L'editoriale

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 15 aprile 2007 - Anno 7 - Nr. 15

veranda

In questo numero

Articoli

Rubriche

Inoltre...

La provocazione

Sezione#1_1Ho riflettuto sulle politiche urbanistiche introdotte o semplicemente annunciate da alcuni sindaci del meratese, e promosse, almeno nelle intenzioni, per frenare la crescita edilizia mediante l’introduzione di vincoli urbanistici, e con l’inserimento dei territori amministrati nei parchi di tutela, purtroppo nel vano tentativo di rimediare alle scelte irresponsabili compiute fino ad oggi.
Gli effetti nocivi delle politiche urbanistiche, e la mancanza di un coordinamento intercomunale, provinciale e regionale sono sotto gli occhi di tutti, in alcune realtà territoriali più che in altre, ma, per salvare il salvabile, nel lodevole tentativo di riqualificare, per quanto ancora possibile, il patrimonio ambientale, tutto sarà lecito, e quindi ben vengano iniziative in grado di migliorare in parte la situazione.
A questo punto però, fatte le debite premesse, nessuno dovrà più sgarrare, e pertanto non saranno ammesse defezioni e incertezze o cambiamenti di direttive giustificabili da interessi del tutto particolari, e questo dovrà valere sia oggi che in futuro, quando i nuovi strumenti urbanistici consentiranno la “trattativa” tra i privati cittadini, gli imprenditori e gli amministratori: un nuovo e pericoloso sistema di gestione del territorio che si presta a rischi ben più gravi di quelli finora affrontati, lasciando un’eccessiva discrezionalità alle amministrazioni locali.
Gli amministratori, per far quadrare i bilanci, quanti e quali sacrifici in termini di spreco di territorio saranno disposti ad accettare, e, soprattutto, chi favoriranno nelle loro scelte e chi no? Quale sarà il criterio adottato e quali i paletti da rispettare?
Certamente nessuno potrà violare le zone vincolate e questo è già un buon risultato, (solo in questo senso può essere giustificato il rigore di alcuni sindaci, pochi in verità), ma la necessità aguzzerà l’ingegno e quante e quali aree potranno ancora essere lottizzate?
La risposta la vorremmo ricevere proprio dai sindaci, gli stessi che rilasciando dichiarazioni pubbliche pregne di buoni intenzioni, tratteggiando un futuro migliore, iniziando da coloro che governano i comuni dove gli eccessi sono evidenti, ma anche altri, i più virtuosi, magari iniziando dal sindaco di Merate Giovanni Battista Albani, che sarà ricordato per aver partecipato a tutte le decisioni di ambito urbanistico dagli anni ’80 in poi, per poi, sulla strada di Damasco, aver ritrovato la fede, al punto da assumere i panni di un nuovo crociato.
Per coerenza il primo cittadino meratese dovrebbe vincolare tutti i territori comunali, quali ritenuti di maggiore pregio ambientale e gli altri meno caratteristici, ma ugualmente importanti, quindi le zone agricole e rurali e gli agglomerati urbani dove lo sviluppo è stato disordinato, com’è successo nella frazione di Brugarolo dove gli scempi sono stati numerosi e la miopia politica ha permesso realizzazioni alquanto discutibili, in una confusione inquietante tra residenza ed attività produttive.
Così operando non si discuterà più dell’ormai famoso “bollino giallo”, nè tanto meno della possibilità di continuare la costruzione di scatole prefabbricate in cemento armato, che violano il paesaggio e la natura, seppur ospitando nuove attività lavorative, peggiorando così la viabilità e la vivibilità di quei luoghi e la convivenza tra destinazioni d’uso diverse e contrastanti. 
Se veramente si volesse fermare lo sviluppo, anche quello ritenuto compatibile, (In materia di compatibilità si potrebbe discutere all’infinito senza trovare alcuna soluzione praticabile) valorizzando soltanto quanto finora realizzato, non esisterebbe altra possibile soluzione se non quella di intervenire nei recuperi e nelle sostituzioni edilizie, oltre evidentemente all’incentivazione degli intereventi di ristrutturazione dei vecchi fabbricati.
Purtroppo nessuno avrà il coraggio di promuovere politiche urbanistiche rigorose e, aldilà dei facili proclami o di solitarie iniziative, si continuerà imperterriti verso lo spreco di nuovi terreni: chi eviterà la classificazione del territorio in classi di merito diverse, dove non costruire o procedere imperterriti in nuove urbanizzazioni, continuando a trasformare i terreni agricoli in edificabili con un’inquietante discrezionalità?
Aveva ragione un politico meratese, forse si trattava del leghista Andrea Robbiani, nel sostenere che non esistono territori di serie “A” o di serie “B”, e nemmeno cittadini privilegiati e fortunati ed altri accompagnati dalla mala sorte.

Dario Meschi

Torna alla homepage

Scriveteci: posta@macchianera.it

Line

Copyright © 2001-2007 Macchianera.it. Sito by Fly-On-Web
Contattare il Webmaster per problemi tecnici.
Tutti i diritti sono riservati.  Il materiale presente in questo sito non può essere riprodotto, neanche in parte, senza il consenso di macchianera.it. Il sito segue le regole della legge 675 sulla privacy, relativamente alle mail ricevute