Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 4 novembre 2007 - Anno 7 - Nr. 41

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Agenda 21 e sviluppo

Sezione#2_1Agenda 21, ossia l'Agenda del ventunesimo secolo, nata dalla Conferenza dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, nasce a Rio de Janeiro nel '92 al fine di promuovere uno sviluppo sensibile e compatibilmente corretto sotto il profilo ecologico e della tutela ambientale.
In conseguenza di questo importante avvenimento, che, iniziando a porre degli obiettivi comuni, ha richiamato i governi all'assunzione di maggiore responsabilità nei confronti della natura e dell'uomo, nel meratese 14 comuni hanno deciso di affrontare insieme le tematiche dello sviluppo, della crescita compatibile e recentemente del risparmio energetico, per migliorare la qualità di vita dei cittadini.
L'iniziativa, lodevole sotto il profilo dei buoni propositi, non sempre ha ottenuto i risultati desiderati, ma ha segnato un punto di partenza per un modo diverso di affrontare il futuro. Spesso ai buoni proponimenti sono seguite scelte discutibili, e basta attraversare la Brianza per rendersi conto dello scempio che è stato perpetrato per la volontà di sindaci troppo permissivi e compiacenti.
Difendere l'ambiente non è prerogativa di nessuna forza politica, ma di tutti i cittadini. Non esiste l'ecologista di sinistra e nemmeno quello di destra, e la sensibilità e la coscienza ambientale è diffusa un po' ovunque, in tutte le persone di buon senso, e spesso anche tra quanti operano nel settore delle costruzioni.
Le amministrazioni comunali, chiamate a rispondere delle loro scelte, si accaniscono contro i costruttori, che, a loro dire e per vezzo popolare, costruirebbero perfino sulla cima del Monte Bianco, nel tentativo, poco nobile, di nascondere le vere responsabilità, che appartengono alla politica e a chi sceglie ed approva gli strumenti urbanistici.
La caccia all'untore è facile, comoda e conveniente, distrae, individua un nemico e mette al sicuro i veri responsabili, ma è e rimane poco convincente e credibile, e basta attraversare il territorio per prendere atto di quanto è successo, e capire la differenza esistente tra un comune e un altro, e tutto ciò dovrebbe far riflettere sulle specifiche responsabilità di un sindaco rispetto ad un collega, magari Del comune limitrofo. Recentemente si elencavano sulla stampa locale i comuni dove si è costruito troppo, ma anche quelli più virtuosi in cui è prevalsa la prudenza. Non stiamo a compilare la lista dei buoni e dei cattivi, un'incombenza che lasciamo ad altri, ma è palese la corresponsabilità di tutte le amministrazioni e degli enti superiori che non hanno saputo coordinare lo sviluppo imponendo regole precise e inderogabili.
Prendendo in considerazione Merate, la città riferimento di questa parte di territorio, dobbiamo dare atto all'amministrazione Albani di aver avuto il coraggio di decidere per invertire una tendenza che avrebbe potuto provocare ulteriori danni all'ambiente. I buoni i propositi, e questo a nostro parere potrebbe essere un grave errore, si sono però tradotti in scelte estreme, dalle quali potrebbero conseguire problematiche di una certa rilevanza. L'attenzione dimostrata nei confronti del territorio a nord del comune, con l'inserimento di questa parte di territorio nel Parco Adda Nord potrebbe dimostrarsi utile, ma anche dannosa e nociva per i residenti, e, se è legittimo e condivisibile porre dei paletti e dei vincoli, non è altrettanto convincente la scelta komeinista di bloccare tutto, rendendo difficile, se non impossibile, ogni intervento di ristrutturazione di modesto ampliamento o di riqualificazione urbanistica.
Le politiche del fare e del negare, laddove eccedono non possono che dimostrarsi nocive e sconvenienti e pertanto la giunta Albani ha esagerato, dando un esempio ad altre amministrazioni, ma creando disagi e limiti drastici a due intere e popolate frazioni.
Albani, ricordava in un suo recente intervento, le sue origini e le grandi idealità cattoliche e socialiste, che seppero promuovere lo sviluppo contribuendo alla crescita del nostro Paese, dimenticando però la diversa funzione che la politica svolge attualmente, tra la memoria di un passato, in cui la necessità e il desiderio di progredire lasciavano spazio l'intraprendenza pubblica e privata, seppur con il grave limite di non aver programmato le necessarie infrastrutture, e il presente, dove dovrebbe prevalere la conservazione e il miglioramento dell'impianto urbanistico esistente. Gli errori furono compiuti in passato, si compiono tuttora, nessuno possiede una ricetta magica, ma l'esperienza dovrebbe aver insegnato qualcosa: le scelte drastiche non sempre si conciliano con le attese e le effettive necessità della gente e pertanto dovrebbero essere soppesate e non decise per istinto o vendetta.

Dario Meschi

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