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Il ritorno di Alberico
Finalmente, dopo le dimissioni da consigliere comunale ed un breve periodo di vacanza e di totale assordante silenzio, è tornato alla ribalta Alberico Fumagalli: ne sono lieto e, lo ammetto, sentivo la sua mancanza, anche se non ne comprendo appieno le ragioni, e se i rapporti intercorsi tra noi non sono mai andati oltre un formale saluto, e sono stati spesso caratterizzati da forti incomprensioni e da duri attacchi personali (mi riferisco alle schermaglie giornalistiche …. e non solo a quelle, e all’interesse che questo personaggio ha rivolto provocatoriamente nei confronti della mia persona: per verificarlo basterebbe entrare nell’archivio del suo giornale e rileggere i numerosi articoli poco lusinghieri che mi ha dedicato). Chi pensava che il ragioniere-giornalista, prestato dalla sorte e da chissà quali altri motivi alla politica, tornasse col capo coperto di cenere per vivere in riservatezza, modestia e povertà, o, in virtù dell’esperienza acquisita come uomo pubblico dopo le tante vicissitudini e i rapporti tormentati con alcuni consiglieri di minoranza, avesse almeno rinunciato alla verve polemica che gli è congeniale, si è sbagliato di grosso.
Alberico Da Barbiano
Infatti non ha perso tempo, e l’esordio dopo il suo rientro è stato sorprendente, in quanto dalle pagine del giornale che dirigeva ed editava con successo, ha prontamente dispensato, ai suoi affezionati lettori, ed anche ai numerosi avversari-denigratori, un editoriale, “Non c’è davvero limite alla … prevenzione della verità”, per affondare un fendente ferale alla dottoressa Gabriella Maggioni, che nella veste di rappresentante della associazione Spazio Prevenzione onlus, lo aveva citato ingenuamente, o forse deliberatamente e provocatoriamente, in una pagina informativa pubblicata a pagamento sul Giornale di Merate. Non entro nel merito della contesa, ne tanto meno nella disamina dell’attività svolta dall’ente associativo, che opera nel settore della prevenzione sanitaria, e nemmeno nelle vicende giudiziarie che hanno, a torto o a ragione, interessato la docente di economia aziendale, che stimo e rispetto per il gravoso compito che da anni ha assunto in un settore delicato e umanamente drammatico nell’interesse di chi deve affrontare la malattia, e dedico queste poche righe al “nemico” di sempre Alberico. I genitori di cotanto personaggio, il censore per eccellenza, capace di indagare nella vita e nell’attività di ogni sventurato cittadino, per curiosità giornalistica, ma anche, a volte, per incomprensibili ragioni, non hanno sbagliato battezzandolo con un nome di tutto rispetto: Alberico. La famiglia dei Conti da Barbiano vanta discendenze tra i Carolingi, ed era imparentata con i Carrara, i Ravenna ed i Faenza, possedendo i feudi di Conio e Lugo. Alberico, figlio d’Aldisio, nacque intorno al 1344, apprese l’arte militare nella compagnia di ventura dell’inglese John Hawkwood, dimostrandosi un temuto e spietato condottiero: un uomo pronto a tutto pur di vestire i panni dell’indomito protagonista. Come il nobile uomo d’armi, morto durante un viaggio nel 1409, il ragioniere non perde il vizio e l’occasione per aggredire l’avversario; per fortuna non combatte con la spada ma con la tastiera del computer, ma la violenza dei suoi scritti può sortire effetti ancor più dannosi di una ferita, e ben lo sanno le sue incolpevoli o innocenti vittime. Il suo ritorno contribuirà di certo a vivacizzare un momento politico e civile confuso, improntato più sulla spartizione delle poltrone in inutili e costosi enti, che nella determinatezza nell’affrontare le emergenze, dove mancano gli slanci e la progettualità. Non sempre le critiche sono da interpretare come un elemento negativo, anzi spesso stimolano, aiutano a crescere e a migliorarsi, provocando però anche dure reazioni, che, dalle pagine del nostro giornale, non mancheremo di seguire con immutato interesse. Buon ritorno Alberico, e …..
Dario Meschi
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