L'opinione

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 16 giugno 2007 - Anno 7 - Nr. 23

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Le solite persecuzioni

Sezione#6_3

Goffredo
Bursi

In Turchia, nel mese di aprile, tre cristiani non cattolici, "colpevoli" di stampare e diffondere bibbie e pubblicazioni religiose, sono stati crudelmente sgozzati. Si crede con fondate ragioni, da estremisti islamici e/o nazionalisti.
Nello stesso Paese, a gennaio, viene ucciso un giornalista cristiano armeno.
Lo scorso anno, a Istanbul, il sacerdote cattolico Andrea Santoro, cade sotto i colpi di un fanatico musulmano, che gli spara mentre sta pregando in chiesa.
Tre episodi drammatici, che si vanno ad aggiungere a molti altri, di cui i media non parlano.
Paesi come la Cina, il Sudan, la Nigeria, l’Indonesia e tanti altri, presentano un comune denominatore: i cristiani sono odiati, perseguitati, incarcerati, processati, condannati e spesso messi a morte.
Islam, comunismo, regimi dittatoriali di vario colore e differenti etichette politiche, concentrano i loro sforzi per cancellare dalla faccia della terra quanti portano il nome di "cristiani", testimoniano l'amore del vero Dio (che è solo quello del Vangelo) e annunciano a tutti la via della salvezza eterna.

Ma anche sistemi politici cosiddetti "democratici", come il nostro, straripante di politici che vengono dall’esperienza catto-comunista, sebbene non giungano alla persecuzione violenta, lavorano instancabilmente per neutralizzare l'azione della Chiesa nella società, per allontanare i propri cittadini da Dio, e Dio dal cuore degli uomini.

Il testo dei Dico è stato partorito dall'interno di un “certo mondo cattolico”, non dai Radicali di Pannella.
E' stato costruito da due personalità che vengono dall'establishment cattolico democratico, quello più protetto e sponsorizzato dai vescovi italiani: l'Azione Cattolica e la Fuci (mentre i movimenti che il 12 maggio hanno riempito Piazza San Giovanni, per anni, sono stati presi letteralmente a pedate dai vescovi italiani).
A firmare i Dico, per il governo di Romano Prodi (dossettiano), è quella Rosy Bindi, che viene dalla presidenza dell'Azione Cattolica Italiana. Una che è entrata in politica nella Dc proprio come rappresentante del mondo cattolico e fiduciaria dei vescovi.

E l'estensore materiale della legge è Stefano Ceccanti, oggi capo dell'Ufficio legislativo del ministero per i Diritti e per le Pari opportunità, ma ieri presidente della Fuci, la fucina dell'establishment cattolico democratico.
Non solo. Proprio Ceccanti ha svelato che l'articolato dei Dico si ispira al cardinale Martini.

Testuale: "Il cardinale Carlo Maria Martini, in un discorso pronunciato alla vigilia di Sant'Ambrogio del 2000, diceva che sulle coppie di fatto l'autorità pubblica può adottare un approccio pragmatico e deve testimoniare una sensibilità solidarista'.
E concludeva: "Al vertice delle nostre preoccupazioni non deve esserci il proposito di penalizzare le unioni di fatto, ma sostenere le famiglie in senso proprio'". Questi sono i canoni di Martini che di fatto andiamo a proporre".  Infatti quando il Papa ha demolito i Dico con l'Esortazione apostolica che richiamava i politici cattolici a non votare leggi contro natura, il cardinale Martini, tre giorni dopo, ha tuonato pubblicamente : "la Chiesa non dia ordini dall'alto".
Insomma, come al solito, Chi cerca di evitare lo scontro, Chi cerca il dialogo, Chi cerca di dire che la politica non c'entra, Chi cerca di salvare la faccia a “certi” cattolici di questa maggioranza agonizzante, è da ricercarsi tra alcuni rappresentanti dell’alto clero.
Questi Signori fanno tutto un correre ai distinguo e all'automoderazione.
E proprio mentre il presidente della Conferenza episcopale, Monsignor Bagnasco, deve vivere sotto scorta, scritte minacciose e vandalismi compaiono in varie città, insulti apertis verbis alla Chiesa e al papa sono venuti dal palco del concertone del Primo maggio, le contromanifestazioni dell'orgoglio laico sono pianificate un po’ ovunque…..E qualcuno, nel fronte del Family day, comincia a chiedersi se non sia il caso di lasciar perdere per evitare "provocazioni" e possibilità di incidenti.
Potremmo definire "accanimento ideologico", l'atteggiamento di questo governo che non vuole più nessuno, un comportamento dettato dalla volontà di dare un segnale forte alla minoranza extraparlamentare sinistrorsa che lo condiziona pesantemente.
In effetti quanto sta accadendo si inserisce su una situazione sociale fortemente demotivata. Stiamo andando, e non solo in Italia, verso una sorta di "stato etico" (come ha scritto di recente Monsignor Luigi Negri), pervaso da una mentalità radicale laicista.
Processi di questo tipo possono essere definiti "prove tecniche di dittatura". Lo stato che pretende di dettare legge sull'interruzione della gravidanza o sui limiti delle cure mediche, infatti, invade la sfera dei rapporti primari fra l'uomo e la famiglia e si autoeleva ad unico soggetto della storia.

Goffredo Bursi

Alleanza Cristiana per Merate, associazione culturale di critica cattolica della politica, della cultura, della società.

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