Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 22 settembre 2007 - Anno 7 - Nr. 35

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La verità di Alberico

Sezione#2_1Nonostante la giunta lecchese si stia nuovamente compattando, e Giulio Boscagni svolga diligentemente il proprio compito di commissario, nel tentativo di porre fine ai litigi presenti in Forza Italia, infuriano ancora le polemiche: non convince il ricorso a personaggi estranei alla città per ricoprire importanti cariche di giunta, e le motivazioni degli attriti presenti all’interno del movimento azzurro e tra i partiti del centrodestra, sembrano non trovare una risoluzione. 
Bruno Colombo, in crisi d’astinenza (politica), galvanizzato dalla nomina a Direttore nazionale organizzativo del territorio per i Circoli della Libertà, frequenta i canili in compagnia dell’avvenente Michela Vittoria Brambilla, per difendere gli amici a quattro zampe dell’uomo, e cementare così il rapporto di collaborazione con l’astro nascente della politica nazionale, la potente e temuta presidentessa dei Circoli della Libertà, per giungere ad un legame duraturo e proficuo, lasciando il campo libero al teatrino della politica locale, tessendo la sua tela lontano dai riflettori, e preparando silente la vendetta, che, secondo tradizione, è un piatto da servire freddo.
La verità su quanto è accaduto e sta ancora tormentando il Palazzo non emerge esplicitamente, e c’è chi, dietro la contrapposizione prettamente politica tra i laici e i ciellini, fra forzisti, ex democristiani, ex missini, e indomiti leghisti, immagina ben altre e meno nobili ragioni ideali, più pratiche e concrete, se non addirittura solide….. come un mattone. 
Il canuto e tenace giornalista Alberico Fumagalli, lecchese d’origine, ed affermato e ricco professionista in quel di Merate, un uomo abituato a scavare e indagare senza tregua, un cane da tartufo, un investigatore che interpreta il giornalismo da barricata, sempre pronto a gettarsi nella mischia in cerca della notizia e della “sua” verità, anche se questa, com’è noto, purtroppo è solo presunta.
Nella mail che mi ha cortesemente inviato dopo aver letto l’editoriale “La rivoluzione lecchese”, pubblicata a fondo pagina, lancia il sasso nello stagno, senza però nascondere la mano, e, con coraggio, imprudenza o impudenza, propone una lettura dei fatti che ipotizza la consueta “guerra del cemento”.
Pur non citando nulla di esplicito, non facendo nomi e nemmeno cognomi, il pensiero malizioso del lettore potrebbe ricondurre agli interessi che ruotano attorno al contestato porto delle Caviate, alla lottizzazione di quella parte di territorio, e all’affare milionario che ruota attorno alla nuova realizzazione.
Lecco è stata spesso definita la “città dei costruttori”. Le imprese e le società immobiliari presenti in città hanno realizzato interventi di rilievo, occupando, come altrove, le aree libere messe a loro disposizione da piani regolatori generosi, licenziati dalla politica e non da loro, e da amministrazioni variegate e di diverso segno politico; hanno ristrutturato molti edifici nel centro e in periferia ed effettuato anche importanti recuperi urbanistici, dando un’interpretazione architettonica del paesaggio e dell’ambiente di una certa valenza estetica (discutile o apprezzabile che sia), grazie a progetti redatti da illustri e famosi architetti. Tutto si è svolto nella norma e nel rispetto della legge, come da copione, e com’è successo altrove, e forse, nella città manzoniana, i danni arrecati all’ambiente sono stati più contenuti che altrove.
Che il nuovo porto, la struttura alberghiera, e i lussuosi palazzi residenziali facciano gola a numerosi imprenditori è evidente, e pertanto potrebbe essere plausibile la “verità di Alberico”. Del resto la connivenza tra politica ed affari non rappresenta di certo una novità, anche se, per onor del vero, va riconosciuta al centrodestra e ai partiti della coalizione la capacità di farsi del male da soli, per dilettantismo, per le eccessive ambizioni personali, o per le frustrazioni di qualche personaggio autorevole. In giunta esisteva, e forse esisterà ancora una forte litigiosità, combattuta per questioni politiche, di immagine e di potere, e pertanto il ragioniere-giornalista potrebbe aver colto nel segno, o come, in altre occasioni, si è limitato a lanciare strali senza precisare fatti e circostanze, e senza indicare il presunto colpevole.

Dario Meschi

Da Alberico Fumagalli a posta@macchianera.it

Lei si chiede che cosa c’è sotto la crisi della giunta lecchese di centrodestra? Cerchi i motivi nel settore in cui lei opera. Sono motivi, come può immaginare, solidi e stabili. Motivi di calcestruzzo. Indaghi, dal momento che è un giornalista. Butti il sasso, pardon il mattone….

Fumagalli

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