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Il preludio della terza Repubblica?
Nelle ultime settimane giungono strani segnali dal mondo politico, dalla stampa e da un potere occulto, forte, quanto oscuro, che sembrerebbero voler scaricare definitivamente l'esperienza del governo Prodi, scardinando l'intero impianto della seconda Repubblica, per dare inizio ad un nuovo ciclo politico, che potrebbe tradursi in una nuova Terza Repubblica. Le manovre sottese, nascoste, o più o meno evidenti, sono di difficile interpretazione, ma sembrano prospettare qualcosa di nuovo, seppur ancora indefinito e incomprensibile. Le parole di Tommaso Padoa Schioppa (TPS) pronunciate nei confronti del generale della Guardia di Finanza, gli attacchi al ministro diessino Massimo D'Alema, tesi a screditarlo, , non sembrano casuali, ma anzi potrebbero far parte di un piano preciso. Così come il caso del direttore dell'agenzia Ansa Pierluigi Magnaschi, che diede la notizia del richiesto trasferimento degli ufficiali della GdF, e fu licenziato in tronco dal suo presidente Boris Bianchieri, ambasciatore di alto rango, amico dell'avvocato Agnelli, e forse anche del delfino Montezemolo
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Tommaso Padoa Schioppa
I licenziamento fu deciso per punire il responsabile del caso Visco-Speciale, o le cause di una decisione tanto drastica dovrebbero essere ricercate altrove? Il campo delle ipotesi è ampio e lascia spazio a molteplici interpretazioni, anche le più improbabili e fantasiose, ma degne di essere analizzate e considerate. Le frasi pronunciate al Senato della Repubblica da TPS pesano come macigni, e non possono essere archiviate come un qualsiasi altro incidente di percorso, anzi, al contrario, dovrebbero essere interpretate non come uno sfogo stonato del ministro, uomo generalmente pacato in ogni sua esternazione, ma come il risultato di una ignota, ma determinata e mirata regia, protesa all'ottenimento di un preciso risultato. Negli anni '80-'90 il contropotere cercò di manifestarsi attraverso la P2, ma ora chi o cosa auspica una trasformazione che potrebbe sovvertire l'attuale assetto politico? Si combatte contro D'Alema o anche contro Berlusconi? Si auspica l'ascesa di un nuovo leader trasversale (Veltroni), capace di ricomporre il centro dei moderati, relegando le ali estreme, così come succedeva in passato, o la tela è ancora da tessere? L'impressione è che non siano la Guardia di Finanza o i corpi militari dello Stato il nemico da vincere, e nemmeno Berlusconi o Tremonti, ma allora chi o cosa, e con quali finalità di potere? Secondo alcune interpretazioni la testa da tagliare potrebbe essere quella di D'Alema, e i mandanti potrebbero appartenere alla sinistra e tra i detentori dei grandi capitali, anche se sembra poco credibile una simile ipotesi, che concede al ministro degli Esteri un potere, una forza eccessiva, salvo che si miri al ridimensionamento sia della sinistra delamiana, sia dei vertici e in particolare di Silvio Berlusconi. Chi ambisce ad una terza Repubblica (la nuova siglia è R3), deve purificare l'aria, rinnovare l'ambiente eliminando zavorre e pesi eccessivi, e per farlo deve trovare una strada percorribile, e ciò per non scatenare fermenti e inquietudini nel Paese. L'operazione dovrebbe essere silente, quasi indolore, ma efficace. Secondo alcuni osservatori questa pacifica rivoluzione potrebbe essere caldeggiata dal giornale la "Repubblica", che è un network finanziario, politico, editoriale, e dal suo proprietario, l'ingegner De Benedetti, grazie all'appoggio di alcuni organismi dello Stato, dei signori della Borsa e dell'alta finanza. Oppure la cordata innovatrice o restauratrice si anniderebbe nelle stanze di Via Solferino, sede di Rcs, in una guerra tra potentati economici dall'esito incerto, tesa a garanire il controllo del "sistema". L'intero scenario sapora di fantapolitica, e il tentativo di smarcherare una manovra, che potrebbe dimostrarsi in qualche modo utile al Paese, nasce dalla necessità di difesa di chi si riconosce ancora in questa malandata seconda Repubblica, o rapresenta l'ennesina lotta di potere, e si rivelerà un fuoco di paglia? Gli italiani, attenti, informati e disincantati, continueranno a tacere o difendereanno un sistema ancora in grado di garantire l'alternanza e il confronto democratico? I politici di rango si schiereranno di una o dell'altra parte, troveranno un accordo tra loro, o difenderanno a spada tratta il loro potere e l'attuale seppur migliorabile seconda Repubblica? Sono troppe le domande e mancano le risposte, e solo il tempo potrà chiarire gli scenari. Tutto potrebbe ancora succedere, anche se, nonostante gli eccessi del governo Prodi, non viviamo ancora in una Repubblica delle banane, e proprio per questo motivo possiamo ancora confidare in una soluzione ragionata in grado di migliorare l'attuale assetto politico istituzionale, evitando pericolose avventure nel rispetto dei diritti del popolo sovrano.
Dario Meschi
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