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Ultimo aggiornamento: sabato 12 gennaio 2002 - Anno 1, Nr. 33 - Settimanale

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IL PAESE SCESO DALLE NAVI

Copiamo il titolo, di questo nostro breve intervento, da un articolo di Enza Bettiza, pubblicato sul quotidiano “La Stampa”. La titolazione ha attirata la nostra attenzione consentendoci, nella lettura, di ampliare la nostra conoscenza di un paese vasto e contraddittorio, qual è l’Argentina. Un paese costituito in maggioranza da emigrati europei, tra i quali, molti nostri connazionali, che sta vivendo una crisi economica e finanziaria vastissima, e che da decenni ci ha abituati a grandi trasformazioni e a crisi che sono sembrate  sempre irrisolvibili ed irreversibili.

Uno degli ex presidenti, Raul Alfonsin, così sintetizzava la realtà del paese, ed in particolar modo la mentalità  della propria eterogenea popolazione: L’erba cresce, le vacche mangiano, i vitelli crescono. I problemi cominciano alle 7 quando si svegliano gli argentini.
La spietata citazione aiuta a comprendere questo paese il più europeo ed occidentale, sul piano etnico e culturale, delle due Americhe. Un paese che ha vissuto lo sbarco di generazioni di spagnoli, italiani, slavi adriatici ed orientali, libanesi, tedeschi, irlandesi, ed inglesi e che grazie a questo trapianto multietnico, ha vissuto grandi contraddizioni, benessere alternato ad agonie mortali, in un susseguirsi di situazioni e di eventi, spesso, incomprensibili, ma proprie di una cultura e di una mentalità, insite in questa popolazione.

Come prevedibile è scattata una formale solidarietà internazionale, guidata dai paesi ricchi, Italia compresa, che sicuramente porterà alla erogazione di aiuti  economici,  forse solo degli inutili palliativi, che non potranno incidere in una crisi dalle proporzioni bibliche, come questa, se non suffragati da cambiamenti strutturali dell’intero impianto monetario, finanziario e tributario argentino.
I paesi forti ed industrializzati potranno accettare le richieste che giungono pressanti dal governo , di congelamento del debito internazionale, se non addirittura della sua riduzione o   totale cancellazione?Per ora gli Stati Uniti, il Canada e il Messico, non sono andati oltre a generiche dichiarazioni di solidarietà, non indicando nessuna manovra concreta. La strada da seguire potrebbe essere quella della riconversione del debito mantenendo il cambio fisso, ma ad una parità diversa da quella attuale, estendendo all’Argentina un pacchetto considerevole di crediti. Lo stesso Fondo Monetario Internazionale, dopo aver promesso l’aumento di 6,5 miliardi di dollari di credito, ha ritardato la manovra lasciando colare a picco l’economia, con un’evidente contraddizione, tra quanto enunciato e quanto effettivamente attuato.

Il credito internazionale nei confronti dell’Argentina è di enormi dimensioni. Coinvolge molti paesi, molti governi, molte banche centrali, molti istituti di credito, ed anche tanti ignavi risparmiatori italiani, che affidando la gestione dei propri risparmi ai fondi di investimento, quelli obbligazionari più tranquilli, e teoricamente senza rischio, ed ai fondi pensione, rischiano ora di ritrovarsi con le tasche più vuote, grazie a strategie finanziarie internazionali di impossibile lettura.Non possiamo che augurare a tutti gli interessati, che possa prevalere il giusto equilibrio, nell’interesse non solo dell’Argentina, sola artefice dei propri problemi e del proprio dissesto economico, ma anche dei tanti piccoli investitori sparsi nei vari continenti.

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