Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 16 giugno 2007 - Anno 7 - Nr. 23

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Un paese allo sbando

Sezione#2_1La visita di Bush a Roma ha confermato una situazione ormai assodata: viviamo in un Paese allo sbando, incapace di garantite l'ordine e la legalità, che sta perdendo credibilità nazionale ed internazionale, al punto che perfino la stampa, anche quella considerata un tempo filo governativa, i rappresentanti degli industriali, ma anche quelli dei lavoratori, criticano apertamente il governo ed i suoi rappresentanti.
Quanto è accaduto a Roma, così come si era già verificato a Vicenza, le contestazioni dei No Tav contro l'alta velocità, la partecipazione dei rappresentanti dei partiti di governo a manifestazioni antigovernative, il minuetto, le tensioni e le critiche tra gli esponenti politici della coalizione di maggioranza, ogni qual volta si debbano assumere delle decisioni di una certa rilevanza, l'affare Visco, le dichiarazioni del ministro delle Finanze Tommaso Padoa Schioppa, le tensioni negli ambienti militari, le stesse perplessità della Corte dei Conti sulla nomina di Speciale e sulla gestione di questa vergognosa vicenda, nonchè l'incapacità di garantire la sicurezza, disegnano una realtà tanto triste e preoccupante, quanto grottesca e umiliante.
Si è giunti così al paradosso, alcuni esponenti illustri della maggioranza hanno affermato in pubbliche dichiarazioni, in manifestazioni o in interviste il loro disappunto, pur non dimettendosi mai dagli incarichi, com'è successo in diverse occasioni ai ministri Di Pietro e Mastella, abituati a criticare alcuni ministri del governo al quale aderiscono, per poi rientrare nei ranghi pur di non far cadere il governo, dimostrando come il vero collante della politica e di questa maggioranza sia il mantenimento del potere a tutti i costi, contro la volontà, non tanto delle forse politiche di opposizione, che anch'esse vivono al loro interno qualche tensione, ma del popolo italiano, che ha dimostrato e dimostra il proprio sdegno e la propria contrarietà nei confronti delle scelte adottate che impoveriscono la popolazione in virtù di una politica fiscale e sociale antiliberale, poliziesca e iniqua.
Ormai nei bar, negli incontri casuali, nelle conversazioni tra amici e conoscenti, e nelle occasioni di socializzazione, si discute più di politica che di sport, il dissenso è tale che nessuno, salvo in rarissime occasioni, ha il coraggio di dichiararsi a favore della maggioranza, coniderata spesso un'armata Brancaleone che non trova precedenti nella storia della Repubblica.
I pochi disposti a dichiarare il loro voto a sinistra quasi si vergognano, temono di essere derisi e, pur essendo nettamente antiberlusconiani, dichiarano a volte, ritrovando coraggio, che non voteranno mai per la destra, ma si asterranno dal voto perchè contrari ad una politica che ha spoverito i lavoratori, i pensionati e le famiglie che vivono un disagio senza precedenti.
Per i governanti è giunto il momento di calare la maschera, di ammettere la sconfitta elettorale, ma soprattuto l'incapacità di amministrare per le evidenti divisioni esistenti all'interno di una coalizione, che non trova alcun collante se non quello del mantenimento a tutti i costi della poltrona.
Assistere a trasmissioni televisive come Porta a Porta, Ballarò, Anno Zero, leggere i giornali, ascoltare i notiziati tv, apprendere infomazioni e pareri, cercando di mantenere la neutralità e la lucidità di pensiero, è quasi impossibile. L'indignazione di fonte alla presenza nel governo, nell'informazione, e nella società di contraddizioni così forti, come quelle tra le forze moderate e riformiste e quelle radicali, tra laici e cattolici, tra nostalgici del comunismo e liberali, è tale da indurre a posizioni di rottura e di divisione, oppure alla rassegnazione per essere entrati in un tunnel senza uscita, o in un labirinto oscuro, pericoloso e quasi grottesco.
Qualcuno, molti in realtà, sostengono che la legislatura proseguirà per inerzia fino al raggiungimento del periodo temporale necessario per l'ottenimento delle pensione. I parlamentari hanno investito denaro nella campagna elettorale, da una parte e dall'altra dell'emiciclo, non desiderano tornare a casa a mani vuote, e pertanto non intendono uddibire a nessun ordine di scuderia. Quindi ben vengano governi di emergenza, di solidarietà nazionale, le grandi o piccole intese, purchè si salvaguardi il futuro di chi, salvo i notabili che contano, vivono la politica sentendosi pedine, capaci di pigiare all'occorrenza un bottone o deporre una scheda nell'urna, presidiando aule spesso deserte, in cui si annoia e dove la politica è scomparsa da un pezzo, sostituita dall'interesse di parte, dal mestiere e da altre e poco nobili abitudini.
In questi tempi molti italiani tirano a campare, vivono alla giornata, ascoltano e commentano gli scandali veri o presunti che interessano gli uomini della politica, e si rendono conto che in tutto questo non si intravede nessuna via d'uscita, in mancanza dell'affermazione di valori e saldi ideali.
Chi ha vissuto la politica negli ultimi decenni si accorge di un imbarbarimento progressivo e senza precedenti, di una deriva pericolosa che mina le istituzioni democratiche, e come un cancro che distrugge i tessuti, allontana i giovani e genera un pericoloso qualunquismo, dove indifferenza e i miti pagani riempiono la vita e svuotano le teste.
Ormai non è importante essere di destra, di centro o di sinistra, ma è necessario ritrovare la strada maestra, cambiando le regole del gioco e invocando un cambiamento morale, etico e politico, tornando ai valori che hanno consentito all'Italia di progredire fino a divenire una delle massime potenze economiche del mondo.

Dario Meschi

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