Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 27 ottobre 2007 - Anno 7 - Nr. 40

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Il governo della crisi

Sezione#2_1L'attuale esecutivo, guidato dal Presidente Romano Prodi, passerà alla storia come il governo della crisi economica. Infatti, oltre all'incoerenza politica dimostrata in più di una occasione, nelle ormai consuete contrapposizioni tra alleati, nelle dichiarazioni contraddittorie, negli annunci solenni spesso smentiti, nei tesoretti ipotizzati, accresciuti o sminuiti secondo convenienza, e dall'esito sempre incerto, nelle riduzioni fasulle delle imposte e a quant'altro promesso e non mantenuto, sarà ricordato per la crisi economica che sta causando per l'incapacità dimostrata, in un Paese ormai deluso e allo stremo, martoriato dalla pressione fiscale e privato di competitività, di entusiasmo e di voglia d'intraprendere.
La depressione economica incombe: il malessere si riscontra nella contrazione dei consumi, nelle cinghie dei pantaloni sempre più tirate, nella difficoltà di giungere alla fine del mese, nella chiusura di numerose attività commerciali, nell'aumento dei cartelli con la scritta "Affittasi", e nel malumore generale che accomuna gli italiani, anche tra i sostenitori del centrosinistra, e mai un governo della Repubblica aveva suscitato uno scontento così diffuso, raggiungendo un indice di gradimento così basso.
Del resto, è noto: le bugie hanno sempre le gambe corte, e la resa dei conti è quindi inevitabile. I provvedimenti disastrosi adottati, come l'indulto e la modifica della legge Bossi-Fini sull'immigrazione, il cambiamento della legge Biagi, l'incapacità di affrontare la riforma pensionistica, la volontà di espropriare le casse previdenziali private per farle confluire nel calderone dell'Inps, la mancanza di una politica sociale veramente incidente a favore dei lavoratori dipendenti e delle classi meno abbienti, hanno segnato il futuro di questo governo, facendo rimpiangere il precedente che, nonostante le attese, non aveva di certo brillato, seppur non scadendo di tono come l'attuale.
Persino il persecutore dei contribuenti Visco ha parlato di decadimento economico e di una pressione fiscale senza precedenti, quasi si trattasse di un oppositore e non di uno dei tre famigerati gabellieri, in buona compagnia con Tommaso Padoa Schioppa e Bersani.
La faccia tosta dei governanti non ha limiti, al punto di aver promesso interventi a favore delle imprese, come la riduzione dell'Ires, dal 33 al 28%, allargando però la base imponibile, non consentendo, tra l'altro, la detrazione degli interessi passivi, penalizzando così il maggior numero delle imprese che operano sia con mezzi propri, sia con i finanziamenti erogati dalle banche, vietando anche gli ammortamenti anticipati, prima consentiti, e introducendo chissà quali altri balzelli in fase di approvazione definitiva nella Finanziaria.
Sulla legge risanatrice (è evidentemente un eufemismo) del bilancio statale si sono già espressi negativamente il governatore della Banca d'Italia, la Corte dei Conti, e la Commissione europea, dimostrando all'unisono la necessità di provvedimenti più rigorosi, come la riduzione organica della spesa pubblica, l'eliminazione degli sprechi, degli stipendi da nababbi, e di tutti i privilegi elargiti a larga mano in ogni contrada d'Italia, agli amici e conoscenti, per alimentare il sotto potere, non trascurando però parenti, amici ed affini, pur di raccogliere consenso e poter continuare imperterriti a governare contro tutti i costi.
Un tempo, quando la parola onore aveva un significato preciso, etico, morale, e pertanto condizionante, tutto ciò non sarebbe successo: chi commetteva errori era esemplarmente punito, esposto al pubblico ludibrio, e spesso per mendare la propria coscienza preferiva rifuggire dallo scandalo, preferendo abbandonarsi ad atti inconsulti. Purtroppo nell'odierna società, dove tutto è permesso o tollerato, la politica non è più intesa come una nobile missione, ma solo come un mestiere o un modo come un altro per sopravvivere…. alla grande s'intende!

Dario Meschi

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