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Pillole di saggezza
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Romano Prodi
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Il presidente del consiglio Romano Prodi è un uomo dotato di un evidente spirito umoristico, e non sono di certo mancate le occasioni per apprezzare la sua bonarietà caratterizzata da dichiarazioni salaci; peccato però che spesso ecceda in battute che trasformano la sua bonomia in acredine, facendolo scivolare nel ridicolo e rendendolo inviso a molti, lasciando così spazio alle critiche più severe. Dopo aver dato del matto ad un ascoltatore che lo aveva incalzato sulla Tav, dai microfoni di Radio Anch’io, aveva lasciato perplessi i suoi interlocutori dichiarando a proposito del vertice Nato svoltosi a Riga: “Quando si è in 26 al tavolo e ognuno vuole dire la sua… è una bella noia”. Il Premier incorse in un clamoroso scivolone già quand’era presidente della Commissione Europea, nel momento in cui, a proposito dell’ingresso della Turchia nell’Unione, sostenne: “Sono nato in un Paese in cui, quando un bambino doveva descrivere qualcosa di spaventoso diceva: mamma, li turchi”. Le sue dichiarazioni a volte da personaggio del cabaret, che lo fanno apparire simile per la loro ironica leggerezza al Cavaliere, si sprecano, e infierire è ingeneroso anche se, spesso il Presidente sembra proprio divertirsi provocando i suoi interlocutori e offrendo un’immagine poco rassicurante di sé. Dal suo vasto repertorio citiamo alcune frasi celebri, le più recenti. Sul problema dell’invecchiamento e della situazione generale nel nostro Paese ha sostenuto: “Non piangiamoci addosso, gli anziani sono più in forma di prima.”; “Siamo diventati il Paese più ingiusto tra quelli europei. Abbiamo i problemi dell’economia europea insieme alla differenza tra ricchi e poveri della società americana. Abbiamo il peggio di tutto ciò che si poteva immaginare”; “Il problema più delicato dell’Italia, negli ultimi anni, è stata la demoralizzazione. L’idea che siamo di fronte alla decadenza. Tutti questi articoli sull’invecchiamento della popolazione… per carità, è un problema. Ma, invece di pensare che gli anziani sono più in forma di prima, ci si piange addosso”. A proposito dei sacrifici imposti dalla Finanziaria: “Era indispensabile per mettere a posto i conti, dare il via allo sviluppo”; “Un governo di centrosinistra - riferendosi al governo precedente - non può accettare che la differenza tra ricchi e poveri aumenti come nei cinque anni passati”. “Non abbiamo aumentato le tasse”, “Non-ci-so-no-tas-se. Sull’aumento del costo del denaro e delle rate dei mutui: “I mutui mica li ha aumentati il governo! Almeno quelli… è stata la Bce, ma comunque i tassi non sono aumentati in modo pazzesco”. Le dichiarazioni si sprecano e si susseguono a ritmo vertiginoso e riprenderanno dopo la tregua natalizia, ma il loro tenore non cambierà, al punto da indignare i molti italiani che non l’hanno scelto, e numerosi sostenitori dell’Unione che non si sentono rappresentati da lui e non condividono la “politica delle facili e salaci battute”. Il presidente del Consiglio sembra non preoccuparsi del pensiero e dell’indignazione dell’opinione pubblica contro i provvedimenti adottati dal suo governo, e continua a propinare “pillole di saggezza” che oltre ad irritare, preoccupano al punto da indurre a pensieri poco rassicuranti. La politica della tassazione generalizzata e dell’introduzione di metodi di polizia tributaria, in violazione agli elementari diritti alla libertà dei cittadini, che non risparmia nessuno, nemmeno i pensionati, e che contrasta con la situazione delle entrate fiscali, aumentate grazie ai provvedimenti del precedente governo con l’introduzione di aliquote più basse, sconcerta. Come del resto indigna l’arroganza di una maggioranza tale solo sulla carta e nella dizione lessicale, in quanto espressione di una minoranza conclamata nel Paese. Prodi, con ogni probabilità, continuerà il suo cammino con gli stessi metodi e non si curerà di certo delle proteste altrui; l’augurio per gli italiani è che i componenti della maggioranza, in particolare gli eletti della Margherita e dei partiti della sinistra moderata e progressista, si rendano conto, aldilà del pensiero di Paolo Schioppa, di Bersani e di Visco, di aver esagerato, addivenendo a proposte più ragionevoli capaci di indurre all’ottimismo e di garantire veramente lo sviluppo.
Dario Meschi
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