|
Gli strani silenzi
|

|
|
Goffredo Bursi
|
|
Sembra proprio che la conversione al cottolicesimo sia fuori moda. E perfino in certi ambienti "cattolici", che magari lo scoraggiano, quando non lo diffidano. E ciò a causa di singolari personaggi clericali, per i quali la realizzazione dell'uomo non starebbe nel riconoscere la salvezza portata da Gesù, ma il "restare se stessi", comunque si sia; il non "rinnegare cioè le proprie radici e la propria cultura" anche se un'improvvisa intuizione, un'illuminazione potente, ne mostrasse gli errori, le difficoltà, le forti preoccupazioni, addirittura l'angustia. Per quanto le cose sembrerebbero così, io continuo ad interessarmi agli scritti, alle testimonianze, ai libri, che parlano dei convertiti. A quei testi che la sanno lunga su di loro. E anche in questi giorni di preparazione al Santo Natale, ripensavo la vicenda di due personaggi assai diversi tra loro, ma giunti al cattolicesimo provenienti dall'ebraismo: un rabbino ed una filosofa. C'è da chiedersi anche qui quale fosse l'insegnamento da ricavare da ciascuno di questi casi. E vediamo un pò. Il rabbino è Israel Zolli, quello ex capo di Roma, che nel 1945, prese il battesimo assumendo il nome di Eugenio, in onore di Pio XII per la sua attività in favore degli Ebrei. Proprio all'opposto cioè di una propaganda mistificatoria, seguente e sinistrosa, che tace ad esempio sulla delegazione israelitica che nel 1944 si recò dal Papa per ringraziarlo dell'aiuto della Chiesa nella persecuzione. Che tace ancora sulla cerimonia dello stesso anno, radiotrasmessa anche negli Stati Uniti, promossa dagli Ebrei romani, per esprimere la riconoscenza degli Ebrei a papa Pacelli. Pochi sanno che il Gran Rabbino Zolli era un biblista ferratissimo, tra i maggiori. Scrisse molte volte che riteneva di aver accettato il buon Gesù da un argomento che oggi è considerato anacronistico e pittosto bizzarro, quasi quanto le conversioni: le profezie. Colpito spesso dai capitoli 52 e 53 di Isaia che parlano del "servo di Jahvè", "l'uomo dei dolori", su cui "il Signore fa ricadere l'iniquità di tutti" e che "offre se stesso in espiazione", Zolli da grande specialista esaminò ed esplorò ogni possibilità. Finchè dichiarò: "vidi cadere ogni altra ipotesi e mi apparve vera solo quella del servo profetizzato da Isaia, Gesù crocifisso e risorto". Zolli richiese il battesimo, poi la moglie e la figlia. Testimoniò con l'apostolato la "nuova" fede, in modo esemplare, suscitando l'ammirazione di molti vecchi cattolici, come il gesuita padre Dezza, che scrisse di lui su Civiltà Cattolica. Proprio l'attuale clima ecumenico non potrà permettere che continui uno strano silenzio attorno al cattolico Eugenio Zolli. La filosofa è la beata Edith Stein. La mamma era ebrea osservante, già dispiaciuta per il battesimo della figlia Edith. Che le comunicò la decisione ancora più forte: quella di entrare in un monastero di carmelitane. La madre che non perdonerà mai la figlia le gridò: "ma non si può essere religiosi anche nella nostra fede ?" Ed Edith: "certamente, ma non quando si è conosciuto Gesù il Cristo". Nella risposta della madre è presente tutto il mistero dell'incomprensione di Gesù, l'incapacità di non riuscire a vedere in Lui l'Atteso della storia, la sintesi di tutto il dramma bimillenario del popolo ebraico, e che prosegue ancor oggi: " E tu perchè l'hai conosciuto ? Non voglio dire nulla contro di lui, sarà stato certamente un uomo buono. Ma perchè si è fatto Dio ?".
Goffredo Bursi Alleanza Cristiana per Merate, associazione culturale di critica cattolica della politica, della cultura, della società.
|