Sotto la lente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 25 novembre 2006 - Anno 6 - Nr. 44

In questo numero

Articoli

Rubriche

Inoltre...

La crisi di Allenza Nazionale

Il recente dissidio tra Gianfranco Fini e Francesco Storace, che potrebbe portare ad una mini scissione, apre un momento di riflessione su quanto sta accadendo nel partito di destra per antonomasia, ma anche sul funzionamento delle strutture degli altri partiti, e sulla loro effettiva capacità di garantire un rapporto effettivamente democratico e di vivace scambio dialettico.
In Alleanza Nazionale, ma anche negli altri partiti del centrodestra, prevale un forte verticismo; i responsabili nazionali dei partiti, Berlusconi, Fini, C.C. (Cesa-Casini) e Bossi, imperano, pur essendo i singoli partiti strutturati sul modello liberaldemocratico, con tanto di organismi interni, strutture periferiche e un’infinita di regole scritte, spesso disattese dal potere accentratore e incontrastato dei rispettivi leader.
I congressi, che dovrebbero scegliere gli uomini della dirigenza e la linea politica dei partiti, sono diventati kermesse propagandistiche, nelle quali celebrare il culto del capo, organizzati per promuovere l’immagine di un gruppo compatto, dove non esistono opposizioni interne o correnti, offrendo così un’immagine di grande unità, ma lasciando ai segretari e ai loro caporali il controllo totale dei partiti.

Sezione#3_1

Evidentemente, questo gioco piace a chi si considera il “padrone assoluto” di una forza politica, ma nuoce alla vivacità del dibattito, allo scambio di proposte e alla capacità d’interpretare le effettive esigenze della base e del proprio elettorato.
Nel partito della fiamma tricolore è sempre esistita una forte capillarità territoriale e un’innegabile vivacità dialettica, sin dai tempi del MSI, ma ora la struttura si è indebolita e le sedi provinciali e comunali sono spartite con metodo tra i rappresentanti dell’area politica riferibile a Gianfranco Fini, che come gli altri colleghi della Casa delle Libertà, è divenuto una sorta di monarca, e guai a chi osa contrastarlo (Storace docet).
La politica si basa sul confronto, sui progetti, sulle idee e le proposte, e nessuno, se non in un regime totalitario, può pensare di imporre ad altri una linea politica assolutista, che non può per ovvie ragioni essere discussa ed approvata nelle sedi preposte, e proprio per questo motivo, diventa essenziale rispettare e dare voce alle minoranze interne, per crescere insieme e per garantire spazio e autonomia di pensiero a quanti intendono vivere la militanza non come semplici comparse ma come protagonisti, ovvero persone portatrici di valori e di concetti da poter affrontare e discutere nel rispetto delle regole.
Il presidente di AN dimostra di non amare i congressi: ne convoca pochi e pur sapendo di poter disporre della maggioranza assoluta del partito, sembra temerli, offrendo così un’immagine pubblica poco convincente.
Gli altri leader della destra, soprattutto Berlusconi e Bossi, in quanto Casini, pur affermando la propria autorità, è erede della consolidata tradizione democristiana, che ha sempre governato, seppur divisa tra numerose correnti e dissidi interni, garantendo unità, hanno le stesse responsabilità, con la scusante di aver creato dal nulla i loro partiti, che, essendo una loro creatura, si nutrono soprattutto delle loro capacità personali.
Il “peronismo” è meno presente nei partiti della coalizione di centrosinistra, anche se non mancano le lotte interne e le rivalità, ma in questi gruppi, abituati ad una forte partecipazione popolare e al confronto dialettico, prevale sempre la ragione politica, che si traduce nella determinazione di vincere uniti pur sapendo di affrontare poi gravi difficoltà operative per la contrapposizione ideologica presente tra forze spesso portatrici di idee contrastanti.
La sinistra non è messa meglio della destra, ma ha dimostrato e dimostra tuttora con il governo Prodi, di sapere anteporre le divisioni e le incomprensioni per la ragione di Stato e per il mantenimento del potere.
Il centrodestra, in un momento favorevole come questo, dove gli italiani sono sommersi da tasse e gabelle di ogni genere, e da un regime di polizia tributaria, dovrebbe dimostrarsi più opportunista e comportarsi come gli avversari, cominciando evidentemente dall’offrire l’immagine migliore, e magari risolvendo tra le quattro mura di casa le proprie beghe interne: la capacità di coesione e il rispetto delle varie componenti ideologiche e culturali rappresentano la chiave del successo, ed è strano che Fini non riesca a comprenderlo.

Dario Meschi

Torna alla homepage

Scriveteci: posta@macchianera.it

Line

Copyright © 2001-2006 Macchianera.it. Sito by Fly-On-Web
Contattare il Webmaster per problemi tecnici.
Tutti i  diritti sono riservati.  Il materiale presente in questo sito non può essere  riprodotto, neanche in parte, senza il consenso di macchianera.it. Il sito segue le regole della legge 675 sulla privacy, relativamente alle mail ricevute