 |
Emergenza democratica
I leader del centrodestra hanno sottoscritto un documento unitario denominato “Emergenza democratica” in cui si denuncia il “golpe” del governo, che affrontando il “caso Visco”, ossia le presunte pressioni effettuate dal viceministro nei confronti del comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale in relazione all’affare Unipol-Bnl, ha licenziato l’alto ufficiale, trasferendolo, in prepensionamento involontario, alla Corte dei Conti, lasciando invece il politico saldamente al suo posto ed accontentandosi della rinuncia alla delega che regola i rapporti con le Fiamme Gialle. La soluzione all’italiana, decisa per evitare la discussione in Parlamento sull’ordine del giorno presentato dall’Italia dei Valori, che avrebbe potuto dimostrarsi letale per il governo, ha accontentato Antonio Di Pietro, ma ha scatenato l’ira del centrodestra, e, essendo smaccatamente di parte, ha indignato gli avversari politici, ma anche gli italiani che vorrebbero conoscere la verità sulle manovre e le complicità con l’alta finanza, in particolare quella legata al capitalismo rosso, e disfarsi per sempre di questo discusso e traballante esecutivo. In questi tempi il viceministro non è molto amato dagli italiani, anzi è uno dei bersagli preferiti per quanti si sentono vessati dal fisco e vorrebbero, com’è stato dimostrato nelle recenti elezioni amministrative, cacciare i mercanti dal tempio, e tornare al passato. Silvio Berlusconi ha aumentato il proprio credito ed è rimpianto anche da coloro che non l’avevano votato in precedenza: del resto non si tratta di scegliere un uomo ma un sistema fiscale ed economico equo, in grado di aiutare le aziende, producendo ricchezza per imprenditori ed operai, e diminuendo le imposte. La festa della Repubblica si è celebrata sotto i peggiori auspici, e non sono bastati gli ammonimenti del Presidente ad acquietare le acque, e forse, proprio per dimenticare l’ennesima vergogna, Massimo D’Alema ha preso il largo e ha preferito, rendendosi una volta tanto simpatico, fuggire lontano per assistere alla sfortunata regata di Luna Rossa. Il governo ha calato la maschera, e pur di sopravvivere a se stesso, ha scelto la deriva autoritaria, innescando ulteriori tensioni ed allargando il dissenso nei propri confronti. La gente è stanca di parole, di tesoretti, di rinvii, di promesse mai mantenute, ma anche di cumuli di immondizie, di ticket, di addizionali Irpef e di aumenti dell’Ici; è stanca di essere rappresentata da un esecutivo diviso su tutto e incapace di incidere nella realtà sociale, nel mondo del lavoro, delle professioni e del commercio, della famiglia, dell’educazione e della sicurezza. Dall’insediamento di Prodi se ne sono viste di tutti i colori, al punto che il governo Berlusconi che non aveva brillato per determinazione e risultati, è ricordato con simpatia e nostalgia, anche perché, nonostante alcune leggi ad personam, non ha introdotto nuove tasse ed anzi ha iniziato un processo virtuoso di riduzione delle aliquote e di aumento delle pensioni minime poi disatteso e invertito dai suoi successori. Se può esser vero che all’origine di questa situazione vi sono vizi di antica memoria, nulla si è fatto per cambiare le cose e dimostrare progettualità, finalizzando programmi, iniziative ed idee: così, come naturale conseguenza, la delusione si è diffusa a macchia d’olio, coinvolgendo perfino gli irriducibili delle bandiere rosse, che, in mancanza d’altro, hanno disertato le urne, inviando un ammonimento forte e chiaro che, a quanto pare, non è servito a nulla, anzi ha logorato ancor di più il consunto rapporto tra la politica e la popolazione. Il rinnovamento della politica, tanto auspicato ma puntualmente disatteso, l’allargamento del potere alle donne e ai giovani potrebbero dare una scossa, ma i potentati non intendono fare nessun passo indietro, e pertanto se non interverrà un miracoloso ravvedimento questo minuetto disgustante ed inutile continuerà all’infinito, e a pagarne le conseguenze saranno come sempre gli italiani. La democrazia è sacra e inviolabile, ma rischia di dimostrarsi inadeguata per la caparbietà, l’ostinazione e la prepotenza di un potere gestito con metodi assolutistici, e forse irresponsabili.
Dario Meschi
|