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Visione sulla palude
Questo è il mondo della palude. Mondo grigio, misero, povero. Vi siede una nebbia eterna che sempre m'atterisce. Fra gli abitatoti della palude, aspetto il mio mattino luminoso; la nebbia serale m'atterisce e m'avvolge: Ma verrà quel mattino. Fra gli orrori, nella nebbia fitta, tutto si fa grigio quaggiù, sulla palude. Di quando in quando, l'anima mia lampeggia, ne getto le scintille sui mostri e, perché non bruci, perché esista, alzo dal grigiore, di quando in quando, la mia grande testa superba. Sono un uomo di luce, nascosto in nebbia, sono la volontà che aspetta, sono la meraviglia della palude, nato per la luce, ma fermo quaggiù; aspetto il mattino che scioglie le ombre, aspetto che venga l'aurora. E ci sarà, l'aurora. Un mattino stupendo; sulla palude cresceranno vulcani, verrà un esercito di raggi e trascorrerà sul mondo intero. Sarà colonna di fuoco ciò che è orrore di nebbia, saranno un fiume di fiamme la mota, la scoria; il triste volere che adesso langue sarà volontà di trionfo.
Salirò forse su alti vulcani con una superba bandiera rosso-sangue e sopra le barricate griderò con voce di bombe chiamando la distruzione; scatenerò il mare dei peccati, perché strappi i pini, le canne, perché scorra dall'alto verso il basso a ripulire a fondo tutta la terra, perché ribolla la volontà stagnante, assetata di dighe. Ma, mentre io starò sul vulcano, riderà forse una donna verso di me. La copra un mare di capelli rosso-oro: Abbia il petto, le spalle di bianche spume, gli occhi di morte, l'alito di fuoco, e sia figlia del demonio. Ed io getterò la bandiera, correrò, cadrò ai suoi piedi, voglioso di bruciare nella fiamma; la forza incatenata nella palude crescerà in me centuplicata: Cadrò su di lei con amore mortale, mi coprirà il mare rosso e oro e in esso mi sommergerò, uccidendo, morendo.
Endre Ady
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