Sotto la lente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: martedì 3 aprile 2007 - Anno 7 - Nr. 13

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Governo e politiche sociali

Sezione#3_1In una recente intervista rilasciata durante una trasmissione radiofonica la senatrice Acciarini, sottosegretario alla famiglia, ha dichiarato, lasciando sbigottiti molti ascoltatori, che le famiglie andranno sostenute, in particolare quelle con figli in età inferiore a tre anni, non considerando, al contrario, che i figli costano soprattutto da grandi.
Le azzardate affermazioni della rappresentante del governo Prodi dimostrano come sovente si parli tanto per dire, e si affermino concetti generici che si commentano da soli, quasi s’intenda rassicurare i genitori dividendoli per categorie, in base all’età dei loro figli, individuando un’assurda classifica di meriti che contrasta con la realtà e con l’intelligenza di chi ascolta.
L’arte della rassicurazione è propria di chi svolge l’attività politica, serve ad attrarre consenso tra quanti sono poco informati o non dispongono del tempo e della capacità di analisi per soppesare i messaggi, spesso promozionali, che depongono a sfavore di chi li pronuncia.
Le politiche sociali, e in particolare l’attenzione alla famiglia, si dovrebbero dimostrare in modo diverso, magari imitando i Paesi più civilizzati del nostro, dove le risorse impegnate per aiutare i genitori, indipendentemente dell’età dei loro figli, ammontano a percentuali considerevoli del Pil.
La Francia, tanto per citare un esempio, spende il 3 % del Pil, contro lo zero virgola qualcosa elargito dal nostro governo, offrendo generosi assegni famigliari, asili nido gratis per tutti i bambini, scuole aperte anche il pomeriggio, non limitandosi a proclami propagandistici o ad annunci stonati che indignano le coscienze e si contrappongono ad altre manovre, come le addizionali Irpef, l’aumento delle aliquote catastali e quindi dell’Ici, il rincaro delle tariffe dei servizi pubblici, l’introduzione di nuovi ticket, e tante altre gabelle indegne di un popolo civile.
Un tentativo per governare, adottando scelte severe in pochi casi veramente necessarie, purificando la coscienza, magari mitizzando le liberazioni affrontate senza colpire i settori vitali, ed evitando di contrastare i grandi monopoli pubblici e privati.
La demagogia toglie credibilità, genera sfiducia, costringe i sindacati di sinistra a protestare e manifestare contro il governo, e addirittura alcuni esponenti sindacali hanno sostenuto, con dichiarazioni dure e autorevoli, come quelle rilasciate dal segretario della Cgil Cofferati, che, senza possibilità di fraintendimento, ha quantificato in ben 1.200 euro l’anno le maggiori imposte a carico dei lavoratori, e ciò nonostante le maggiori entrate tributarie, conseguite (è innegabile ammetterlo) alla politica fiscale introdotta dal ministro Tremonti e dal governo Berlusconi, e solo in parte alle successive manovre decise dal governo Prodi.
Gli italiani meritano chiarezza, onestà intellettuale e rispetto, e per questo è lecito comprendano come stanno veramente le cose per trarne le dovute considerazioni. Certo, ogni governo, indipendentemente dalla sua composizione politica, è condizionato e tende ad effettuare scelte di parte, favorendo gruppi economici, le banche ed i potentati, ma purtroppo è risaputo che la politica non può prescindere da continue mediazioni con i poteri forti e con i detentori dei grandi capitali. Purtroppo i bistrattati saranno sempre gli stessi, i lavoratori dipendenti, gli autonomi, i pensionati, gli artigiani e le piccole e medie imprese che affrontano il futuro tra innumerevoli difficoltà e tra un’infinità di adempimenti burocratici. Spesso queste categorie non si accorgono della ripresa che coinvolge soprattutto i grossi gruppi e le grandi aziende, favorendo i ricchi, e non certo chi campa dovendo far quadrare, giorno dopo giorno, i conti della spesa.
L’Italia delle disuguaglianze è inattaccabile perché è difesa da chiunque detiene il potere, nonostante le diversità che esistono tra destra e sinistra, e proprio questo forse è il prezzo della democrazia, e in particolare della degenerazione delle sue regole.

Dario Meschi

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