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Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 16 giugno 2007 - Anno 7 - Nr. 23

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Il caso Selva

IL senatore di AN Gustavo Selva, sommerso da una valanga di critiche e quasi indifeso di fronte al partito al quale aderisce, ha presentato le dimissioni dalla carica di senatore. Contro il giornalista è intervenuto persino il presidente della Regione Lazio Marazzo, che lo ha denunciato alla Procura della Repubblica , che ha prontamento aperto un fascicolo a suo nome.
Selva, classe 1926, aveva finto un malore, o lo aveva avuto per davvero e, dopo essersi ripreso, ha approfittato dell'irripetibile occasione per verificare l'efficienza del servizio di pronto soccorso (non va dimenticato che è stato operato al cuore con l'istallazione di quettro bypass), e si è fatto accompagnare dall'autombulanza negli studi televisivi de La 7, dov'era atteso ad un dibattito, forzando il blocco del traffico stradale deciso in concomitanza della visita del presidente americano Bush.
Il senatore ha definito la goliardata senile "un trucco da vecchio cronista", per poi, di fronte alle critiche, e per non coinvolgere il partito e la coalizione di centrodestra, rassegnare prontamente le sue dimissioni.

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Gustavo Selva

Evidentemente il gesto avventato di bullismo, o di remiscenza giornalistica giovanile, ha offerto agli avversari politici una ghiotta opportunità per eliminare un voto contrario al Senato, dove i numeri sono già critici, e per poter così disporre di una maggioranza meno incerta.
Ora spetterà all'aula decidere se accogliere o meno le dimissioni del senatore che, come se niente fose accaduto, non rinunciando al suo ruolo di politico, ha denunziato il disservizio patito per le negligenze degli addetti all'ambulanza, e, scrivendo al presidente Marini, ha evidenziato che il mezzo di pronto intervento, non chiamato appositamente, era già presente davanti a Palazzo Chigi, a disposiione di quanti presenziavano alla conferenza stampa congiunta dei presidenti Bush e Prodi, e che si sia avviato verso l'ospedale San Giacomo dopo ben 12 minuti dopo la richiesta di aiuto, dimostrando un "nobile esempio della rapidità e dell'efficienza del servizio". Nel frattempo, su richiesta del governtore Marrazzo, è stata resa nota la relazione dell'Ares 118 che gestisce le ambulanze, in cui si stigmatizza il presunto minaccioso ed offensivo atteggiamento del senatore di Alleanza Nazionale, che avrebbe denigrato la profesionalità dell'equipaggio dell'ambulanza minacciando il licenziamento di un infermiere qualora non si fosse recato nello studio del proprio cardiologo di fiducia.
Tra il personaggio politico e gli occupanti del mezzo di soccorso vi è stato un acceso dibattito, al punto che il senatore, dopo essersi strappato i fili del monitoraggio, tentava la fuga inseguito dal personale medico.
Una volta giunto a destinazione, dopo un sofferto viaggio, il personale dell'Ares scopriva di non aver raggiunto lo studio medico ma gli uffici di un'emittente televisiva e così si è innescato il "caso" con le relative conseguenze.
Selva ha profittato dell'atteggiamento poco professionale per denunciare un'inefficienza, ha avuto un malore e ripresosi ha teso una trappola al personale infiermeristico, oppure ha cercato di raggiungere il suo indegno scopo ed è stato vergognosamente smascherato?
Indipendetemente dalle effettive motivazioni, che saranno precisate durante il dibattimento parlamentare, è apparsa esagerata la reazione dei commentatori di centrosinistra, che, prima di appurare la verità, hanno sfruttato l'occasione propizia per demonizzare un avversario e poter così disporre di un prezioso voto in più al Senato.
Inoltre stridono il livore e la veemenza delle critiche, in un momento politico così difficile e sconcertante, caratterizzato da presunti scandali di ben altra portata, che potrebbero coinvolgere il golgota del centrosinistra per le intercettazioni telefoniche effettuate in merito all'affare Unipol-Bnl.
Forse esisono due pesi e due misure, ma sembra eccessiva la pena che si vorrebbe infliggere al vecchio ma ancora pimpante senatore, e, se venisse comminata, dovrebbe essere estesa agli altri colleghi incriminati o sospettati per altri e ben più gravi episodi.
La storia di questo incidente o di questa provocazione, oppure di questo gesto poco avveduto, andrebbe archiviata o giudicata per quello che è: la trasgressione di un giovane ma vecchio giornalista, di un uomo politico, che ha sempre svolto la sua attività con dignità e coerenza, e chi è senza peccato scagli la prima pietra!

Dario Meschi

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