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LA RISALITA DEI RENDIMENTI
Il 2001 è stato definito l'anno dei tagli del costo del denaro, anche se molti operatori, ne hanno beneficiato solo in parte, in
conseguenza dell'atteggiamento, quasi scandaloso, d'alcuni Istituti di credito, che ancor oggi, applicano tassi al limite dello strozzinaggio.
Le undici riduzioni dei tassi applicate dalla Federal Reserve, la
Banca Centrale degli Usa, hanno consentito di raggiungimento dell'attuale tasso dell'1,75%, il livello più basso degli ultimi quarant'anni. In questo quadro generale il nuovo anno si è
aperto con un aumento, ben auspicante, dei tassi di rendimento a medio e lungo periodo.
Il mercato si aspetta una ripresa dei tassi negli Usa sino al raggiungimento del 3,5-4%. Quest'aumento non dovrebbe
incidere negativamente sull'euro, in quanto è prevista una manovra prudente, nell'ambito di Eurolandia, da parte della Bce, che potrebbe intervenire sui tassi riducendoli, ancora di
25 o 50 centesimi, nel primo trimestre dell'anno, arrivando in primavera al 2,75%.
In questo scenario c'è attesa per la prima asta dei Bot del 2002, in programma proprio in questo mese di gennaio, con
l'emissione dei titoli trimestrali ed annuali che, come avevamo già segnalato in un precedente intervento, già avevano registrato aumenti dei rendimenti, alla fine dell'anno scorso, superando la soglia psicologica
del 3%, lasciando, quindi, ben sperare per il futuro.
In ogni modo i segnali che i rendimenti possono iniziare a risalire continuano ad arrivare: le ultime aste
di Ctz e Btp ne offrono conferma, unitamente al mercato obbligazionario a media e lunga scadenza. I Ctz, a 24, mesi sono passati dal 3,45 al 3,71%. I Btp triennali sono saliti dal 3,71 al 3,91%, i
decennali dallo 4,92 al 5,15%: tutti rendimenti lordi. Sono andati in leggera controtendenza i Cct settennali, scesi al 3,31 contro il precedente 3,39%, e
secondo il parere degli esperti del reddito fisso questo calo non sarà duraturo, anzi nei prossimi mesi l'investimento in titoli a tasso variabile, sarà sempre più consigliabile.
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