colpiti sono i lavoratori a reddito fisso e quanti hanno lavori precari, che devono competere, nel sottobosco delle attività al limite della liceità, con i lavoratori stranieri, che, a loro volta, costretti ad arrangiarsi per sopravvivere, si fanno pagare, in nero, con costi orari molto bassi. Un esecutivo serio e responsabile, regola che dovrebbe valere per l’attuale e i futuri governi, sia di sinistra, sia di destra, dovrebbe mettere un freno all’autonomia bancaria, entrando nel merito delle problematiche, abbassando sensibilmente la soglia legale degli interessi passivi, riducendo la soglia che delimita il reato di usura. Quanti italiani sono in difficoltà? Quanti ricattati dal sistema bancario tacciono per paura o per vergogna? Coraggio dunque, chiunque abbia qualcosa da dire si faccia avanti senza timore e nell'assoluto anonimato, esponga il proprio caso e contribuisca a sensibilizzare l’opinione pubblica, e la politica, …. evidentemente quella che conta.
Dario Meschi
PER SAPERNE DI PIU’ (dati http://www.miaeconomia.leonardo.it) La soglia massima dei tassi dei mutui, stabilito dalla Banca d’Italia nel periodo di applicazione tra il primo luglio e il 30 settembre 2007, era la seguente (i dati sono contenuti nel decreto del ministero dell’Economia, in corso di pubblicazione, al momento della rilevazione, sulla Gazzetta Ufficiale): -Tasso fisso 8,865% in rialzo di 28 centesimi rispetto al dato precedente. -Tasso variabile 8,37% in rialzo rispetto al precedente 7,965%. E’ opportuno rilevare che i tassi per essere considerati usurai, devono eccedere del 50% il tasso medio di riferimento. I tassi medi annui rilevati sono i seguenti: -Apertura di credito in c/c fino a 5.000 euro, 13,04, oltre 9,96. -Anticipi, sconti commerciali e altri finanziamenti all’impresa, effettuati da banca, fino a 5.000 euro, 7,40, oltre 6,57. -Factorin fino a 50.000 euro 7,01, oltre 6,20 -Crediti personali e altri finanziamenti alla famiglia effettuati da banca. 10,37. -Anticipi, sconti commerciali, crediti personali e altri finanziamenti effettuati dagli intermediari non bancari, fino a 5.000 euro, 17,35, oltre 12,34. -Prestiti contro cessione del quinto dello stipendio, fino a 5.000 euro, 15,81, oltre 10,16. -Leasing fino a 5.000 euro, 12,22, oltre fino a 25.000, 9,29, da 25 a 50.000, 8,07, oltre 6,73. -Credito finalizzato all’acquisto rateale fino a 1.500 euro, 16,42, da 1.500 a 5.000, 16,82, oltre 10,57. -Mutui con garanzia reale: a tasso fisso 5,91, a tasso variabile 5,58.
|