 |
Situazione allarmante
Da pochi giorni è stata annunciata la chiusura di uno dei negozi storici presenti in città, ubicato nella centrale, quanto ambita sotto il profilo commerciale, Via Manzoni: si tratta di “Longinotti In”, il secolare negozio di proprietà di Nicoletta e Luigi Longinotti, che hanno proseguito l’attività familiare, ma che di fronte alla crisi del settore, che non consente margini di sopravvivenza, hanno ipotizzato, loro malgrado, la cessazione dell’attività. La famiglia Longinotti e la famiglia Meschi (recentemente è mancato Angelo Meschi, figura storica nel campo dell’abbigliamento ed erede di una lunga tradizione nel campo del commercio dei tessuti), giunsero oltre un secolo fa dall’Appennino parmense per iniziare un’attività che è proseguita per decenni, e, nel caso dei Longinotti, per oltre un secolo. La notizia è grave, preoccupa e allarma, in quanto se ne va un’altra pagina della storia meratese, e perché le attività commerciali presenti nel centro cittadino cominciano a scricchiolare, non potendo far fronte alla concorrenza dei centri commerciali, pur offrendo merci di maggiore qualità e spesso un servizio di assoluta eccellenza. Il centro storico si è svuotato per il trasferimento di molte famiglie, in parte sostituite dall’arrivo di extracomunitari, poco “interessanti” però sotto il profilo commerciale per le poche disponibilità economiche, ed annovera più bar e banche che altre attività. Quelle esistenti hanno dichiarato una contrazione degli incassi, mentre altre hanno abbassato definitivamente le saracinesche. Campeggiano un po’ ovunque le scritte “Affittasi”, e i locali, un tempo utilizzati, rimangono vuoti per la difficoltà di trovare nuovi affittuari disposti ad intraprendere attività considerate ad alto rischio. La situazione meratese rispecchia quella di altri paesi della zona, e persino di città più importanti come Lecco e Monza, dove l’attrattiva è maggiore per il numero degli esercizi e la varietà dei servizi e prodotti proposti in vendita, per la loro qualità, e per la bellezza e la funzionalità dei centri storici, ben tenuti e spesso trasformati in isole pedinali, con parziale o totale divieto di circolazione. La città di Merate è da tempo ferma al palo; paga lo scotto della difficile congiuntura economica, e dei salari sempre più miseri e inadeguati all’aumento del costo della vita, ma soprattutto la miopia e l’inadeguata progettualità di chi ha governato. E’ inutile negarlo, seppure in presenza di centri commerciali sempre più numerosi, le attuali difficoltà dipendono anche da altri fattori: la mancanza di un’isola pedonale, la scarsa valorizzazione del centro storico, con particolare riguardo a Via Trento, Via Roma e Via S.Ambrogio, l’assenza di iniziative di attrazione, l’inoperosità del Castello Prinetti. La situazione è peggiorata per la scelta di autorizzare complessi commerciali più modesti, come il “Centro Le Piazze”, che regge, seppur a stento, per la vicinanza dell’ospedale e per la presenza degli uffici finanziari, e di altre simili strutture, sparse a pioggia in città e nei comuni limitrofi, che, svuotando il centro di attività un tempo fiorenti e di uffici, ha decretato la fine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo che al momento ha creato soltanto effetti negativi. Tutto questo non è successo nelle città più importanti dove l’offerta è rimasta elevata e il tessuto commerciale ha retto, per scelte politiche più oculate, come la realizzazione, nei tempi dovuti, di parcheggi, favorendo la movimentazione dei pedoni in zone protette, non condizionate dal traffico veicolare. Nello specifico Merate è stata segnata anche dalla cattiva sorte, in quanto penalizzata nel settore opere pubbliche da eventi non previsti, ma forse prevedibili, dall’impossibilità di scegliere le imprese esecutrici dei lavori, e da altri e complessi fattori. Spiace dover affrontare ancora una volta l’argomento, ma la situazione è tale da imporre nuove strategie e progetti. Nello specifico, non si può invocare a difesa di scelte o di negligenze soltanto la presenza di una concorrenza spietata, ma fermarsi a riflettere sugli errori compiuti e sulla limitatezza dei progetti realizzati, spesso privi di funzionalità, di slancio e di proposizione. Molto è dipeso dagli strumenti urbanistici, che sono stati redatti su indicazione di amministrazioni conservatrici ed incapaci di interpretare il futuro. Quello che è successo nel settore delle infrastrutture, nella viabilità, nell’ambito energetico, della raccolta e del trattamento dei rifiuti (non solo a Napoli) dimostra la pochezza di amministrazioni incapaci, limitate nelle decisioni da remore, da ignoranza o dal timore di affrontare un progresso irrefrenabile.
Dario Meschi
|