Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 10 marzo 2007 - Anno 7 - Nr. 10

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La vergogna dell'astensionismo

Sezione#2_1Il “Devoto Oli”, il dizionario della lingua italiana, definisce così la parola astensionismo: “atteggiamento di protesta consistente nell’ostentata rinuncia a partecipare alla vita politica o a un determinato atto politico”.
Vi chiederete come mai un editoriale possa cominciare con una pedante precisazione lessicale, e il motivo di questa scelta è molto semplice: spesso i politici e gli amministratori pubblici, ad ogni livello istituzionale e per una serie complessa di ragioni, di convenienze, di opportunismi, di strategie e di bizantinismi, di fronte a decisioni importanti, preferiscono non assumere una posizione esplicita e inequivocabile, optando per una formula poco impegnativa, ma purtroppo abusata e discutibile, l’astensione, che odora in alcune circostanze vagamente di viltà e di scarsa determinazione, facendo così fraintendere, anche quando ci sono delle reali motivazioni, interessi o manovre poco limpide e giustificabili o l’incapacità di esporsi assumendosi le conseguenti responsabilità.
Questo discutibile modo di proporsi si riscontra quotidianamente un po’ ovunque, soprattutto quando si devono assumere difficili decisioni: nei palazzi romani, nelle sedi istituzionali della politica e nelle realtà locali. Spesso nessuno si scandalizza per questa forma di “legalizzata e disonorevole vigliaccheria politica”, che rientra nella consuetudine e non turba le coscienze.
La non scelta, l’assenza di una posizione comprensibile ed inequivocabile di fronte a decisioni importanti preserva da contrasti e da ritorsioni, non pregiudica futuri rapporti, non espone troppo i rappresentanti eletti dal popolo, e consente loro di cambiar opinione e magari anche casacca senza essere accusati di tradimento e di altre non meno nobili motivazioni.
Detto questo, come non biasimare quanto è successo nell’ultimo consiglio comunale di Merate, dove di fronte ad un provvedimento di enorme rilevanza per la città, come l’inserimento di poco meno del 40% del territorio comunale nel Parco dell’Adda Nord, i rappresentanti di alcune opposizioni consiliari, con la sola esclusione dei consiglieri di Merate Futura, abbiano scelto l’astensione, per l’evidente timore di assumersi responsabilità nei confronti dei loro elettori. Infatti, anziché cavalcare l’argomento, approfondirlo e farlo conoscere ai cittadini, hanno preferito non esporsi, attivandosi nelle piazze e nelle case per spiegare i rischi di una scelta dettata per lo più da facile, scontato e retorico populismo, da ambientalismo di maniera, e dall’incapacità di proporre soluzioni in grado di garantire sviluppo, garantendo così quella tutela ambientale che appartiene sempre più alla cultura e alla sensibilità delle persone di buon senso.
Gli eccessi difficilmente portano a buoni risultati, così come la protervia e l’arroganza che spesso si percepiscono nelle assemblee consiliari e nella gestione della cosa pubblica, in tutti i comuni d’Italia e, proprio per questo, è lecito pretendere chiarezza, coraggio e determinazione da coloro che rappresentano i cittadini e, nella fattispecie, alla maggioranza assoluta dei meratesi che non hanno votato per l’attuale maggioranza, che scimmiotta e riflette in negativo la compagine disunita e disarticolata che governa tra tensioni e scarse condivisioni ideologiche, politiche e culturali, sotto l’egida di Romano Prodi.
Se Aldo Castelli, in considerazione delle precedenti responsabilità amministrative, ha dimostrato coerenza e lungimiranza - dovremo ricordarlo al momento di esprimere una preferenza nelle prossime elezioni comunali, che sembrano lontane, ma che ormai si palesano all’orizzonte - i consiglieri leghisti e quelli di Merate al Centro hanno deluso le attese.  E, seppur criticando con alcuni distinguo la scelta, definita in alcuni miei precedenti editoriali un’azione disdicevole, quasi un vero e proprio misfatto (uno degli articoli proposti è stato letto e riproposto in aula durante la discussione dal consigliere Andrea Massironi), hanno peccato di ingenuità, optando per un’astensione, che peserà a lungo sulle loro coscienze di uomini e di politici: da Angelo Mauri, un tecnico in grado di comprendere a fondo le problematiche che deriveranno da questa improvvida deliberazione, (Massironi, assente al momento del voto si è battuto con veemenza), entrambi rappresentanti della predente amministrazione, avremmo preteso di più.
Non sarà facile per i consiglieri di minoranza rispondere ai propri sostenitori, soprattutto quando dovranno rendere conto del loro operato, o magari affrontare di nuovo il giudizio elettorale; come sarà difficile, anche per i numerosissimi tecnici liberi professionisti, che operano nel territorio, giustificare il proprio imbarazzante silenzio, su argomenti tecnici che dovrebbero conoscere bene, evitando di esporsi, forse per non compromettersi.

Dario Meschi

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