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La piazza di destra
Il centrodestra sta preparando la manifestazione di protesta contro la Finanziaria, che si terrà a Roma il 2 dicembre. Piazza San Giovanni, luogo generalmente riservato ai leader e alle kermesse della sinistra, si riempirà di migliaia di bandiere tricolori per ribadire le ragioni di quanti biasimano il governo Prodi per la manovra antipopolare, classista e ideologica che ha varato. Il ritorno alla piazza del centrodestra non festeggerà, come molti speravano, la caduta del governo, ma esprimerà il pensiero, i sentimenti, e la volontà di resistere della maggioranza degli italiani che si sente penalizzata dal nuovo regime impositivo e dall’inasprimento fiscale. All’appuntamento si prevede una notevole affluenza, in parte organizzata dai partiti con migliaia di pullman, ma anche e soprattutto spontanea, per dimostrare la differenza evidente tra due mondi diversi e due modi di concepire la politica e la partecipazione: da una parte le manifestazioni organizzate a spese delle forze sindacali (una gita turistica nella città santa, o magari l’interessata partecipazione a qualche concerto), dall’altra la spontaneità di molti cittadini che ritengono di urlare la propria protesta, sfilando e assistendo ad un comizio, forse per la prima volta nella vita, affrontando le spese della trasferta e mettendo mano al proprio portafoglio. Alcuni osservatori rileveranno l’inutilità di queste manifestazioni, altri al contrario le riterranno salutari per l’affermazione del confronto democratico e per la difesa delle proprie idee, ma aldilà dei legittimi e rispettivi pareri, va riconosciuto il forte sentimento di ostilità che grava sul governo e sull’intera coalizione dell’Unione. Nonostante la manifestazione e il duro scontro parlamentare non ci sarà nessuna spallata, né dal Senato, né tanto meno dalla piazza, anche se il governo Prodi, secondo gli esponenti del centrodestra, è destinato ad arrancare ancora per pochi mesi prima di crollare. Non si verificherà nemmeno il mercimonio annunciato e temuto con il passaggio di alcuni senatori da una parte all’altra dell’emiciclo, e si tornerà a discutere di nuovo del voto dei nonni con il “pannolone”, ossia della legittimità del diritto di voto dei senatori a vita, non eletti dal popolo, ma nominati dal Presidente della Repubblica. Forza Italia, per scongiurare il ripetersi di una situazione discussa, discutibile, e imbarazzante ha presentato una provocatoria proposta di riforma costituzionale per eliminare la facoltà di voto ai vegliardi e illustri senatori, che non otterrà soddisfazione, ma costringerà ad un ulteriore approfondimento della questione. In questo quadro di forte tensione politica si è innescato il “caso Berlusconi”, per le dichiarazioni rilasciate dal leader, durante una cena organizzata dall’onorevole Santachè per la presentazione dell’ultimo libro di Emilio Fede, nelle quali si ipotizzava una possibile rinuncia alla leadership, e la delusione di Fini per le dichiarazioni del presidente del Ppe, Wilfrid Martens, che hanno negato alla fiamma tricolore la possibilità tanto agognata di far parte della famiglia dei democratici cristiani: chissà come sarà soddisfatto Francesco Storace che non perde occasione per ribadire la necessità di una presenza fortemente caratterizzata a destra, evitando l’ammucchiata al centro. Tra pochi giorni si spegneranno i riflettori della politica, le tensioni si smorzeranno e gli italiani sempre più tartassati penseranno al Natale, ai regali e alle difficoltà sempre maggiori di far quadrare il bilancio famigliare, nella speranza di trovare sotto l’albero un dono speciale: un Paese liberato dai politicanti, dai demagoghi, e da quanti limitano il bene più importante di cui ciascuno dispone, che si chiama libertà.
Dario Meschi
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