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Dalla terra alla luna
Mentre il governo Prodi non ha ancora chiarito l'entità del tesoretto, pur avendolo già destinato a nuove spese, a Lurago d'Erba, piccolo comune della provincia di Como, il sindaco di Forza Italia, Rinaldo Mario Redaelli, ha deciso di utilizzare l'avanzo di bilancio, pari a quasi 98 mila euro, destinandolo alle fasce più deboli e quindi ad anziani e pensionati, riuscendo anche a diminuire l'Ici. Il piccolo comune, che si è dimostrato una mosca bianca nell'ambito delle municipalità lombarde, ha dato così un'impronta diversa alla fiscalità locale. Se l'esempio della nobile iniziativa fosse imitato, e si estendesse a macchia d'olio, si avvierebbe un processo virtuoso in grado di aiutare i più bisognosi, e questo grazie ad un'oculata amministrazione, capace di evitare spese inutili o la realizzazione di cattedrali nel deserto, com'è successo altrove, ed è significativo costatare come in questa provincia il caso in questione sembrerebbe l'unico finora registrato. Il primo cittadino di Lurago ha dimostrato di avere le idee chiare, e profittando della possibilità riservata ai comuni con popolazione inferiore a 5 mila abitanti, esentati dal patto di stabilità che detta regole ferree in materia di reimpiego dell'avanzo, ha colto l'occasione meritando il plauso dei suoi concittadini. La concretezza brianzola ha evidenziato la differenza culturale, etica e politica presente tra i lombardi, pratici e laboriosi, e la politica romana. Il tesoretto sarà distribuito mediante un bando a circa 200, tra i più bisognosi, tra i 1200 pensionati residenti nel paese, ed evidentemente chi percepisce pensioni dignitose sarà escluso per favorire i percettori "delle "minime" e i casi più disagiati. La notizia ha destato sorpresa ed interesse, facendo riflettere sulle politiche intraprese dalla gran parte delle municipalità, e il pensiero è corso inevitabilmente alla situazione meratese, dove il sindaco Albani, abituato, sin dal suo insediamento, ad avanzi di bilancio di parecchie centinaia di migliaia di euro, invece di diminuire le imposte ha aumentato l'Ici ed ha introdotto un'ignobile, quanto antipopolare, addizionale Irpef. Probabilmente a Lurago d'Erba non si sono intraprese grandi opere, non sono fallite le imprese appaltatrici che hanno vinto gli appalti, e soprattutto non si sono stravolte le iniziate in corso di realizzazione com'è invece successo a Merate, e gli assessori comunali si sono dimostrati più solerti nell'adempimento dei loro incarichi. Gli esempi di un'attività amministrativa poco attenta ed oculata non mancano di certo in città, basti ricordare le negligenze dimostrate durante le emergenze invernali, come la mancanza di adeguati mezzi per spalare la neve, o la carenza di sale per contrastare il ghiaccio, lo stato delle strade, dei parchi (in alcuni casi è un eufemismo considerarli tali), delle fognature, della distribuzione dei servizi. L'incapacità nell'organizzazione di manifestazioni in grado di rilanciare il ruolo della città di riferimento del territorio, limitando le attività al minimo senza slanci, né idee. Del resto che cosa si può mai pretendere da un'amministrazione comunale quando un suo rappresentante, l'assessore ai lavori pubblici Pierpaolo Arlati, sconcerta e indigna i suoi amministrati con dichiarazioni imprudenti, sostenendo, come ha fatto, dopo due anni e mezzo dall'inizio del suo mandato, argomentando in merito al cantiere aperto come una ferita sull'aria di Via Cazzaniga, di non sapere cosa fare dei locali che si andranno, speriamo il più presto possibile, ad ultimare, chiedendo, nel torpore dei suoi pensieri, lumi, idee e proposte ai cittadini, quasi non avesse avuto il tempo, in compagnia degli altri colleghi di giunta, per trovare delle soluzioni accettabili. Di fronte a simili inaudite e sconcertanti affermazioni è imbarazzante esprimere qualsiasi commento, e la distanza tra Merate e Lurago d'Erba, di circa 25 chilometri, sembra enorme, addirittura come quella che divide la terra alla luna.
Dario Meschi
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