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Eccesso di protagonismo
I giudici Forleo e De Magistris sono diventati dei personaggi televisivi, la loro presenza in Tv, le loro dichiarazioni, le accuse e le preoccupazioni per l'incerto futuro e la sicurezza, fanno audience, mettendo in risalto il disagio che esiste nella Magistratura, soprattutto nei confronti del sistema politico. Le vicende che riguardano i due magistrati sono note e non è il caso di riprenderle ancora una volta, anche se alcune affermazioni, come quella pronunciata dalla Forleo, "lo Stato mi vuole morta", o la richiesta provocatoria di rinunciare alla scorta, sono forti, drammatiche, e inquietanti I magistrati hanno dimostrato la capacità di "bucare" lo schermo, trasformando, in un eccesso di protagonismo, le vicende giudiziarie e lo scontro tra la politica, il ministro della Giustizia e la Magistratura, in una contrapposizione aperta, dimostrando doti di comunicazione non indifferenti. Quando il gip di Milano pronuncia la frase, "I pericoli che corro non arrivano dalla piazza ma dalle istituzioni", nello steso tempo in cui il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, chiede più sobrietà ai colleghi magistrati, rispetto alle dichiarazioni rilasciate alla stampa, si apre un "caso", forse senza precedenti della stessa gravità.
Clementina Forleo
La Forleo non pronuncia nessun nome, e lascia tutto nell'ombra quasi volesse discreditare tutti senza attaccare nessuno, forse per timore, per lanciare un attacco a qualcuno in particolare, o per screditare l'intero mondo politico che già vive una stagione di profonda crisi? Le accuse non giungono da un cittadino qualunque, ma da chi gestisce inchieste delicate, e, non formulare nomi e cognomi, rischia di diffondere un malessere e un sentimento di sfiducia che potrebbe mettere in crisi l'intero sistema. La Forleo menziona genericamente alcuni ambienti dell'Arma, ("condotte commissive ed omissive da parte di taluni carabinieri, deputati alla mia protezione, sulle quali ho già riferito ai vertici dell'arma senza aver nessun tipo di riscontro"), senza però precisare specifiche responsabilità, e nonostante il gip abbia il compito di ricostruire i fatti, non vi sono volti o elementi su cui esprimere un giudizio. L'accusa generica rivolta alle istituzioni stona, e non produce nulla di produttivo, ma anzi alimenta la confusione e turba un'opinione politica già perplessa e delusa da tutti gli attori delle istituzioni, giudici compresi. Il fatto è grave, e se le "istituzioni" di cui parla non sono rappresentate dal governo e dai suoi rappresentanti, andrebbero iscritti, nell'ipotetico registro degli "indagati", il Presidente della Repubblica, il Csm, e la Corte costituzionale, in una degenerazione qualunquistica degna del peggiore e bieco reazionario. Un magistrato dovrebbe fare chiarezza, misurare le sue parole, mantenendo un'inderogabile discrezione, diversamente tutto potrebbe essere assimilato al teatrino della politica e dello spettacolo, che tutti criticano, quasi non ne facessero parte, ma alimentano nello stesso tempo, con iniziative ed atteggiamenti a dir poco censurabili. Le ragioni urlate, che giungono da ogni parte, sono segno di decadimento e dovrebbero far riflettere sullo stato di salute dell'intero "sistema", sull'imbarbarimento di chi governa, od occupa i posti chiave negli organismi istituzionali, ossia le cariche più ambite dell'ordinamento repubblicano. Evidentemente non è giusto generalizzare, e, se esistono personaggi di specchiata condotta e moralità, si diffondono sempre più gli "urlatori solitari", con il pessimo risultato di non offrire un buon esempio di equilibrio e di rispetto per il ruolo che ciascuno riveste. Anzi, al contrario, sarebbe necessario affermare con determinazione i valori e i principi etici, e morali, insiti nella Costituzione, patrimonio culturale e politico del nostro popolo. Per evitare il caos, i personalismi, ed ogni altro atteggiamento deleterio o deviante, occorre dimostrare assoluta moralità, e la capacità di discrezione, mantenendo, come regola, la bocca chiusa.
Dario Meschi
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