Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 15 aprile 2007 - Anno 7 - Nr. 15

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Evasori e governo Prodi

Sezione#2_1Il governo Prodi ha dato molta importanza alla lotta contro l’evasione fiscale e, nel tentativo ossessivo di ottenere risultati concreti, ha introdotto nuove norme, spesso vessatorie, spingendosi spesso fino allo spionaggio metodico dei conti correnti e all’introduzione della tracciabilità di tutti i pagamenti e i movimenti bancari. Un’iniziativa encomiabile per alcuni, vergognosa e lesiva delle libertà personali per altri, che ha provocato molti disagi agli amministrati sospettati di reati fiscali, ma anche a tutti gli altri onesti contribuenti e a quanti percepiscono un reddito fisso o semplicemente la pensione.
L’esecutivo, uno dei più invisi nella storia repubblicana, per dimostrare la presunta incapacità del precedente governo Berlusconi, dopo aver ripetutamente accusato gli avversari di aver protetto gli evasori, ha dichiarato di aver ricevuto in eredità un deficit disastroso, che nel 2006 avrebbe raggiunto il 5% del Pil, mentre al contrario, esaminati i dati reali, il disavanzo di competenza al netto delle imposte patrimoniali è stato del 2,4%, sostanzialmente in linea con le previsioni.
Il mese di luglio del 2006 sarà ricordato tragicamente per molti anni ancora e peserà sulle sorti politiche di chi l’ha rovinato con provvedimenti capestro e di dubbia utilità, almeno fino a quando un nuovo governo di matrice liberale potrà cancellare gli effetti devastanti del famigerato decreto Bersani, un insieme di aggravi e di adempimenti tributari, irto di nuovi controlli e di norme che hanno modificato molte regole, danneggiando in maniera rilevante le aziende e alcune categorie di lavoratori: si è giunti a cambiare le carte in tavola con provvedimenti retroattivi ingiusti e immotivati, nell’evidente tentativo di vessare numerose categorie di lavoratori e di imprenditori.
Chiunque, per sua sventura (proponiamo uno dei tanti possibili esempi) abbia acquistato un immobile in leasing, facendo preventivamente i conti e valutando sia i vantaggi che gli svantaggi di tale scelta, non potrà ammortizzare tutto il bene, in quanto è stata introdotta, scorporandola d’arbitrio, una quota indeducibile corrispondente al valore del terreno.
Nel settore immobiliare è stato modificato il regime Iva in modo da trasformare l’imposta da detraibile a indetraibile, che così è diventata un costo non preventivato, ma gli esempi potrebbero essere molti, e chiunque, in questi giorni, si trovi ad affrontare la chiusura dei bilanci delle proprie attività avrà avuto modo di comprendere appieno la nefasta entità e l’ingiustizia della manovra.
A completare l’opera d’ingegno ci voleva la Finanziaria, che con oltre 100 aggravi complessivi ha sferrato il colpo fatale ai contribuenti, lasciando inoltre mano libera ai comuni, che non hanno perso tempo per rincarare la dose con l’aumento delle imposte locali, facendo lievitare la pressione fiscale fino ad oltre il 44% del Pil.
Disponessimo di servizi adeguati e a basso costo, di assistenza gratuita, di scuole efficienti, non vi sarebbe nulla da obiettare, ognuno aguzzerebbe l’ingegno per dimostrarsi competitivo nonostante l’azione di governo, ma purtroppo non è così, e l’indignazione aumenta, e chissà non si trasformi in una auspicata vendetta elettorale.
Come giudicare un modo d’agire così allegro e superficiale e le accuse contro chiunque svolga una libera attività, magari lavorando 12 ore al giorno per far fronte agli impegni, quando i dati confermano inesorabilmente che si tratta di una pietosa ed evidente menzogna?
Le cifre fornite dalla Guardia di Finanza in merito all’evasione fiscale confermano che, nonostante la demagogia e l’enfasi di molte dichiarazioni, nel 2006 l’ammontare delle risorse evase ed accertate è stato di 16,8 miliardi di euro, mentre nell’anno precedente sotto l’egida del ministro Tremonti, l’importo accertato era stato notevolmente superiore, pari a 19,4 miliardi, e anche gli evasori totali scovati furono meno nel 2006 rispetto al 2005, (7288 contro 7613), e tutto ciò nonostante l’aumento del numero dei controlli effettuati.
Un’altra domanda viene spontanea: in un Paese in cui le amministrazioni pubbliche incidono sul 46% del Pil con le loro entrate, perché non si riesce a impostare un serio confronto sugli evidenti eccessi del prelievo fiscale? E ancora, perché l’Italia non riesce a far propria un’agenda di riduzione delle tasse a fronte della maggiore efficienza e del migliore indirizzo delle politiche pubbliche?
L’argomento fisco è controverso, e frequentemente si presta ad interpretazioni di comodo, ma i numeri sono numeri e non possono essere travisati, e proprio per questo a fronte ad entrate tributarie sempre più consistenti dovrebbe corrispondere un maggior vigore nel controllo della spesa pubblica, l’eliminazione degli sprechi e la riduzione dei vantaggi riservati a poche categorie di privilegiati.
Tutto questo sembra essere ancora molto lontano, e pertanto non vi sono segnali che possano indurre all’ottimismo. Un fatto sembrerebbe essere assodato: senza equità fiscale e senza oculatezza amministrativa nella spesa non si potranno raggiungere risultati soddisfacenti, e questo indipendentemente dal colore della casacca di chi governa, anche se i distinguo e le diverse filosofie economiche e sociali incidono e potrebbero rappresentare la vera differenza.

Dario Meschi

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