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I confini della democrazia
Quali sono i confini della democrazia e della credibilità dell’ordinamento istituzionale? Chi governa può continuare ad esercitare il potere in assenza di una maggioranza politica e del volere dei cittadini? La risposta dovrebbe essere scontata, ma purtroppo nel nostro Paese tutto è differente e opinabile, e procede in maniera anomala e forzata, i “poltronisti”, ossia i rappresentati della maggioranza parlamentare, pur di rimanere avvinghiati al proprio scanno, proseguono imperterriti per la loro strada infischiandosene di tutto e di tutti. Chi ha assistito alla trasmissione di “Porta a Porta” di martedì scorso, dedicata al risultato del voto sulla missione militare in Afghanistan, sarà rimasto sconcertato dalle dichiarazioni dei rappresentanti del governo presenti all’incontro, in particolare da quanto è stato affermato da Francesco Rutelli, che vantando la solidità della coalizione, in realtà sostenuta ancora una volta dai senatori a vita, che ha raccolto soltanto 155 voti contro i 158 necessari a legittimare l’azione di governo, intendeva mischiare le carte e confondere i telespettatori.
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L’atteggiamento fumoso e strumentale assunto per giustificare una forza numerica e politica inesistente irrita le persone di buon senso, abituate a ragionare con la loro testa, e pertanto poco propense a farsi prendere per i fondelli: il centrosinistra vuole rimanere al potere a tutti i costi, grazie ai voti dei venerandi senatori a vita, e di quello occasionale, com’è stato nello specifico, di alcuni senatori della minoranza? Lo faccia dichiarandolo apertamente con dignità e chiarezza, e soprattutto assumendosi tutte le responsabilità conseguenti ad un atteggiamento contrario alle regole democratiche. Il Paese dovrà affrontare le riforme necessarie nel settore della previdenza, dei lavori pubblici, della famiglia e in politica estera, e non lo potrà fare con atteggiamenti forzosi e senza rispettare il comune sentire che attraversa la penisola, salvo indebolire la credibilità dei principi basilari della democrazia, sminuendo la fiducia nelle istituzioni e in un sistema parlamentare che si regge su precari equilibri. Bene hanno fatto le opposizioni ad astenersi dal voto, e persino l’Udc, seppur votando a favore per coerenza rispetto alla linea assunta in precedenza, ha ribadito la necessità di interrompere il cammino di un’armata senza guida e senza obiettivi comuni. La politica dell’imposizione, dei conteggi aritmetici e delle illusioni non può pagare, non unisce, e soprattutto non contribuisce alla crescita del nostro Paese, anzi al contrario indebolisce la credibilità nelle istituzioni favorendo delle pericolose involuzioni. La maggioranza governativa è contestata dai propri sostenitori, dai sindacati, dai pensionati e dai lavoratori dipendenti, dagli autonomi e dagli imprenditori, dalle grandi e piccole aziende, dalle associazioni di categoria, dai commercianti e dagli artigiani. La situazione è difficile, in quanto non consente di assumere i necessari provvedimenti e costringe a farse disgustose, ed è innegabile che la situazione stia divenendo sempre più incontrollabile, anche per gli stessi esponenti della maggioranza: Fausto Bertinotti è contestato platealmente, i rappresentanti di partiti sono divisi sulle scelte fondamentali, spesso ricattati da minoranze radicali ed estremistiche. Proprio per questo, di fronte ad una realtà difficile e immutabile, è inimmaginabile che si possa proseguire così all’infinito, e forse, una volta per tutte, dovrebbe prevalere non l’interesse di parte, ma quello di tutti gli italiani.
Dario Meschi
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