L'opinione

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 18 novembre 2006 - Anno 6 - Nr. 43

In questo numero

Articoli

Rubriche

Inoltre...

Una sincera ammissione del Times

In questi giorni Cosmo Landesmann, opinionista del Sunday Times, a proposito del film "The Passion" di Mel Gibson, scrive che "fin dai tempi di Voltaire, noi laicisti abbiamo preso in giro la religione ed insultato la fede dei credenti. Siamo talmente abituati ai cristiani sdolcinati che quando si presenta sulla scena un uomo dalla fede robusta e vigorosa come Mel Gibson, ci mettiamo a parlare in tono solenne di antisemitismo, del pericolo della destra cristiana e della rivoltante religiosità di George Bush. Siamo onesti: quando si tratta di Passion, il problema non è l'antisemitismo; sono i cristiani e le loro certezze che non possiamo sopportare".

Ma perchè questa avversione ?  In effetti lo scontro sullo stato laico, lo stato neutro e anticonfessionale, è solo uno dei maggiori esempi dell'ormai ben più profonda guerra culturale che dilania tutto l'Occidente.
La polemica che divide "noi" cristiani dagli "altri", dai non credenti, tutta attorno allo stato laicista e sostenitore della dottrina dell'evoluzionismo, ha a che fare con il lungo conflitto fra la coscienza cristiana e la cultura della sinistra.
Cadendo infatti la dottrina laicista e quella darwinista sull'evoluzione della specie, crollerebbero di fatto le due strutture portanti della modernità rivoluzionaria, della sinistra intransigente, frutto del processo multisecolare di emancipazione da Dio e dalla metafisica.
E ciò per i laicisti e moderni rivoluzionari è e resta (a priori) inammissibile.
Costoro preferiscono sacrificare la libertà non tollerando la critica, proprio per non mettere a rischio le penose idee costruite lungo cinquecento anni, a partire dall'Umanesimo.
Nella realtà lo scontro decisivo ed imponente è fra quei cristiani che "sposano" in tutto l'attuale modernità laicista, principalmente i suoi aspetti rivoluzionari, e coloro che invece intendono e vogliono opporvi una giusta reazione.
Se in questi tempi i laicisti si permettono di comportarsi con prepotenzza e arroganza è perchè i "cristiani sbracati e sdolcinati" hanno lasciato fare. Meglio smetterla con queste "sdolcinature". E vedremo questo ipocrita laicismo mostrare la sua debolezza.
Esiste un aspetto dittatoriale del laicismo moderno molto interessante, toccato da vari scrittori controrivoluzionari nei loro libri.
Ma esiste ben altro, molto preoccupante, ben descritto e sintetizzato dal grande Chesterton: "il materialismo è davvero la nostra chiesa nazionale. Quel credo è il  controverso sistema di pensiero iniziato con l'Evoluzione e finito con l'Eugenetica".
E' pressochè ignorato, ma assai significativo, che sono state le idee di Darwin a fornire le basi dottrinali per tutti gli esperimenti eugenetici del ventesimo secolo.
Se si parte dall'idea di Darwin di selezione naturale, cioè dalla sopravvivenza dei più forti nel processo evolutivo, è facile cadere nella tentazione di agevolare quest'idea eliminando i più deboli, quelli cioè inadatti a vivere, secondo le ben note formule nazional-social-comuniste. E' penoso scoprire che molti evoluzionisti americani e tedeschi degli anni venti-trenta erano iscritti alle associazioni eugenetiche.
La teoria di Darwin non riguarda solo il campo scientifico, ma l'uomo stesso. Se si perde la nozione dell'origine divina della vita e della sacralità della vita umana, l'uomo diventa solo un pezzo della macchina dell'evoluzione, alla quale può essere sacrificato.      
Ma sulla rivoluzione operata da Darwin a metà del diciannovesimo secolo e sulle inevitabili disastrose conseguenza nel ventesimo secolo, occorrerà andare avanti e aprire una parentesi; specie dopo i recentissimi commenti di Richard Dawkins durante un programma alla BBC. Il "noto" biologo inglese, dopo aver definito "talebani" e "fascisti" tutti i cristiani, ha sentenziato: "chi non crede in Darwin è ignorante, stupido e insano". Secondo Dawkins, Darwin è sacro perchè "creò la possibilità di adottare un punto di vista ateo con piena soddisfazione intellettuale", mentre le dottrine del cristianesimo sarebbero ripugnanti e sadomasochiste.

Goffredo Bursi
Alleanza Cristiana per Merate, associazione culturale di critica cattolica della politica, della cultura, della società.

Vocazione dell'Italia

L’Italia non è lo Stato nazionale italiano, ma è una nazione più che millenaria, la cui identità ha iniziato a definirsi nella stessa epoca in cui si sono formate tutte le nazioni europee, nei lunghi secoli di transizione che vanno tra la fine dell’Impero Romano e l’alba del Medioevo. 
Perché il destino dell’Italia è stato diverso da quello di queste nazioni, che si sono unificate politicamente, fin dall’inizio del secondo millennio? Perché l’Italia, come la Germania, è divenuta Stato Nazionale solo dopo la Rivoluzione Francese, meno di due secoli or sono? La risposta semplice ma carica di conseguenze. 

