L'osservatorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 27 ottobre 2007 - Anno 7 - Nr. 40

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Le invettive di Mastella

Mentre il governo Prodi boccheggia, tirando a campare, a volte anche indegnamente, e lo stesso premier sembra aver perso la verve e l'abituale sorriso, e l'antipolitica è sempre più diffusa tra la gente, tutto procede come se nulla fosse.
Le divisioni tra le formazioni che sostengono il governo appaiono sempre più evidenti, al punto che la sinistra radicale, nonostante presenzi con regolarità alle riunioni del consiglio dei ministri, approvando, o limitandosi all'astensione, tutti i provvedimenti, anche i più antipopolari, ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone per protestare contro il welfare: un'evidente contraddizione, in quanto esponenti della maggioranza, e addirittura alcuni ministri in carica, hanno protestato contro il governo che continuano a sostenere.
La coesione tra i partiti della maggioranza è tale da consentire il linciaggio di un ministro della Repubblica, al centro di attacchi sempre più veementi, senza che nessuno dei colleghi intervenga per dichiarare solidarietà o difendere le ragioni del contestato, ed ora anche indagato, esponente politico.

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Clemente Mastella

L'inchiesta, condotta dalla Procura di Catanzaro, il 18 giugno scorso aveva portato all'emissione di 24 avvisi di garanzia ad esponenti politici calabresi, al capo di stato maggiore della Guardia di Finanza, e ad alcuni imprenditori.
Il ministro della Giustizia, rimasto isolato, malvisto da numerosi alleati e messo alla berlina in alcune trasmissioni televisive, non accettando il gioco al massacro, è sbottato e si è indignato, lanciando pericolosi avvertimenti, e sostenendo con fermezza: "Così non si va avanti, meglio votare a primavera Nei miei confronti solo fango, sono tranquillo e non chiamerò l'avvocato".
Il Guardasigilli, iscritto nel registro degli indagati, ha ottenuto la solidarietà dei soli ex amici dell'Udc, e addirittura è stato duramente attaccato dal collega Di Pietro, ed è stato indagato proprio dal pubblico ministero De Magistris, ora esautorato dall'inchiesta, del quale aveva chiesto il trasferimento dando luogo ad un procedimento disciplinare. Un fatto tanto grave da mettere in risalto lo scontro tra i poteri forti dello Stato, quasi si volesse affermare la supremazia di una parte nei confronti dell'altra. Una circostanza incresciosa, che discredita i protagonisti e soprattutto le istituzioni, inducendo alla critica e alla diffusione del malcontento.
Uno spettacolo tanto tragico e grottesco non si era mai visto prima, e potrebbe essere ammesso soltanto nella Repubblica delle banane, se si considera inoltre che nello stesso imbarazzante registro compare, tra gli altri, anche il nome del presidente del Consiglio Romano Prodi, per alcune telefonate intercorse con personaggi coinvolti nell'indagine, e immediate furono le reazioni sull'uso delle intercettazioni telefoniche, che coinvolsero i protagonisti fino ad arrivare al Csm.
Di fronte a questa tragicomica vicenda non è possibile far finta di niente, e sorprende l'atteggiamento dei protagonisti; nessuno di questi, infatti ha preso in considerazione l'opportunità di dimettersi dall'incarico, ma anzi ha sollevato gli scudi, imbracciando le armi a disposizione, pronto a lanciare i propri dardi.
L'Udeur ha già annunciato un ultimatum, minacciando l'abbandono dell'aula del Senato durante la discussione della Finanziaria, mentre nell'Unione tutti tacciono, Di Pietro s'indigna e attacca Mastella, e la destra di Storace, voce isolata nell'ambito dello schieramento del centrodestra, invoca le dimissioni.
Nella capitale si respira un'aria greve, di crisi. Il governo potrebbe cadere già sulla legge Finanziaria lasciando finalmente la parola agli elettori: del resto in una situazione di coma irreversibile come l'attuale, non si possono intravedere altre soluzioni se non il ricorso alle urne.

Dario Meschi

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