Sotto la lente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 7 gennaio 2007 - Anno 7 - Nr. 1

In questo numero

Articoli

Rubriche

Inoltre...

Un inarrestabile allargamento

Dal primo gennaio del 2007 la Comunità Economica Europea, per la quinta volta consecutiva, ha allargato i propri confini fino ad arrivare alle sponde del Mar Nero.
La continua ammissione nella CEE di Paesi dell’Est sta snaturando le caratteristiche e la stessa natura istituzionale di questa unione che, invece di puntare su un’unità politica, preludio ad un’unica confederazione di stati organizzata come il modello americano, ospita Paesi culturalmente, socialmente e politicamente molto diversi tra loro pur di intensificare i rapporti commerciali e rafforzare le strategie di mercato.
La vecchia Europa, invece di dimostrarsi una coalizione coesa con regole, obiettivi e principi condivisi, sta diventando sempre più un supermercato, dove nella spettacolarità e nei fasti delle luci e dei colori, si possono acquistare merci a basso costo, ma di scadente qualità. Il paragone può sembrare irriverente ed offensivo nei confronti delle popolazioni dell’Est, ma in realtà mette in luce le difficoltà di un’involuzione pericolosa, destinata a compromettere gli equilibri sociali e politici all’interno degli stati promotori dell’originaria e un tempo ristretta comunità europea.

Sezione#3_1

I traumi già vissuti in passato nell’affrontare il processo di allargamento, invece di indurre alla prudenza, in considerazione delle difficili esperienze già affrontate e delle difficoltà di trovare un’unità d’intenti tra popoli profondamente diversi tra loro, che spesso non sanno rinunciare a egoismi e deleteri campanilismi, procedono senza un’affinità di vedute, senza un progetto comune e una forte identità etico-culturale. 
Prima di procedere a nuove adesioni sarebbe stato opportuno assestare quest’anomala comunità di popoli, trovando i possibili equilibri, stabilendo regole e principi, rinunciando ad accogliere altri paesi impreparati ad accettare un sistema sociale, politico e istituzionale a loro sconosciuto ed estraneo.
L’unione troppo rapida di popoli diversi per cultura, tradizioni e storia, non favorisce la crescita, ma anzi provoca l’aumento delle diversità, delle divisioni e della precarietà, non elimina lo sfruttamento tra i Paesi più ricchi e quelli più poveri, e favorisce l’incremento delle tensioni e dei disagi di carattere sociale.
Proprio per questi motivi cresce continuamente la percentuale degli europei che si dichiarano contrari all’ammissione di altre nazioni (42%), e si accorcia la forbice nei confronti dei favorevoli all’espansione (46%).
La Germania, che ha denunciato i pericoli di una scelta azzardata proprio sull’esperienza del trauma che ha vissuto e vive dopo la riunificazione, e in conseguenza della libertà di movimento di masse sempre più consistenti di extracomunitari, non è stata ascoltata e sono prevalse invece le volontà di espansione. 
Con l’ingresso di Sofia e di Bucarest e trenta milioni di nuovi cittadini europei, il baricentro dell’Unione Europea si è spostato ancor verso Est, dopo le adesioni del maggio 2004, quando entrarono dieci nuovi paesi, otto dei quali appartenenti all’ex blocco comunista.
Romania e Bulgaria sono portatrici di un tasso di crescita fra il 5 e il 6%, pertanto contribuiranno a vivacizzare gli scambi rafforzando l’economia generale, ma i problemi non mancheranno, soprattutto in alcuni settori come la lotta alla corruzione, la gestione dei fondi agricoli, e il mantenimento di standard di sicurezza alimentare inerenti l’export di latte e carne.
La CEE si è limitata a tenere in osservazione per alcuni mesi i nuovi entrati, precedendo con gli stessi criteri precedentemente assunti nei confronti degli altri dieci paesi, adottando normative di salvaguardia per i primi tre anni dall’adesione. Ma, se sotto il profilo commerciale si potranno intensificare i controlli, come si potrà intervenire per limitare i flussi verso l’ovest dei tanti che sognano ad occhi aperti di raggiungere un nuovo eldorado?
Il vero problema deriverà dalla capacità di accoglienza e non di omologazione, e dall’efficienza delle misure di sicurezza, elementi fondamentali per i cittadini della vecchia Europa che spesso non condividono le strategie commerciali, almeno quando mettono in pericolo la civile convivenza o a repentaglio le loro abitudini, la religione, i costumi, le tradizioni e soprattutto l’ordine pubblico.

Dario Meschi

Torna alla homepage

Scriveteci: posta@macchianera.it

Line

Copyright © 2001-2007 Macchianera.it. Sito by Fly-On-Web
Contattare il Webmaster per problemi tecnici.
Tutti i  diritti sono riservati.  Il materiale presente in questo sito non può essere  riprodotto, neanche in parte, senza il consenso di macchianera.it. Il sito segue le regole della legge 675 sulla privacy, relativamente alle mail ricevute