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Un assessore al comando
L’Assemblea distrettuale del Meratese ha finalmente eletto il suo presidente: Felice Baio, assessore ai Servizi alla persona nel comune di Brivio, governerà i sindaci del territorio che non hanno saputo (o voluto) eleggere un loro rappresentante. Nella stessa serata con un’abile mossa politica, i rappresentanti del centrosinistra, che governavano indisturbati il sodalizio, hanno deciso di inserire nell’esecutivo il sindaco di Barzanò Franca Colombo, espressione di una giunta di centrodestra. Di fronte alla tormentata successione, scaturita dalle dimissioni di Marco Panzeri, dove ha prevalso ancora una volta l’apoteosi della logica di partito, più che l’affermazione del buon senso e della meritocrazia, è doveroso approfondire alcuni aspetti della vicenda, forse scontati, ma meritevoli di ulteriore attenzione: è forte l’impressione di un generale scadimento di questa assemblea, dove la partecipazione dei sindaci è stata spesso delegata ad assessori più o meno preparati e volenterosi, che, prima di assumere decisioni, sono però costretti a rivolgersi al loro diretto superiore togliendo così incisività alla discussione e costringendo i partecipanti a demandare ogni decisione. I sindaci dovevano rimanere i veri protagonisti, per potersi confrontare sulle tematiche di attualità, e per giungere a proposte intelligenti e risolutive, o ad azioni di forza nei confronti degli enti superiori, soprattutto per affermare le ragioni di disagio in tema di traffico, di inquinamento, di tutela del territorio e di miglioramento della vivibilità: è incomprensibile come non si riesca a porre fine alla logica del bilancino, che stabilisce che tutto sia spartito secondo regole matematiche, senza lasciare spazio ad altri e più condivisibili metodi di valutazione e di scelta. I rappresentanti del centrosinistra, che si erano chiusi in casa sbarrando la porta alle minoranze, hanno compreso di avere sbagliato, avendo tolto voce a quanti non condividono le finalità dei riformisti e della sinistra radicale, ed hanno cercato di porre rimedio ad una situazione imbarazzante che ricordava le regole applicate nei regimi dell’est, espressione del più bieco e becero comunismo. Per redimersi e per rimediare ad un clamoroso errore di valutazione, e dimostrare di voler governare in democrazia, (non solo a parole) ma, almeno apparentemente con fatti concreti, hanno aperto le braccia limitandosi però ad invitare uno solo dei sindaci del centrodestra presenti nel Meratese (non che ne esistono molti), ma un’assemblea per essere rispettata dovrebbe comprendere tutte le voci del territorio). Ai partiti di centrosinistra, che governano indisturbati con risultati alterni e spesso nefasti, se consideriamo lo stato della viabilità, il traffico, l’inquinamento e la deleteria concentrazione urbanistica, bisognerebbe ricordare che le loro maggioranze, grazie alla frammentazione delle liste, hanno ottenuto percentuali ben al di sotto del 50%, e pertanto rappresentano la minoranza dei cittadini. Ai partiti del centrodestra, desiderosi di poltrone, ma incapaci di un’azione politica incisiva e di forte e tenace opposizione, bisognerebbe chiedere se sia veramente utile entrare in un’associazione dove non possono incidere in nessun modo nelle scelte, e dove la loro presenza fungerebbe da alibi o da giustificazione all’incapacità operativa e decisionale degli avversari. In questi mesi, aldilà degli scontati formalismi, è mancato il sentito riconoscimento nei confronti dell’ex presidente Marco Panzeri, che si è prodigato per dare vita ad un organismo di democrazia partecipata, in grado di riunire attorno ad un unico tavolo i responsabili di politiche spesso campanilistiche, e prive di un’ampia visione di comprensorio.
Dario Meschi
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