|
Il futuro della destra
All’Hotel Parco dei Principi, su iniziativa del senatore Francesco Storace, dell’associazione “D-Destra” e della rivista “La Destra”, è stato celebrato il sessantesimo anniversario della fondazione del Movimento Sociale Italiano, per parlare con rispetto di questo movimento politico, e rendere onore al suo leader storico e carismatico, Giorgio Almirante. Ai lavori sono intervenuti, tra gli altri, Assunta Almirante, esponenti storici del partito come Giulio Maceratini e Pino Rauti, Gustavo Selva, il professor Ferdinando Aiuti e gli artisti Nico Fidenco ed Edoardo Vianello, mentre era assente il presidente di AN Gianfranco Fini. Storace ha approfittato della circostanza per rendere merito ad Almirante, alla sua storia di uomo e di politico che dovrebbe essere iscritto nell’albo dei padri della Patria, e alla meritoria azione politica svolta dal MSI nel dopoguerra. Il senatore, dopo aver ricordato che il MSI nei 49 anni di vita ha tenuto ben 17 congressi, uno ogni due anni e dieci mesi, ha dichiarato provocatoriamente rivolgendosi al Presidente di AN, che: “Il democratico partito che è venuto dopo ha svolto due congressi in 12 anni e del terzo ancora non si hanno notizie”. Il 26 dicembre di sessant’anni fa non erano ancora rimarginate le ferite della guerra civile. Alcuni nostalgici del vecchio regime ed altri che avevano partecipato alla vicenda bellica e politica a vario titolo, decisero di costituire un partito che raccogliesse l’eredità storica del passato, soprattutto quella sancita nella costituzione della Repubblica Sociale Italiana, senza rinnegare e nemmeno restaurare, ma per dar voce a quanti non si sentivano rappresentati dai nuovi partiti e volevano difendere i valori patriottici, morali e civili sostenuti dal movimento fascista, però nel pieno rispetto delle regole democratiche. Il MSI ha rappresentato per decenni l’evoluzione e la continuità delle numerose anime e delle tante prospettive ed aspirazioni riassunte dal movimento fascista. Troppo spesso il partito fu confinato e stereotipato come movimento nostalgico e di protesta, la sua storia fu travagliata e confinata in un’emarginazione durata per decenni, fino agli anni più recenti e alla trasformazione in Alleanza Nazionale, un partito moderno di destra, capace di inserirsi a pieno titolo nel dibattito e nel confronto politico, fino ad entrare con ruoli di prestigio nei governi Berlusconi, ottenendo il riconoscimento politico e il plauso di tutte le forze presenti in Parlamento. L’onorabilità di una formazione uscita indenne dalla liquidazione delle ideologie e dalle vicende di tangentopoli, ha consentito un’evoluzione verso obiettivi diversi e molto importanti, e con risultati proficui. In questi giorni si discute nell’ambito della destra, dell’opportunità di An di entrare a far parte del Ppe, il partito popolare europeo. Non esiste in AN un’unanimità di vedute, anzi, proprio la recente commemorazione ha allargato il fossato che divide il partito di fronte ad una scelta che potrebbe annacquare i valori della tradizione e della destra sociale e nazionale. Gianfranco Fini sta spingendo la destra nell’alveo dei moderati di centro, pensando a futuri traguardi e al consolidamento della sua figura di uomo di stato, capace e pronto ad assumere le redini di un futuro governo. Con ogni probabilità l’evoluzione moderata imposta dal presidente non è compresa da tutto il popolo della destra, che soprattutto per voce di Storace, ma con una massiccia presenza di sostenitori nella base del partito, teme l’omologazione e l’annacquamento, e pertanto si batte per mantenere e difendere la differenza che è sempre intercorsa tra gli altri partiti e la destra in materia di valori, di principi etici e morali e dell’affermazione dell’identità nazionale, dell’impegno sociale, della valorizzazione del senso dello Stato e del rispetto nei confronti dei valori patriottici. Le diverse anime della destra, quella che crede nello Stato nazionale del lavoro, nella partecipazione e nella socializzazione, e l’altra che ha scelto il libero mercato e i principi liberali, potranno convivere o lo spostamento al centro di AN alimenterà la necessita di una nuova destra più estrema, radicale e legata alla tradizione storica? A destra c’è già chi ha raccolto la fiamma della memoria cercando in qualche modo di difenderla dell’evoluzionismo, pur volendo partecipare a pieno titolo alla vita politica e al confronto democratico. Questa destra è incarnata nella Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli e in altre formazioni, che dovranno dimostrare la capacità di interpretare le esigenze dei tanti italiani che non si sentono più rappresentanti da un sistema eccessivamente egoistico e liberista, incapace di interpretare le necessità di una parte, la più povera, della popolazione. La capacità d’involuzione della destra storica e tradizionale si dimostrerà determinante nell’esito del risultato elettorale, e proprio per questo non si potrà escludere nessuno, in caso contrario si potrebbe continuare a perdere, e magari proprio per una manciata di consensi.
Dario Meschi
|