L'osservatorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 4 novembre 2007 - Anno 7 - Nr. 41

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Basta: la misura è colma!

Basta: la misura è colma! Il Presidente Prodi, unitamente alla maggioranza che lo sostiene (?), offre, giorno dopo giorno, uno spettacolo desolante del proprio agire e delle divisioni esistenti in un gruppo in cui sono confluite anime politiche diverse e contrastanti tra loro, unite soltanto dal desiderio di mantenere il potere, impedendo così agli avversari, ed in particolare a Silvio Berlusconi, di tornare a governare.
Quanto sta accadendo non sarebbe degno di commento, ma, per dovere di cronaca, per indole e per istinto, non possiamo esimerci dal ritornare in argomento.
Dopo la lite tra le due comari, i ministri Mastella e Di Pietro, indegna in un Paese civile, che avrebbe indotto, in qualsiasi altra Nazione, alle dimissioni di uno o di entrambi i contendenti, sorta in merito all'inchiesta condotta dalla Procura di Catanzaro, con l'emissione di 24 avvisi di garanzia ad altrettanti esponenti politici calabresi, al capo di stato maggiore della Guardia di Finanza, ad alcuni imprenditori, per intrecci tra un presunto comitato d'affari, che gestiva fondi europei, e una loggia massonica con sede a San Marino, con il coinvolgimento del premier Romano Prodi e del ministro della Giustizia Mastella, mancava solo la lite, tra i due leader, degenerata in rissa.
Lo scontro è stato tale da far presagire l'abbandono dal governo di uno o dell'altro esponente politico, ma per amore di poltrona, grazie ad una ridicola e poca convincente solidarietà, espressa ad entrambi dall'esecutivo, tutto è rientrato non eliminando, ma al contrario alimentando sia i veleni, sia gli attriti.

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Romano Prodi

In un momento politico così difficile per il governo, alle prese con l'esame di una legge Finanziaria, contro la quale sono stati presentati migliaia di emendamenti, in maggioranza dagli stessi esponenti del centrosinistra, sorretto ancora una volta dai senatori a vita, mancava soltanto la sfiducia al presidente della Rai Petruccioli, votata dal centrodestra in buona compagnia con i rappresentanti dell'Udeur, dell'Italia dei valori e della Rosa del pugno, dimostrando come, almeno in quest'occasione, i due ministri nemici abbiano trovato l'accordo.
Mentre gli italiani attendono risposte alla loro richiesta di sicurezza, di lavoro e di una legislazione fiscale meno aggressiva, dobbiamo registrare, finalmente, un grande "successo" del governo Prodi, che, per contrastare il dilagare degli eventi criminosi (omicidi, furti, rapine, sfruttamento della prostituzione e violenze di ogni altro tipo), compiuti in gran parte da extracomunitari, e in particolare da rumeni ed albanesi, ha raggiunto un accordo con le autorità di Bucarest. Infatti, il ministro degli Interni rumeno, in considerazione delle pressanti richieste italiane, ha espresso piena e completa disponibilità, aumentando e addirittura raddoppiandolo, il numero dei militari che collaboreranno con le autorità italiane per debellare l'increscioso fenomeno. A rendere ancor più comica e grottesca la drammatica situazione è intervenuto anche il sindaco di Roma Veltroni, che ha trasmesso in diretta televisiva un messaggio alla Romania manifestando sdegno, e lamentando l'esistenza di un "flusso migratorio, ormai insopportabile".
Gli uomini provenienti dall'Est destinati alla lotta contro la criminalità da cinque sono diventati dieci: un gran colpo! Purtroppo non si tratta di una barzelletta, ma della cruda realtà, la peggiore risposta alle centinaia di migliaia di persone che hanno sfilato sotto le bandiere di AN, e a quanti vivono il disagio della violenza e dell'insicurezza, e contro tutti gli italiani indignati per il barbaro omicidio della donna romana.
L'impegno di quanti si sono prestati per il raggiungimento di un risultato tanto lusinghiero andrà premiato, e magari gli aerei delle gloriose Frecce tricolori potrebbero solcare i cieli della capitale e quelli dell'ex paese comunista in segno di imperituro ringraziamento.
Il governo tira a campare come può; modifica la legge Bossi-Fini ed apre le frontiere a tutti i diseredati privi di lavoro e di mezzi di sostentamento, per poi comprendere la nefandezza delle sue scelte e cercare tardivi rimedi o le presunte responsabilità di chi li ha preceduti, soddisfatto di aver raddoppiato oltre agli agenti stranieri in Italia anche i prezzi, le bollette, ma non le pensioni, i salari e gli stipendi.
Qualcuno potrebbe accusarci di scontato qualunquismo e di partigianeria, perché siamo sempre pronti ad una critica preconcetta e poca costruttiva, noi evidentemente siamo convinti dell'esatto contrario, ed anzi riteniamo sia giunta l'ora di dire basta, urlandolo in tutte le contrade, perché convinti, di fronte ai cinque nuovi agenti rumeni che dovranno controllare più di una regione del Nord, che poco non sia affatto meglio di niente, soprattutto quando in gioco vi è l'ordine e la difesa dei valori nazionali.

Dario Meschi

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