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"Poveri" sindaci
Il consiglio comunale di Merate, nell’ultima seduta del 2006, ha consentito un ampio dibattito sull’attività di Retesalute, decidendo di affidare alla società l’espletamento di alcuni servizi d’interesse pubblico ed anche la gestione dello “sportello informagiovani”. Come sosteniamo da tempo, per sopperire all’inutilità di un ente pubblico imposto dalla politica senza precise finalità, e per compiacere il potere fine a se stesso, il controllo dell’attività pubblica e la distribuzione di gettoni di presenza, i comuni del territorio dovranno, volenti o nolenti, trasferire alcune competenze a questo inutile “carrozzone”, con il risultato di veder diminuire i propri impegni economici senza però avere la certezza di ricevere in cambio un servizio adeguato. Il centrosinistra, padrone incontrastato delle municipalità in tutto il territorio della provincia, nel’incedere astratto e parolaio di cui si spesso si alimenta e prospera, prosegue il suo cammino verso la burocratizzazione delle funzioni pubbliche, invece di ravvedersi liquidando tutti gli enti inutili che proliferano nel nostro Paese, sia a livello nazionale che locale, ed insiste nella politica di occupazione delle istituzioni e delle società di servizio, e ancora non sazio, ne inventa, improvvisandole, delle nuove, spesso prive di una motivazione plausibile, ma capaci di soddisfare gli scopi prefissati. E’ appurato come la politica raccolga consenso e voti distribuendo posti al sole: ama le iniziative capaci di coinvolgere la gente, non importa quali siano le finalità, forma i suoi quadri dirigenti mandandoli a fare esperienza in tutte le organizzazioni territoriali per acquisire esperienza, per forgiarli e prepararli alla vita pubblica. Invece che razionalizzare le strutture esistenti, rendendole efficaci e meno costose, prosegue nella proliferazione di iniziative di cui non si comprendono la necessità e le finalità e Retesalute, almeno finora, è stato uno degli esempi più evidenti. Possibile che di fronte alla necessità di risanare la finanza pubblica e di eliminare gli sprechi, nessuno tra i politici, anche dell’opposizione, protesti per il perseverare d’iniziative poco credibili e sicuramente poco utili e funzionali? Le municipalità, gli uffici pubblici e le aziende statali funzionavano meglio quando disponevano di meno personale e, potrebbe sembrare un paradosso, quando non esisteva la tecnologia che avrebbe dovuto accelerare i tempi, migliorare i servizi e diminuire i costi di gestione. Non essendo in grado di comprendere certi meccanismi, essendo un privato cittadino abituato a fare i conti della spesa, a ridurre i costi e migliorare le entrate per contrastare i difficili momenti economici, e per contrastare i prelievi del socio di maggioranza (lo Stato) che incamera circa il 60% delle entrate, sono sorpreso quando qualcuno considera risibile lo stipendio, pari a 2800 euro, di un sindaco; mi scandalizzo quando autorevoli colleghi compiangono il primo cittadino perché oberato da impegni e poco retribuito, e mi chiedo quale possa essere la reazione di un operaio con moglie e figli a carico che vive con poco più o meno di 1.500 euro al mese. La politica, secondo principi etici e morali inoppugnabili, andrebbe affrontata, soprattutto nelle amministrazioni locali, per passione e con spirito di servizio e non per mestiere o per denaro, diversamente si trasforma in un lavoro e come tale assoggettato a regole, a obiettivi da raggiungere con la possibilità, però, anche del licenziamento in tronco.
Dario Meschi
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