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La battaglia contro l'energia eolica
In Sardegna, ad Oschiri Balascia in provincia di Sassari, è stata costruita una centrale eolica: è pronta, può funzionare e produrre energia pulita, ma attualmente non è in funzione a causa di contrasti burocratici e per controverse scelte politiche e ideologiche, ed è quindi lecito domandarsi il significato di una simile situazione. Il presidente della Regione Renato Soru, dopo aver caratterizzato il suo mandato con l’introduzione della legge salva coste, che vieta l’edificazione fino a tre chilometri da esse, limitando in maniera eccessiva lo sviluppo dei paesi litoranei, aver introdotto la tassazione delle seconde case per i cittadini non residenti, mettendo a rischio l’afflusso turistico, deciso l’aumento dei costi dei biglietti aerei penalizzando i turisti, e dopo aver introdotto una nuova gabella sugli approdi delle barche vip, ora si sta opponendo all’avvio dell’attività nella nuova centrale.
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Nel mese di novembre, prima che si affrontasse in Consiglio Regionale la discussione sull’eolico, il responsabile regionale aveva ricevuto una sollecitazione da parte del Comitato Nazionale del Paesaggio e dell’Associazione Altura, rappresentate rispettivamente da Carlo Ripa di Meana e da Stefano Allavena, affinché si bloccasse la costruzione di centrali eoliche nelle zone più pregiate dal punto di vista ambientale dell’isola. La condivisibile preoccupazione degli ambientalisti, e forse quella dello stesso Soru, è che in nome di tecnologie non inquinanti, capaci di fornire energia pulita, si voglia “violentare” l’ambiente con nuove centrali eoliche nei territori più incontaminati e caratteristici dell’isola. In pericolo, secondo i tutori del paesaggio, vi sono luoghi come Limbara, Settefratelli, Tacchi d’Ogliastra, Montarbu e tanti altri siti di eccezionale valore naturalistico. In particolare, le due organizzazioni richiamavano l’attenzione su quanto si è verificato nel comune di Oschiri, in località serra Balascia sul monte Limbara, simbolo ambientale della Gallura. L’assurdo di questa storia consiste nell’aver autorizzato la realizzazione dell’impianto eolico per poi, alla luce di nuove normative introdotte probabilmente ad hoc, vietarlo. I luoghi apprezzabili per le loro bellezze naturali sono stati ormai in gran parte violati, e sembrerebbe paradossale, dopo aver investito tante energie, demolire tutto per ripristinare, falsandola, la situazione precedente, che nessuno ormai potrebbe ricostituire. A questo punto è lecito interrogarsi su come si possa giungere a situazioni tanto assurde, se sia lecito concedere e poi negare, e soprattutto se si debba valutare l’opportunità di realizzare impianti che producono energia pulita pur dovendo affrontare qualche inconveniente di carattere ambientale. La Sardegna e l’Italia offrono bellezze naturali e luoghi incontaminati in buona parte del loro territorio, e pertanto per risolvere la questione e affrontare il futuro senza ulteriori incidenti di percorso, sarebbe opportuno chiarire una volta per tutte cosa sia opportuno fare: censire su scala regionale le località dove poter realizzare i nuovi impianti, che è innegabile turbano il paesaggio, o rinunciare ad una forma di energia, come è già stato deciso per il nucleare, perdendo il passo coi tempi e peggiorando lo stato dell’inquinamento?. La sconcertante situazione verificatasi sull’isola dovrebbe far riflettere, costringendo il legislatore ad affrontare l’argomento ponendo limiti e regole che nessuno possa più contraddire a livello locale. Diversamente continueremo a predicare bene e razzolare male, a porci a custodi della natura, per poi distruggerla con urbanizzazioni selvagge e con l’inquinamento causato dalle emissioni di sostanze nocive nell’aria, nell’acqua e nel sottosuolo. Di fronte all’emergenza energetica e all’inquinamento dovrebbe valere solo la ragion di stato, e chi non lo comprende è destinato a subirne le conseguenze.
Dario Meschi
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