L'osservatorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 20 gennaio 2008 - Anno 8 - Nr. 3

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Il sessantotto

Quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario del Sessantotto, una rivoluzione politica, culturale e sociale che ha coinvolto dapprima numerosi giovani, soprattutto tra gli studenti, poi una moltitudine d’individui d’ogni età, sesso e classe sociale, attraversando Paesi e continenti e comportando profondi mutamenti nella società e nel modo di affrontare la vita e il futuro. La protesta ha comportato una ventata di novità e di dissacrante disprezzo per le regole e i principi di allora, in netta antitesi con una cultura e un modo di vivere ritenuti inidonei ed antiquati: i giovani volevano contare di più, esprimere le loro opinioni ed essere protagonisti, e, nell’estremismo che caratterizza la giovinezza, imporre ideologie, regole ed abitudini più libere e trasgressive.
Negli anni a seguire gli aneliti e le ideologie di questo periodo spesso sono stati mitizzati, anche se carichi di luci e di ombre, e l’analisi sugli effetti conseguiti alla rivolta studentesca, divenuta di massa, sono stati al centro di approfondimenti, che meritano attenzione a quarant’anni di distanza.
I fautori del rinnovamento causato dalla rivolta studentesca apprezzano i risultati della lotta politica intrapresa, ossia la conquista di una maggiore libertà d’espressione e d’azione, impensabile prima di allora, basta ricordare le battaglie combattute e vinte negli anni Settanta, l’introduzione del divorzio e dell’aborto oltre ad altre conquiste come lo Statuto dei lavoratori.

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‘68

Il Sessantotto ha prodotto cambiamenti radicali nel costume, dalla musica al cinema all’abbigliamento, nei rapporti sociali e interpersonali. Inoltre, ha cambiato i rapporti tra padri e figli, ed ha contribuito alla crisi di un’istituzione come la famiglia che aveva garantito l’ordine sociale e la sicurezza. Il clima di attesa e di speranza ha dato slancio alle rivendicazioni sociali e a quelle femminili, riconoscendo finalmente alla donna indipendenza e pari diritti.
Le speranze di un cambiamento radicale si sono progressivamente affievolite e sono sfumate, in quanto aldilà delle vittorie conseguite in alcune battaglie civili, i poteri forti, i potentati politici e quelli economici hanno prontamente reagito difendendo lo status quo, ed imponendo le regole di sempre, e i fondamenti di uno Stato forte e rispettoso dei dettati costituzionali.
Disquisire ora dei pro e dei contro di un evento così travagliato e contestato potrebbe apparire inutile, in quanto la società attuale è il risultato di numerose trasformazioni, di lotte sociali, di aneliti, e di profondi cambiamenti dipesi da molti fattori, tra questi, non ultimo, anche quello rappresentato dalle aspirazioni del movimento studentesco.
Il ’68 riempì le piazze di bandiere rosse, inneggiò a regimi comunisti e a dittature sanguinarie, senza riflettere sui misfatti che si compivano in nome di utopie e di dottrine sconfitte dalla storia, per impedire la libertà di pensiero e di movimento. La lotta estrema è stata una delle cause del terrorismo, e ha influenzato negativamente intere generazioni di giovani, ma al contrario ha coinvolto in politica, schiere di persone agnostiche o disinteressate, riuscendo a condizionare i governi in molti Paesi.
La mia esperienza, ho acquisito la maturità in quell’anno fatidico, è stata diversa, sicuramente controcorrente. Anch’io, come altri, volevo partecipare alla costruzione di un mondo migliore più libero e liberale, e seppur condividendo alcune delle proposte, soprattutto in materia sociale e nell’affermazione di maggiore laicismo, non mi riconoscevo nelle dottrine comuniste, nell’ammirazione incondizionata di politici che applicavano regolarmente nei loro Paese metodi repressivi e antilibertari, e pertanto, pur suonando la chitarra, amando i figli dei fiori e la musica country, appartenevo alla schiera dei nemici, in buona compagnia con i cosi detti “fascisti”, ossia chi voleva distinguersi e non essere omologato, che rischiavano, se manifestavano apertamente e pacificamente le loro idee, la loro incolumità personale, semplicemente per accedere alla scuola. In quel tempo non condividere il vento dell’Est, e i regimi comunisti significava rischiare discriminazioni e magari legnate. Non rinunciai per questo a dare il mio contributo, e mi battei, come faccio tuttora, in difesa di valori fondamentali, come l’onore, la patria, la meritocrazia, il rispetto delle regole, delle istituzioni e la necessità di un ordine costituito.
Il tempo a chi avrà dato ragione? A quanti sfilavano col bavaglio sulla bocca e con la bandiera rossa tra le mani, o a coloro che si sono impegnati con senso del dovere per una vita dignitosa, libera e liberale?
La mia sarebbe una risposta di parte, ma la degenerazione morale e sociale che affliggono la società moderna affondano le loro radici in quegli anni lontani, da alcuni tanto mitizzati.

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