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Un disastro annunciato
Roberto Perego, consigliere di maggioranza nell’amministrazione comunale cittadina, con encomiabile zelo ha ripercorso, ricostruendolo, l’iter burocratico e amministrativo affrontato dal progetto in corso di realizzazione nel cantiere di via Cazzaniga, e in particolare esaminando l’originario contratto di appalto sottoscritto tra il comune di Merate e la Cias Group, rilevando la presunta nullità dello stesso alla luce delle norme contenute nella legge Merloni, in quanto uno dei contraenti, in questo caso il comune, avrebbe imposto all’altro clausole ritenute vessatorie e capestro. Non essendo esperto in materia giuridica e non conoscendo appieno i contenuti della legge, non dispongo di alcun argomento per contrastare l’opinione del giovane avvocato, che dimostra comunque di interpretare nel modo più corretto il ruolo istituzionale che ricopre. Indipendentemente dall’aspetto giuridico di questa sofferta vicenda, è giusto affermare la pericolosità di un contratto che prevedeva in sostanza una parziale permuta, costringendo l’appaltatore ad affrontare i lavori utilizzando in parte anche le proprie risorse finanziarie. Nulla di scandaloso se si considera che l’impresa non era una piccola e sprovveduta azienda, ma una società per azioni, con fatturati consistenti e con una forza finanziaria di tutto rispetto. Si può però argomentare, essendo la committente un ente pubblico, sull’opportunità e sull’eticità di una scelta che ricorre spesso tra imprenditori privati senza per questo turbare la coscienza di nessuno. L’accordo era pericoloso e pertanto nell’interesse generale poteva essere evitato, per quanto mi riguarda, avendo ricoperto all’epoca della sottoscrizione del contratto una modesta responsabilità politica, criticai pubblicamente la scelta, che non avrebbe provocato da sola il fallimento della Cias (forse ha rappresentato una delle numerose concause), ma poteva, come purtroppo è accaduto, creare disagi e favorire la nascita di contenziosi. In realtà nessuno è stato costretto con la forza a firmare il contratto, anche se la discutibile mossa della giunta Perego si è dimostrata nefasta sia per gli interessi della città, sia per il futuro politico di chi l’aveva sostenuta. Il vero problema delle disavventure e degli inconvenienti, in parte voluti, e in parte piovuti dal cielo, è riconducibile ancora una volta alla legge Merloni, che, nata per contrastare tangentopoli e il malcostume che spesso regolava il sistema dei pubblici appalti, spesso si è dimostrata inadeguata alle necessità. Il provvedimento legislativo si è dimostrato nocivo, consentendo censurabili e sciagurati subappalti, la vera iattura insita nei contratti, togliendo alle municipalità la facoltà di poter scegliere i propri interlocutori, dovendo inoltre accettare imprese sconosciute, a volte inaffidabili, non potendosi affidare ad imprese locali, sicuramente più sicure di altre; evitando così che il vincitore dell’appalto, spesso con la maestria di chi sa scrivere più che lavorare, renda fruttifero anche il peggior contratto, abusando delle varianti in corso d’opera, dello scarso controllo, e profittando delle riserve, ossia le contestazioni più o meno motivate, che provocano contenziosi, ma anche lucrosi rimborsi economici. Dissertare a posteriori su quanto è accaduto, considerando vicende tanto complesse, contrastate e sciagurate, è facile, potrebbe sembrare inutile o perfino demagogico, anche se rappresenta l’unico modo per comprendere gli errori: l’esperienza, anche la più difficile, crudele e spietata, dovrebbe servire ad evitare il ripetersi di scelte avventate o almeno troppo rischiose. Auguriamo, rivolgendoci all’attuale amministrazione di cui Perego è parte integrante, attiva e indipendente, che possa incontrare migliore fortuna nell’affrontare i nuovi cantieri, magari dimostrando maggiore oculatezza di chi, per troppo ottimismo, li ha preceduti.
Dario Meschi
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