|
Quale privacy?
Molti si chiedono quale sia l'utilità dell'introduzione delle normative sulla privacy, che hanno portato, spesso con assenza di buon senso, ad adempimenti inutili e farraginosi, per poi lasciare campo libero ad azioni di spionaggio contro le attività pubbliche e private, all'informazione scandalistica e invadente, e ad altre manifestazioni di aperta violazione dei diritti privati di ogni cittadino (basterebbe addirittura entrare nei corridoi di un Tribunale per leggere davanti alla porta dei magistrati gli elenchi delle persone interessate dai procedimenti civili e penali). Un esposto presentato al Garante della privacy dal sindaco di Missaglia (Lecco) denunciava una situazione d'intollerabile mancanza di riservatezza. Infatti, secondo il parere di Marta Casiraghi, borgomastro leghista del ridente paesotto brianzolo, i sacchi trasparenti utilizzati nella raccolta dei rifiuti violavano apertamente ogni forma di riservatezza, lasciando intravedere il loro contenuto e quindi il giornale preferito (Libero anziché L'Unità), l'utilizzo di farmaci, l'uso di specifici prodotti, la corrispondenza con indicazione del mittente, e quant'altro.
 |
Dopo un lustro l'Authority ha finalmente risposto, affermando che i sacchi dell'immondizia trasparenti che rivelano quindi il loro contenuto, oppure presuppongono forme di identificazione, sono da considerarsi fuori legge. Effettivamente la spazzatura è rilevatrice delle abitudini e del tenore di vita dei cittadini, pertanto tutti i sacchi che mostrano avanzi cartacei, flaconi, confezioni di medicinali, scatole, bottiglie e resti di cibo, sono da considerarsi illegali. A questo punto nasce il problema di sostituire i sacchi colorati, in tonalità azzurrina, viola e verde, con altri che non consentano di vedere al loro interno indiscretamente: ma cosa succederà delle scorte, e perché i prodotti inidonei non sono stati prontamente ritirati dalla commercializzazione, e sostituiti con altri sacchi a norma? Conoscendo la situazione italiana è inutile scandalizzarsi, nei supermercati si continuano a vendere le vecchie confezioni, la gente le acquista ignara del nuovo provvedimento e tutto prosegue come prima. Il nostro è per davvero un Bel Paese, dove tutto è normato e codificato, ma poco applicato: si varano leggi e decreti a ritmo frenetico senza però preoccuparsi di farli conoscere e rispettare. Qualcuno minimizza il problema, forse a ragione, se si considera la violenza di certa informazione che scava nella vita privata di tanti malcapitati, non protagonisti della vita pubblica o dello spettacolo, non criminali o illustri rappresentanti di istituzioni o associazioni, ma semplici cittadini, senza che nessuno protesti o intervenga: alcuni sostengono che spesso l'immondizia è raccolta nelle buste di plastica della spesa, generalmente quelle con il logo dei supermercati, mentre il sacco più utilizzato è quello nero non trasparente, forse ignorando le problematiche e l'importanza della raccolta differenziata molto diffusa in diverse regioni, che non può prescindere dall'utilizzo di contenitori colorati in quanto differenziati. L'esigenza, del resto giustificata, di poter controllare i sacchi per accertare il loro contenuto e la corretta separazione dei rifiuti solidi, si scontra con la volontà di garantire la riservatezza, rendendo quasi irrisolvibile il problema ed evidenziando i limiti di norme troppo sofisticate e difficili da applicare. Non conoscendo gli sviluppi di questa "putrida" situazione, e nemmeno comprendendo chi e quando riuscirà a far rispettare le regole, soprattutto in alcune città e regioni d'Italia dove l'immondizia si accumula per le strade formando uno scenario da incubo tra l'indignazione, la rassegnazione, ma anche l'indifferenza, se non addirittura il menefreghismo, di tanti nostri connazionali, bisogna richiamare il governo e le amministrazioni locali alle loro gravi responsabilità. Lo Stato deve imporre le regole, provvedere a nuove discariche e altri sistemi di riconversione dei rifiuti, senza subire ricatti campanilistici e senza lasciare spazio alle attività criminali che speculano sull'emergenza, introitando immense fortune: la situazione di anarchia presente in alcune regioni del Sud dovrebbe fare riflettere e indurre a politiche più serie e rispettose.
Dario Meschi
|