L'osservatorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: lunedì 6 novembre 2006 - Anno 6 - Nr. 41

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Le elezioni americane

Sezione#4_1Il prossimo 7 novembre gli americani saranno chiamati a rinnovare i 435 deputati della Camera dei rappresentanti e 33 dei 100 senatori, oltre a 36 governatori dei 50 stati Usa.
I repubblicani, che dispongono attualmente della maggioranza in entrambi i rami del Congresso, affrontano da sfavoriti le elezioni di metà mandato (Mideterm elections), così definite perché cadono nel bel mezzo dell’incarico presidenziale che scadrà nel mese di novembre del 2008.
I risultati della competizione elettorale dovrebbero confermare le previsioni, mettendo in evidenza le difficoltà dei repubblicani, conseguite alla politica intrapresa dal presidente Bush, e confermando il recupero dei democratici che cercano tra gli eletti il candidato migliore da proporre nelle prossime elezioni presidenziali.
La campagna elettorale è stata incentrata sui tempi scontati della guerra in Iraq e sulle tasse, ma, al contrario di quanto avviene nel nostro Paese, dove basta alzare i toni sulle questioni di attualità o sui grandi temi per provocare indignazione e putiferio, una parte importante nella scelta degli americani sarà scaturita da vicende legate alla privacy e all’onorabilità dei candidati.
I politici di entrambi gli schieramenti, appellandosi alla questione morale, si sono battuti senza esclusione di colpi bassi, spendendo le loro migliori energie alla ricerca di situazioni piccanti, rovistando nella vita privata alla ricerca di segreti e di dettagli infamanti per demonizzare l’avversario.
Alla celebre questione di Gerge W.Bush militesente, si sono contrapposte vere e proprie battaglie tra oscuri o titolati candidati nel tentativo di accattivarsi le simpatie di un elettorato ritenuto sensibile ai temi scandalistici.
Le scaramucce di pessimo gusto hanno interessato i politici di entrambe le formazioni; si combattono in Stati come il Vermont o nel South Dakota, o come in Virginia, dove di fronte all’apatia degli elettori, il candidato repubblicano George Allen per guadagnare voti ha ripescato un romanzo scritto anni fa dall’avversario democratico Jim Webb, dove si narrava di un marine che si è comportato in maniera indegna e disonorevole con il figlio. Inoltre, nell’esaltazione moralizzatrice, Allen ha scovato in altri volumi pubblicati dall’avversario altre vicende inquietanti, con scene scabrose riferite a militari deviati in compagnia di numerose e lascive donne.
La polemica è montata ed è scoppiato il finimondo: il repubblicano in una conferenza stampa ha denunciato lo sconcio, coinvolgendo le istituzioni religiose, i gruppi organizzati dei reduci, e le associazioni dei genitori che gridando allo scandalo, hanno spostato il baricentro del confronto non su temi di attualità politica, ma su principi di natura etica e morale.
Se in Tennessee la contesa scandalistica si compie alla tv, dove in uno spot il moralista candidato repubblicano accusa l’avversario di aver partecipato ad una festa organizzata da Playboy, mostrando inoltre una bella e disinibita ragazza bianca che ricorda i “bei momenti” passati in compagnia dell’aitante democratico, a New York il candidato democratico Michel Arcuri rischia di essere sconfitto per la dabbenaggine di un collaboratore che ha telefonato ad una chat-line-erotica confondendo il numero con quello di un ministero. Invece in Ohio un altro candidato democratico rischia di non farcela per aver criticato una legge anti-pedofilia.
La campagna inquisitoria, reazionaria, moralizzatrice e bacchettona impostata dai repubblicani nel tentativo deprecabile di sovvertire l’esito delle votazioni non con proposte programmatiche ma con lo scandalismo, ha attraversato gli Usa da una costa all’altra, e forse potrà ottenere un risultato diametralmente opposto alle attese.
Tra poche ore conosceremo l’esito elettorale e comprenderemo l’efficacia di un metodo propagandistico indegno di un paese civile, che rischia di provocare ai repubblicani più danni che benefici.
Stiano tranquilli gli onorevoli italiani, in casa nostra il voto non sarebbe condizionabile nemmeno da un nuovo scandalo delle tangenti, e per nuovi intrallazzi o scalate bancarie, e pertanto potranno continuare indisturbati a vivere una vita privata libera da condizionamenti, anche se il caso Luxuria in parte contraddice questa affermazione.

Dario Meschi

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