Sotto la lente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: lunedì 16 aprile 2007 - Anno 7 - Nr. 15

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Chi sarà il grande bugiardo?

La liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo in cambio di cinque terroristi telebani, mentre il suo autista era stato decapitato e l’interprete era in attesa di una fine altrettanto tragica, ha inquietato l’opinione pubblica, indignando numerosi governi stranieri, in particolare gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, mettendo alla berlina Prodi, D’Alema e l’intero esecutivo, e sminuendo la credibilità internazionale del nostro Paese.
La disapprovazione sul metodo adottato e sui modi con cui si è svolta la trattativa, depongono infatti a sfavore dell’Italia, che, per dimostrarsi capace e solerte, ha implorato l’aiuto del presidente afgano Karzai, con una soluzione finale apprezzabile, in quanto il rapito è stato liberato, lasciando però gli altri prigionieri sequestrati abbandonati al loro destino, ma disdicevole sotto l’aspetto politico e strategico.
I telebani, tornati in libertà, riprenderanno a combattere contro le truppe impegnate in una missione di pace che si configura sempre più come una vera e propria guerra, e quindi potranno uccidere indisturbati gli avversari, compresi i nostri soldati ancora impegnati in quei difficili territori.
Prodi si è impegnato per salvare una vita, o si è limitato soltanto a salvare se stesso? E’ stato protagonista di un apprezzabile gesto umanitario o ha applicato la deplorevole regola del cinismo per salvare il suo già malandato governo?

Sezione#3_1
Prodi

Mentre la verità non verrà mai a galla, le dichiarazioni del presidente afgano peseranno come macigni, e un fatto sarà assodato: Prodi è rimasto al suo posto e nonostante la mancanza di una vera e propria maggioranza politica continuerà imperterrito nel suo mandato, in sfregio alle regole democratiche e alle indicazioni del presidente della Repubblica Napolitano, che, dimostrandosi super partes e all’altezza della situazione, non ha mancato di sottolineare la necessità di una maggioranza parlamentare autosufficiente, in grado di governare il Paese senza l’appoggio dei senatori a vita o dei transfughi, rimarcando inoltre la necessità di una nuova legge elettorale capace di garantire la governabilità.
Ahmid Karzai ha dichiarato: ”Abbiamo accettato le condizioni dell’accordo per liberare il giornalista Mastrogiacomo su pressione personale di Prodi. Eravamo obbligati: il governo Prodi poteva cadere in qualsiasi momento… L’Italia ha più di 1.800 soldati in Afghanistan. Costruiscono le nostre strade”. Mentre Silvio Sircana, il portavoce del governo così replicava: “Nei colloqui con il presidente Karzai, non è stata mai messa in connessione la sorte del governo Prodi con l’esito del rapimento di Daniele Mastrogiacomo. Ci si è limitati a chiedere a Karzai e al governo afgano di fare tutto quanto potevano”.
A questo punto qualcuno ha mentito. Chi, il presidente o il rappresentante del governo italiano?
Per alcuni Karzai ha sostenuto la verità, e pertanto rischierà in futuro di subire la feroce vendetta di Prodi, definito vendicativo e poco propenso a porgere l’altra guancia. Per altri Sircana è abituato a mentire, come sarebbe dimostrato dallo scandalo che lo ha travolto dopo la pubblicazione della fotografia che lo ritraeva fermo ai bordi di una strada in vicinanza di un trans: dapprima negò l’accaduto denunciando complotti contro di lui, poi, dopo la pubblicazione dell’innocua immagine, ridimensionò il fatto, però senza rinunciare al proprio incarico.
In altri tempi, dove il senso dell’onore rappresentava un valore imprescindibile ed indiscusso, sarebbe bastato molto meno per indurre chiunque a nascondersi, facendo perdere ogni traccia di sé, ma oggi, nella società del permissivismo dove tutto è lecito e opinabile, nulla più scandalizza, e pertanto ognuno rimarrà saldamente al suo posto senza destare scalpore.
Rimarranno però le conseguenze di un’azione discussa e discutibile, responsabile di un grave precedente, che potrà condizionare i futuri sviluppi di una guerra che lascerà sul campo ancora troppe vittime.
Se il governo ha agito maldestramente, come si sarebbe comportato, al posto dell’attuale Presidente del Consiglio, l’ex presidente Silvio Berlusconi? Forse come aveva già fatto in passato, trattando e pagando un congruo riscatto, rimanendo però nell’ambito dei canali istituzionali, magari informando gli alleati, per mantenere il dovuto rispetto, consolidare l’amicizia tra i popoli e soprattutto mantenere alto l’onore della Patria.

Dario Meschi

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