Controcorrente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: martedì 11 settembre 2007 - Anno 7 - Nr. 33

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Il gioco delle tre carte

Gli ultimi dati ufficiali confermano l'ulteriore aumento delle entrate tributarie: i conti migliorano di 11 miliardi nei primi sei mesi dell'anno rispetto al 2006. Un ottimo risultato, conseguito non dai i buoni risultati ottenuti dalla lotta all'evasione, ma dall'aumento delle tasse, dall'inasprimento dei coefficienti negli studi di settore, e dall'indetraibilità di numerose spese.
Una buona notizia, se i maggiori introiti determineranno una diminuzione delle aliquote e delle imposte a carico delle persone fisiche e delle società, una pessima notizia, o ancor peggio una presa in giro, se invece tutto rimarrà inalterato, in quanto, insieme alle entrate, sono aumentate anche le spese, vanificando così ogni intervento risanatore.
Il debito pubblico invece di diminuire è aumentato di ben 45 miliardi nello scorso anno, e non si hanno stime attendibili sull'andamento della spesa e dei conti nell'anno in corso.

Sezione#3_1

I continui scontri tra i partiti della maggioranza non depongono a favore della coalizione di governo, che disorienta gli italiani con messaggi contraddittori e molto controversi: quale attendibilità può essere concessa a chi continua a parlare di tagli di spesa dopo aver inserito nel Documento di programmazione economica e finanziaria spese per ben 21 miliardi dichiaratamente senza copertura? I conti sono presto fatti: la spesa pubblica ammonta a 800 miliardi di euro. Un terzo è speso per gli stipendi, un terzo per le pensioni, il 7% per gli interessi sul debito, il 2,5% è riservato agli investimenti, e ben il 15% per acquisti effettuati dalla pubblica amministrazione. Se si considera che gli stipendi e le pensioni possono solo crescere e certamente non diminuire e che gli investimenti sono ai minimi storici, si potrebbe intervenire soltanto riducendo la spesa corrente, quindi contrastando la poderosa organizzazione burocratica e clientelare che governa l'intero apparato statale: una mera utopia!
Nel Dpef, infatti, sono previsti aumenti di spesa per il mantenimento del carrozzone statale nel prossimo triennio, aumentando la spesa da 100 a 140 miliardi.
Anni fa per razionalizzare le uscite, spendere meno e meglio, fu costituita la Consip, la centrale d'acquisti unica, che però fu subito bloccata per interessi trasversali, vanificando prontamente anche questo virtuoso tentativo.
Allora che altre spese si potrebbero tagliare? I costi sanitari? Lo spazio ci sarebbe, se si considera che mediamente per ogni paziente ricoverato si consumano ben 6,7 siringhe il giorno, che moltiplicate per una degenza media di 9 giorni, comporterebbero una sessantina di buchi per ogni malato, mentre nel settore scolastico una matita può mediatamente costare da 1 a 4 euro (un vero sproposito), ma gli esempi potrebbero essere molti altri, a dimostrazione del malcostume e delle clientele che ruotano attorno ad appalti milionari con gestioni alquanto "allegre".
Di fronte alla drammatica situazione, non rimangono molti spazi operativi, se non quelli di aggredire alcuni voci di spesa e le regole che favoriscono le connivenze, le consulenze milionarie e le partecipazioni ad un numero spropositato di consigli di amministrazione, di società pubbliche, importanti, come Alitalia e altri colossi, che perdono miliardi ogni anno, e società piccole che pur non svolgendo alcuna attività corrispondono lucrosi gettoni di presenza ad una pletora di privilegiati, spesso amici degli amici.
Mario Baldassarri, ex viceministro all'Economia nel governo Berlusconi, senatore di AN, in una recente intervista, ipotizza un falso in bilancio per far quadrare i conti della Finanziaria 2008, definendo il nostro un Paese di "furbacchioni" come quelli della Banda Bassotti (chi governa) e di squattrinati come Paperino (una fascia sempre maggiore di persone che subiscono), e di Padoa Schioppa, definito "un personaggio strampalato come Pippo" (il ministro promette tagli ai ministeri, si limita ad intervenire in uno solo di questi, dopo aver, l'anno scorso, concesso 3 miliardi a ciascun dicastero).

Dario Meschi

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