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Il necrologio
Quattrocento esperti, nel compilare il rapporto annuale dell'Onu, hanno sancito l'approssimarsi della fine del mondo. Un annuncio male augurante, che ci costringe ad incrociare le dita, e ad altri gesti scaramantici, segnale però dello stato preoccupante di salute in cui versa il pianeta: ghiacciai che si sciolgono, fiumi prosciugati, aumento incontrollato della popolazione e delle zone desertiche, incendi apocalittici, uragani, inondazioni e maremoti, specie animali e floreali in via d'estinzione. La situazione è giunta ad un momento di non ritorno, o esiste ancora la possibilità di rimediare? Per quale calamità dovremo soccombere? Dobbiamo rassegnarci, o il severo ammonimento costringerà i governi planetari ad assumere, definitivamente, delle politiche ambientali adeguate alle necessità? In uno scenario così apocalittico tutto il resto non conta. I problemi economici e la politica nazionale passano in secondo piano, a nessuno più importa del Partito democratico, di Walter Veltroni o di Silvio Berlusconi, perché bisogna salvare la pelle. Al pessimismo della ferale notizia non rimane che la rassegnazione o la speranza, o meglio ancora la volontà di reagire, se necessario, rinunciando al benessere. Per ironia della sorte ma soprattutto per diverse motivazioni sociali, politiche ed economiche, mentre gli occidentali affrontano il problema della scarsa natalità, e dell'invasione degli extracomunitari, i popoli in via di sviluppo si moltiplicano come cavallette, e mirano ad un benessere consumistico destinato ad inquinare l'aria, l'acqua e il sottosuolo fino a distruggere la vita. Il rapporto compilato non da un isolato e ideologicizzato ministro della Repubblica italiana, ma da scienziati poco propensi alle facezie, richiama i popoli del mondo ad un'importante riflessione, al punto che ormai tutti i politici, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, si dichiarano ambientalisti, e come tali favorevoli a drastiche politiche di controllo ambientale: sta accadendo negli Stati Uniti, dove i candidati alla presidenza, all'unisono si sono dichiarati favorevoli alla tutela ambientale, o come sostengono le maggiori potenze mondiali che, almeno a parole, si dichiarano disponibili ad ogni sorta di sacrificio, per poi, come ha fatto Putin, rilanciare una politica di difesa nucleare in contrasto con quella, il potenziamento dello scudo spaziale, già deliberata dagli Usa. In un recente film "Un'impresa da Dio" si è prospettata la costruzione di una nuova arca di Noè, per salvare la specie umana, quella animale e vegetale, dalla speculazione edilizia e dalla lottizzazione selvaggia: la divertente commedia contribuirà a far ragionare i governi, o come tale sarà presto dimenticata, quasi non si trattasse di un'attuale e drammatica problematica? Il catastrofismo imperante prospetta l'innalzamento dei mari, che potrebbero inondare intere regioni, e il primo pensiero che tormenterà gli italiani riguarderà la scomparsa delle spiagge e delle dune, ma anche la perdita del bilocale fronte mare acquistato a fronte di tanti sacrifici. La nostra non vuol apparire come un'ironia fuori luogo, ma al contrario è pura e semplice disperazione: è la consapevolezza della futilità della vita spesa ad accumulare beni che saranno travolti dalle acque, dal fuoco, da qualche meteorite, o ben che vada da eredi dissoluti, o chissà da quale altra causa; ed è la rassegnazione che consegue all'impotenza di fronte a politiche tese esclusivamente all'arricchimento di pochi privilegiati, magari celati dietro i colossali interessi di multinazionali, senza anima né corpo. Non poter incidere, non individuare un colpevole, sconcerta, anche se in fondo la dissolutezza appartiene a tutta l'umanità, e nessuno può ritenersi esente da responsabilità, perché in realtà nessuno vuole per davvero rinunciare ad un benessere conquistato con innumerevoli sacrifici. In questo quadro disfattista si segnalano casi limite, come quello di alcuni sindaci, come Battista Albani, un novello Davide che combatte contro Golia, istigando a non rispettare le regole: invocando dapprima il blocco del traffico per diminuire la contaminazione dell'aria, ma pretendendo poi di far circolare veicoli ormai obsoleti e degni soltanto della rottamazione. I politici, è noto, promettono miracoli che spesso non sono in grado di compiere, e nel gioco perverso del potere, confondono la tragica realtà con la finzione o con una scena allegorica da teatrino delle marionette. Per sopravvivere senza angosce, sarebbe meglio chiudere gli occhi e lasciarsi andare, magari deridendo o semplicemente ignorando il parere degli scienziati, che, per troppo studio ed intelligenza, potrebbero aver mischiato il sacro con il profano, confondendo la difficile realtà con la fantascienza, oppure vivendo con la stessa fede o con lo stesso fanatismo dei kamikaze, o con la lucida follia degli eroi disposti a morire per un ideale. Molti potrebbero infischiarsene, facendo spallucce, sostenuti dalla consapevolezza che la vita è breve ed è meglio godersela senza pensare di modificare sistemi incontrollabili. Altri, sorretti dalla fede, confideranno in una nuova esperienza di vita dopo la morte, ed altri ancora, più pratici e materialisti, continueranno imperterriti a vivere alla giornata nella consapevolezza che….. "ogni lasciata è persa", mentre i politici non smetterebbero di fingere, continuando a credere nell'esistenza di una soluzione facile da raggiungere, magari senza modificare lo stato delle cose, o forse, semplicemente, con l'emanazione di un nuovo Decreto.
GM
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