Ambiente e territorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 4 novembre 2007 - Anno 7 - Nr. 41

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L'atomo di pace

Il dibattito sul tema dell'energia nucleare continua ad essere al centro del confronto politico e di quello scientifico. Il referendum abrogativo del 1987 ha sancito nel nostro Paese l'abbandono del ricorso al nucleare come forma d'approvvigionamento energetico, e mentre in Italia questa possibilità è stata messa al bando perché ritenuta pericolosa, nel resto del mondo si è continuato a costruire nuove centrali.
I dati riferiti al 2005 informano dell'esistenza nel mondo di 443 centrali nucleari operative, suddivise in 31 diverse Nazioni. Attualmente la produzione di energia prodotta è pari al 17% dell'intero fabbisogno planetario, ed è derivante da strutture di diversa potenza, da 40 a 1000 Mv, che hanno una vita relativamente breve, infatti, possono durare da 40 a 50 anni.
L'atomo affascina, ma spaventa, per i problemi derivanti dalla radioattività e per la presunta insicurezza del processo nucleare: durante l'esercizio ogni impianto rilascia nell'ambiente una quantità di radiazioni molto bassa, pari a circa 0,2 millirem l'anno, mentre il totale delle radiazioni di origine artificiale ammonta a 67, mentre quello dovuto alla radioattività naturale è pari a 123 millirem.
Le centrali a fissione nucleare rispettano standard di sicurezza di livello molto elevato e normalmente, soprattutto le più recenti, dispongono di un ottimo bagaglio tecnologico per la gestione di tutti i processi produttivi.

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In Italia il governo e i partiti politici di entrambi gli schieramenti sono ancora critici sul ritorno al nucleare, anche se le posizioni sono differenti e stanno in parte cambiando. Molti non hanno assunto una posizione precisa: alcuni, in particolare i verdi, negano con preconcetta veemenza il ritorno all'atomo, altri ancora si dichiarano più aperti all'approfondimento e al possibile cambio di indirizzo. Tra questi, una chiara posizione è stata assunta da Alleanza Nazionale che si appresta a presentare una nuova proposta legislativa per costruire nuove centrali nucleari.
Pur dovendo affrontare alcuni contrasti interni, in particolare con gli ex ministri Alemanno e Matteoli ed altri parlamentari del partito, il presidente di AN ha deciso di sostenere il ritorno al nucleare, ed ha elaborato una proposta di legge per la costruzione di nuove centrali, primo firmatario Adolfo Urso, secondo lo stesso Fini, terzo Ignazio la Russa. Il testo della proposta sarà esaminato dalla Commissione Attività produttive della Camera per poi proseguire il suo iter parlamentare certamente travagliato.
La coraggiosa presa di posizione di AN è contenuta in una sorta di manifesto dell'eco-destra, in cui ha un ruolo fondamentale l'"atomo di pace", considerato la fonte di energia verde per eccellenza, in grado di rendere più autonomo il nostro Paese nel settore, offrendo più opportunità al mondo imprenditoriale, e favorendo il rispetto del tanto contestato trattato di Kyoto.
La filosofia di An, che contrasta nettamente con quella dei verdi, della sinistra radicale e dei no global, aprirà un ampio e serrato dibattito sulla tematica, rischiando di provocare un vero e proprio sconquasso, e, se non troverà il conforto della maggioranza delle forze politiche presenti in entrambi gli schieramenti, non potrà che naufragare. Per raggiungere l'obiettivo dovranno essere superati molti ostacoli, tra questi la dura reazione degli ambientalisti, e di quanti si battono ancor oggi per fermare il progresso, e quindi l'alta velocità ferroviaria, le nuove autostrade, ed ogni altra infrastruttura pubblica necessaria per progredire, mantenendo uno standard paragonabile agli altri Paesi europei.
Per mitigare le reazioni delle amministrazioni e della popolazione interessate dalle nuove scelte, che saranno influenzate, condizionate e strumentalizzate da quanti ritengono l'atomo una vera sciagura, si dovranno attuare capillari campagne informative, in grado di fornire tutte le rassicurazioni del caso, affermando e verificando l'assolata sicurezza dei nuovi impianti. Inoltre, dovranno essere introdotte politiche a favore dei comuni che "coraggiosamente" ospiteranno le centrali, magari con l'eliminazione del pagamento dell'Ici, della Tarsu e della tassa di smaltimento rifiuti, e con una congrua riduzione della tassazione sul reddito famigliare.
Il progresso è inarrestabile, la scienza compie continuamente nuove ed imprevedibili scoperte, offrendo possibilità di vita migliore, ma alimentando il panico tra i "conservatori". Ed è giusto, di fronte alle novità, diffidare e pretendere chiarezza, trasparenza e sicurezza, non dimenticando però l'evoluzione che è stata compiuta nell'ambito della produzione dell'energia nucleare. Del resto, non possiamo dimenticare che già conviviamo con gli impianti nucleari costruiti a pochi chilometri dai confini nazionali, in grado, in una visione apocalittica e tragica del futuro, di provocare gli stessi danni delle centrali eventualmente costruite sul nostro territorio nazionale.

Dario Meschi

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