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Poema della montagna
IX
Andrà il tempo, e al posto della pietra col mio nome: lastre lisce. Costruiranno villette sulla nostra montagna: giardini, orti, palizzate,
Dicono che in periferia l'aria è più buona, che si vive meglio. E verranno a strapparne straccetti, a butterarla di sbarre,
a spianare i miei valichi, a rovesciare tutti i miei burroni! Perché è giusto che almeno qualcuno abbia case per essere felici, felicità
di casa, con casa. Amore senza salassi, imbrogli! Sei donna - sii forte - sopporta! (Oh, c'era, c'era, quando lui veniva
- la felicità!) Amore senza fronzoli di addii e ferite. Sulle nostre rovine nascerà la città dei mariti e delle mogli.
E in quell'aria beata - finche c'è tempo, godi! - bottegai in libera uscita andranno a ruminare sui guadagni,
a progettare stanze e corridoi: ogni chilo di carne - un mattone! Giacche è giusto, almeno per qualcuno: tetti con nidi di cicogne!
X
Ma sotto il peso di quelle fondamenta ricorderà il gioco la montagna. C'è la follia - non c'è l'oblio: montagne di tempo ha la montagna!
Dalle ostinate crepe il villeggiante capirà in ritardo: non collina fiorita di famiglie - vulcano uscito dal letargo!
Non si può incatenare il Vesuvio coi vigneti. li gigante - legarlo con il lino ! Basta la pazzia sola delle labbra
e leoni si rivoltano i vigneti eruttando lava d'odio. Puttane le vostre figlie! I vostri figli - poeti!
Bella, cresci bambini senza padre! Rovinati con le zingare, ragazzo! Non vi sarà fertile la terra, corpi, sopra il mio sangue!
Più salda di pietra angolare, come sul letto di morte - giuro: non avrete felicità di valle, formiche, sulla mia montagna!
All'ora ignota, alla data oscura, vedrete in tutta la famiglia l'enorme, smisurato monte del settimo comandamento.
Marina Cvetaeva
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