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Ultimo aggiornamento: sabato 12 gennaio 2002 - Anno 1, Nr. 33 - Settimanale

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LA STORIA INFINITA

Le dichiarazioni d'Ildefonso Valnegri, forzista storico in quel di Missaglia, componente della lista Mottadelli, presente con molteplici incarichi, in diversi periodi, della vita amministrativa comunale ed istituzionale, hanno riaperto una ferita, del resto mai rimarginata, all'interno di quel gran contenitore, multipartitico, multi ideologico e multi incasinato, che è diventato Forza Italia.
Il partito delle lotte e delle faide interne, che registra, nelle diverse realtà locali, e non solo, una lotta infinita per il controllo e la conquista dei posti che contano: quelli che garantiscono visibilità personale e gestione del potere.

Un partito che continua a vivere di luce riflessa, con grandi affermazioni elettorali, derivanti dal carisma del proprio leader indiscusso, Silvio Berlusconi, più che per la capillarità dell'organizzazione, per la presenza sul territorio e soprattutto per la capacità politica di molti, tra i suoi, rappresentanti.
Ci troviamo oggi a ripetere una storiella, che dura ormai dalla nascita del partito azzurro, e che in periodi successivi, rispolveriamo perché sempre d'attualità. Le vicissitudini organizzative legate alla necessità di creare una struttura ed un'organizzazione presente ed attiva sul territorio potevano essere giustificate e comprese nella fase iniziale della vita del movimento, caratterizzata da un consenso inaspettato ed improvviso, ma ora, che il tempo è trascorso invano, molto meno.

L'organizzazione, soprattutto periferica, non decolla, per i troppi personalismi, e le troppe ambizioni, per l'impreparazione e l'improvvisazione di molti, per la forzata convivenza d'anime diverse, che spaziano da destra a sinistra, con estrema disinvoltura e poca coerenza, laddove l'unico collante è rappresentato dal fascino del potere conquistato e da conquistare, più che da condivisioni ideali o almeno programmatiche.

Le grandi praterie conquistate con il consenso elettorale, e con un'azione di governo, in parte discutibile, ma sostanzialmente accettabile, hanno ampliato l'effetto calamita. Si sono avvicinati al partito maree di nuovi adepti, molti dei quali con riacquisita verginità. Si sono aperti armadi e ripostigli e ne sono usciti scheletri, che grazie all'occasione propizia, e ad abili lifting ideologici, hanno indossato abiti nuovi, deponendo quelli logori e lisi, con manifestazioni di dubbia fede e con cadute di stile invereconde.
Chiunque desideri una verifica, può scorrere le immagini e la cronaca della politica nostrana e nazionale, per scoprire volti e personaggi e per trarne le dovute considerazioni.

Questo grande partito, tanto amato e tanto odiato, non riesce a garantirsi una classe dirigente degna del consenso di cui dispone, rimanendo in conseguenza di ciò dipendente dal leader Berlusconi, che seppur in sentore di santità, non può clonarsi in ogni occasione, tamponando scollature e situazioni imbarazzanti, che di volta in volta, puntualmente si ripresentano.
Gli incidenti di precorso riempiono le pagine delle cronache politiche nazionali, e nei piccoli centri la situazione appare ancora più difficile.
Proprio in queste piccole realtà la lotta per l'egemonia, ancora più aspra, è condotta da minuscoli gruppi a volte familiari, o da piccole lobby, che intendono la gestione del partito come cosa propria, e che per mancanza di lungimiranza, per menefreghismo e per bieco interesse personale, nonché per scarsa visione e poco realismo politico, riescono a far parlare solo in negativo, danneggiando l'immagine del partito che rappresentano, e assai di rado, per interventi di merito nelle problematiche locali, o per impegno pubblico e perseveranza.

Quanti Coordinatori di Collegio, così sono chiamati i dirigenti territoriali locali, sono passati come meteore, e di quanti di questi potremmo ricordare il nome o qualcosa di significativo legato alla loro attività?

Nella vita dei partiti storici, ora così bistrattati, esistevano regole comportamentali morali ed etiche precise, anche i depositari di talenti dovevano, per assurgere ad incarichi pubblici, affrontare una lunga e difficile gavetta: la piramide andava scalata, gradino dopo gradino: chi ha memoria storica lo ricorda e lo rimpiange.

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