Perché la terra d’Italia, e le terre di lingua tedesca, erano chiamate dalla Provvidenza ad ospitare due supreme autorità sopranazionali: l’Italia la sede del Papato, e la Germania la sede di quel Sacro Romano Impero di cui, proprio quest’anno, ricorrono i due secoli della scomparsa (1806).
La vocazione dell’Italia è servire il Papato, perché la nostra nazione è nata ordinata a questo compito. Il corpo geografico dell’Italia ci aiuta a definirne l’identità spirituale e morale. Nessuna nazione è definita con tanta nettezza dai suoi confini, come la penisola italiana, circondata per tre lati dal mare e per un lato dalla catena delle Alpi.

Ma questa nettezza di confini, che fa dell’Italia una terra immersa nel Mare Mediterraneo, crogiolo della civiltà del mondo, la dispone ad essere una terra di accoglienza e, allo stesso tempo, terra di espansione, di approdo e di partenza per lidi lontani. È per questo che la caratteristica dell’Italia è la sua universalità, la sua capacità di accogliere e di diffondere, come da una tribuna, il pensiero e i sentimenti di tutti i popoli della terra. Ma questa caratteristica, l’universalità, è ordinata a sua volta a ciò che l’Italia ha di più prezioso: il Papato. 

Non c’è nazione al mondo che abbia dato un numero di Papi così alto come l’Italia: tra l’Italia e il Papato c’è, per così dire, una simbiosi. Eppure la Chiesa non ha scelto tra i Papi i patroni dell’Italia, Avrebbe potuto scegliere i patroni dell’Italia tra tanti Papi santi: ha scelto Caterina e Francesco, due santi che non furono Papi, non furono teologi, non furono sacerdoti. Religioso, non sacerdote, fu Francesco; religiosa laica, non suora fu Caterina. Essi ebbero in comune l’umiltà e lo spirito di abnegazione con cui servirono il Papato e la Chiesa. Ricordiamo le parole del Crocifisso di San Damiano a Francesco: “Ripara la mia Chiesa” e il contemporaneo sogno di Innocenzo III, con la visione di Francesco che sorregge la Chiesa.

Ricordiamo le lettere infuocate di Caterina sulla necessità di una “riforma della Chiesa”, che ebbero come risultato il ritorno del Papa a Roma, dopo i settant’anni del cosiddetto “esilio Avignonese”.  San Francesco e santa Caterina incarnano la vocazione e l’identità profonda degli italiani, un popolo chiamato a servire in maniera disinteressata la Chiesa e a governarla come “sovrappiù”della Provvidenza in ricompensa di questo servizio disinteressato.

La Chiesa Cattolica è accusata,fin dai tempi di Macchiavelli, di essere stata il principale ostacolo alla unificazione politica del nostro Paese, quasi che l’unificazione fosse un bene più alto della Chiesa, e che non fosse vero il contrario: il maggior dono che la Provvidenza ha elargito all’Italia è il Papato e un’Italia unita come nazione, ma politicamente divisa in Stati diversi, avrebbe potuto servire la Chiesa meglio di quanto non avrebbe potuto farlo un’Italia politicamente unificata. 

L’identità italiana non è solo genericamente cattolica, ma si definisce in funzione del Papato. La vocazione dell’Italia non è solo ospitare il Papato, ma servirlo, permettere al Papato di svolgere il suo ruolo universale. L’Italia è se stessa quando serve la Chiesa, l’Italia rinnega la propria vocazione, tradisce la propria identità, quando rifiuta la Chiesa. Alla universalità si oppone in questo caso il particolarismo, destinato ad avere il suo esito nella guerra civile, malattia plurisecolare dell’Italia. Lo dimostra bene Massimo Viglione nel suo ultimo volume L’identità ferita (Ares, Milano 2006). 

Per questo oggi l’Italia deve voltare le spalle al relativismo e recuperare la sua identità, che non è cosa diversa dalla sua vocazione. L’identità dell’Italia, ciò che caratterizza il nostro Paese, è la sua universalità. Universalità vuol dire capacità di capire l’altro e di accoglierlo, riconoscendo la dignità della sua persona e rispettando i suoi diritti, che sono i nostri stessi diritti, un’eredità comune, di cui tutti possono beneficiare.

Questa capacità di accoglienza, frutto dell’universalità italiana, è una conseguenza dell’identità e della vocazione cristiana del nostro Paese e dell’Occidente. Nelle braccia aperte del colonnato di San Pietro, che ricorda quelle del Crocifisso che si vorrebbe rimuovere dagli edifici pubblici, c’è tutto il patrimonio di principi e di valori, tutto lo spirito e tutta l’identità cristiana dell’Italia.

(sintesi dell’articolo del professor Roberto De Mattei, apparso sulla rivista “Radici Cristiane” di ottobre 2006, proposto da Goffredo Bursi)

Torna alla homepage

Scriveteci: posta@macchianera.it

Line

Copyright © 2001-2006 Macchianera.it. Sito by Fly-On-Web
Contattare il Webmaster per problemi tecnici.
Tutti i  diritti sono riservati.  Il materiale presente in questo sito non può essere  riprodotto, neanche in parte, senza il consenso di macchianera.it. Il sito segue le regole della legge 675 sulla privacy, relativamente alle mail ricevute