Controcorrente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 22 settembre 2007 - Anno 7 - Nr. 35

In questo numero

Articoli

Rubriche

Inoltre...

L'architettura fascista

Il Financial Times Magazine, inserto dell’autorevole testata anglosassone, superando i nostri storici, i preconcetti resistenziali secondo i quali non vi è nulla da salvare del periodo fascista, e gli studiosi delle costruzioni e dell’arte del ‘900, ha sostenuto, a sorpresa, che l’architettura del Ventennio è stata caratteristica, valida e importante, interessante ed innovativa. I palati fini del politicamente corretto, i tromboni dell’antifascismo di maniera, le forze della sinistra italiana più radicale ed estrema avranno storto il naso e gridato alla provocazione e allo scandalo.

Sezione#4_1
Milano: Stazione Centrale

Nel nostro Paese, ancor oggi, dopo oltre sessant'anni dalla caduta del regime, si ha ancor paura di accettare un confronto pacato e sereno su quanto avvenne in quei tempi lontani, e se scandalo vi è stato, lo stesso è da imputare a quanti hanno evitato a priori un confronto e un approfondimento di un periodo storico controverso, ma attraversato da correnti artistiche e culturali importanti ed affascinanti, entrate per merito nella storia dell’arte ed anche dell’architettura moderna. Del resto basta che uno storico o un critico riservi attenzione, non pregiudizialmente sfavorevole, a qualsivoglia opera intrapresa dal regime che, ipso fatto, è messo all’indice e tacciato di nostalgismo o di revisionismo. Evidentemente, nulla di più estraneo alla cultura anglosassone, abituata ad esprimere giudizi ponderati e a ragion veduta, fondandoli su parametri oggettivi e sulla disincantata osservazione della realtà. Pertanto, se è netta la condanna del regime illiberale e quindi contrario ai postulati e dell’impianto istituzionale di una moderna democrazia, altrettanto è coraggioso il riconoscimento di meriti indiscussi, tra questi quelli dell’espressione artistica ed architettonica.
Durante molte generazioni e ancora ai giorni d’oggi riservare un apprezzamento all’architettura fascista significa essere esclusi, ghettizzati, e prontamente accusati ingiustamente di essere nostalgici, mentre l’onestà intellettuale esige il riconoscimento della validità di alcune imponenti realizzazioni. Questo non significa aver legittimato o sdoganato il fascismo, ma al contrario aver avuto il coraggio di apprezzarne le opere più importanti, che intendevano esprimere l’ambizione rivoluzionaria del regime, quale espressione d’ingegno di un popolo che, a suo modo, sfidava le plutocrazie capitaliste e il collettivismo sovietico. Un progetto, quello fascista, rilevatosi una mera illusione, che riuscì però a coinvolgere intere generazioni di giovani, che, a regime caduto, continuarono a coltivare la loro aspirazione per un cambiamento sociale e morale del Paese. Il Fascismo visse di contraddizioni, fu anche conservazione sociale e difesa dei valori tradizionali, evocò la Roma imperiale, introdusse in architettura il razionalismo, espresso nelle costruzioni dell’Eur a Roma e alla Stazione Centrale di Milano; realizzò palazzi di Giustizia, e intere città; bonificò e realizzo case rurali introducendo il concetto di case “aerate e soleggiate”, si espresse nella semplicità delle costruzioni in riva al mare per le colonie estive, e dedicò molte energie economiche nella realizzazione d’importanti edifici pubblici.
“Due facce della stessa medaglia”, come ha scritto il Financial Times, dove tutto rientrava in un unico progetto totalitario di costruzione, insieme all’italiano, uomo sano, atletico e irreggimentato nella mente, di un’Italia nuova al servizio del preteso destino imperiale. Il sogno svanì, ma le opere sono rimaste a testimonianza d’ingegno e di qualità costruttive e progettuali, segno imperituro della perizia e della qualità dei nostri architetti, dai tempi di Roma antica sino ad oggi.
Nel Novecento, e in quei vent’anni abbiamo imparato molte cose, sono stati esaltati, vissuti e sofferti ideali, aspirazioni, entusiasmi, gioie e dolori, sempre a nostre spese, e se è innegabile la negazione della libertà, va riconosciuto l’estro e la modernità tecnologica: peccato che l’abbiano compreso prima gli inglesi di noi.

Dario Meschi

Torna alla homepage

Scriveteci: posta@macchianera.it

Line

Copyright © 2001-2007 Macchianera.it. Sito by Fly-On-Web
Contattare il Webmaster per problemi tecnici.
Tutti i diritti sono riservati.  Il materiale presente in questo sito non può essere riprodotto, neanche in parte, senza il consenso di macchianera.it. Il sito segue le regole della legge 675 sulla privacy, relativamente alle mail ricevute