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Bellagio e il referundum
“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a restringersi, e a prender corso e figura di un fiume, tra un promontorio a destra e un’ampia costiera dall’altra parte…” Alessandro Manzoni
Il lago di Como è uno dei bacini lombardi di origine glaciale, appartiene alle province di Como e Lecco; con i suoi 416 metri di profondità (nei pressi di Argegno) è uno dei laghi più profondi d’Europa; è il terzo più grande d’Italia, dopo, rispettivamente, il lago di Garda e il lago Maggiore; ha una forma caratteristica a “Y” rovesciata, e dove i due rami si dividono sulla punta che traguarda Varenna insiste il promontorio di Bellagio.
Il promontorio di Bellagio
I giornali locali hanno concesso ampio spazio ad una notizia che riguarda i cittadini di Bellagio, una delle località più belle e affascinanti del lago di Como, che presto potrebbero essere interessati da un referendum per decidere se rimanere in provincia di Como o se essere inclusa in quella di Lecco. Il paese lacustre noto in tutto il mondo ha concesso il proprio nome ad un lussuoso albergo di Las Vegas, la capitale del gioco d’azzardo, dove si è cercato di ricreare, con scarso successo, il panorama lacustre e la sua tipica e caratteristica architettura. Il ridente paesino, che conta 3007 abitanti suddivisi in 1370 famiglie, è amministrato dal sindaco Mario Gatti. Dagli inizi della sua storia fino ai primi anni del Novecento Bellagio era quasi isolato, e raggruppava poche case di pescatori e di agricoltori; per poter raggiungere la pianura bisognava arrivare a Civenna percorrendo una strada carrozzabile eseguita dagli austriaci. La situazione è migliorata nel 1914 con l’apertura della strada che conduce a Como e pochi anni dopo con quella per Lecco. Il desiderio di cambiare provincia nasce da un forte legame con le realtà sociali e commerciali del comprensorio lecchese, infatti, nella possibile scelta, influiscono in modo rilevante la comodità e la qualità dei servizi: l’80% degli studenti frequenta le superiori a Lecco, ed anche i servizi sanitari fanno riferimento alla città manzoniana. Inoltre, la distanza chilometrica e la velocità di percorrenza delle strade che collegano Como e Lecco sono diverse: per arrivare a Como serve più tempo e una volta giunti in città si deve affrontare un centro urbano più caotico, con minore facilità di parcheggio e con i negozi e i centri commerciali meno facili da raggiungere. Lecco è una piccola città più vivibile e meno congestionata, ma nel contempo offre gli stessi servizi e le stesse infrastrutture pubbliche di una realtà più grande. Il clamore e l’attenzione derivante dal referendum apriranno anche una questione di carattere politico, in quanto Bellagio, come altri comuni rivieraschi, rivendica maggiore attenzione, e soprattutto nuovi investimenti in grado di favorire un ulteriore incremento turistico. Quindi, indipendentemente dall’esito e dalla provincia che sarà prescelta, se si terrà la consultazione popolare, non ci si potrà esimere dal considerare un piano di interventi che preveda il miglioramento della viabilità e il ripristino dei collegamenti lacustri, che, per ragioni economiche, sono ormai ridotti all’essenziale. Ed è quindi incomprensibile come dei splendidi e caratteristici luoghi, nonostante la fama di cui dispongono, debbano sopravvivere rinunciando ai benefici che un’abile politica di sviluppo potrebbe ingenerare. Forse una provincia più piccola, anche se con meno risorse a disposizione, ma più attenta alla specificità territoriale, potrebbe dimostrarsi in grado di favorire nel tempo un significativo miglioramento. La promozione dell’immagine del Lario non dovrebbe essere appannaggio della sola provincia ma dell’intera regione ed anche dello Stato.
Dario Meschi
L’hotel Bellagio a Las Vegas
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