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Poema della montagna
III
Paradiso offerto su un palmo - non toccare se brucia! - si scagliava la montagna sotto i piedi con ripidi fossati.
Con zampe enormi di rovi, e foglie di conifere, la montagna ci afferrava per i lembi e comandava: «Alt!»
Oh, per nulla infantile paradiso! A colpi d'aria evento la montagna ci abbatteva supini, ci tirava: «A terra!»
Noi di sasso, smarriti sotto quegli assalti. La montagna - ruffiana sacra - ci indicava: «Qui!»
IV
Persefone! Il chicco di melograna! Come scordarti nel gelo dell'inverno? Le labbra ricordo: in duplice conchiglia socchiudersi alle mie.
Persefone - dal chicco perduta! Il rosso tenace delle labbra, le tue ciglia come intagli, il dente di una stella dorata...
V
Non è inganno, la passione, non mente, ma non concede dilazioni. Poter essere solo comuni mortali di amore...
Se fosse solo, ragionevolmente, poggio, colle, altura... (Dall'attrazione per l'abisso si misura il livello dei monti.)
Tra mucchi di erica bruna, su isole di complici abeti... (Altezza del delirio sul livello della vita). «Sono qui - tuo!» Ma i quieti piaceri famigliari... Ma il cinguettio degli uccellini... Ahimè! la sorta ci vuole eccezioni immorali di amore...
(continua...)
Marina Cvetaeva
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