L'osservatorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 9 settembre 2007 - Anno 7 - Nr. 33

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La svolta di Fioroni

Finalmente un ministro del governo Prodi ha preso il toro per le corna, ed ha affrontato con decisione e coerenza un problema, quello della scuola, dettando nuove regole, ritornando al passato da molti non rimpianto, e introducendo numerose novità.
Fioroni, senza mezzi termini e con onestà intellettuale, ha annunciato una piccola rivoluzione, che sarà ovviamente contestata da più parti, pur avendo il merito di cercare con tenacia un cambiamento impostato sul rigore e su regole severe. I suoi maggiori oppositori saranno i compagni di cordata, i soliti noti, appartenenti alla sinistra radicale ed estrema, che vorranno mantenere il lassismo che impera nel sistema scuola, con professori spesso impreparati, svogliati, e poco votati alla loro professione (missione) che hanno scelto, magari, come ripiego.

Sezione#4_1

Alcuni hanno definito l'annunciata riforma un passo indietro verso un passato da non rimpiangere, altri, una restaurazione di metodi superati, altri ancora hanno apprezzato l'iniziativa, ma, aldilà delle diverse opinioni, è giusto riconoscere al ministro la volontà di dare uno scossone ad un sistema statico e lassista che ha visto peggiorare sempre più la qualità dell'insegnamento.
Il ministro dimostra di essere un conservatore: invoca il rispetto nei confronti dei professori, dimostrato dagli alunni che si alzano in piedi quanto entra in aula, e il ritorno al passato con le vecchie regole, che hanno sempre funzionano, da far rispettare sia agli alunni, sia ai professori.
Innanzi tutto, rompendo una regola illogica, è ritornato alla meritocrazia che premia i volonterosi e punisce i fannulloni, introducendo la possibilità di licenziare i professori che non dimostrano capacità e buona volontà. Tale possibilità si potrà attuare in tempi brevi (120 giorni al massimo), infliggendo le sanzioni disciplinari, dalla sospensione del servizio al licenziamento, per gli insegnati inadempienti al loro dovere, assenteisti, o che hanno compiuto reati contro la dignità della scuola e degli studenti.
Il ministro di sinistra che propone e attua metodi di destra, intende ripristinare il tempo pieno con 40 ore settimanali; vuole rendere più selettivo l'esame di terza media, con la reintroduzione del giudizio di ammissione, che implica una selezione più accurata dei candidati.
Un'altra novità riguarda le scuole primarie (ex elementari) dove miglioreranno i programmi di studio e si tornerà finalmente alle tabelline, cestinando le calcolatrici e stimolando gli alunni a maggiori esercizi mnemonici. In terza media sarà ampliato, da un trimestre a tutto l'anno scolastico, lo studio della storia del '900 per trasferire la necessaria memoria di quanto è successo in un secolo ricco di avvenimenti, di aneliti, di rivoluzioni, stravolgimenti sociali e di guerre. Infine sarà riconosciuta, fatto lodevole, maggiore importanza allo studio della grammatica e della sintassi, ridotto negligentemente negli ultimi anni, per contrastare il semianalfabetismo di ritorno degli alunni cresciuti nell'era di internet.
Come reagirà il centrodestra di fronte ad un politico dello schieramento avverso che pensa a sinistra ma ragiona ed opera come e meglio di un uomo di destra? I sindacati, sempre pronti a proteggere i lavoratori, anche i più indifendibili, che posizione assumeranno? I colleghi del centrosinistra sosteranno le nuove norme? Tante domande, per poche risposte. Per ora si cerca di sminuire la manovra, definendola "tampone", non pochi sono i malcelati imbarazzi a sinistra, mentre la destra, invece di riflettere, magari affrontando un'autocritica, insorge per i modi con i quali le misure sono state approvate, scavalcando con un decreto la discussione in Parlamento e con le forze sindacali.

Dario Meschi

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