Sotto la lente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 15 ottobre 2006 - Anno 6 - Nr. 38

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L'ultimo viaggio

Sezione#3_1L’Istat ha comunicato che il deficit nel primo semestre 2006 è sceso al 2,9%, rientrando nei parametri di Maastricht, rendendo merito alla Finanziaria varata da Tremonti e dal governo Berlusconi: i dati ufficiali sono indiscutibili e pertanto smentiscono le drammatiche dichiarazioni dei rappresentanti del governo, rendendo inutile la stangata fiscale, destinata, con il Decreto Bersani, a mettere in crisi diversi settori dell’economia, in particolare le piccole e medie aziende, il commercio, gli artigiani e i lavoratori autonomi.
Togliere linfa e vigore al mondo del lavoro autonomo e a quello economico in genere potrà costare molto caro sia al sistema Paese, sia al governo Prodi e al suo leader, anche perché l’economia nazionale non si regge sulla grande industria ma sulla presenza di numerose attività, piccole, medie e a conduzione famigliare.
Molti si stanno chiedendo il motivo di tanto autolesionismo da parte del centrosinistra che, introducendo nuove tasse e penalizzando la maggioranza degli italiani, perde consenso e si scontra con le autonomie locali che governa in larghissima maggioranza.
Le proteste dei sindaci delle maggiori città italiane amministrate dal centrosinistra, l’introduzione di norme violente e rivoluzionarie che penalizzano in un modo o in un altro gli italiani, seppur adottate con scaltrezza nella fase iniziale della legislatura per poter farle dimenticare prima delle prossime elezioni, affosseranno la coalizione progressista, invece di consentirgli un governo di legislatura, affermando i principi sociali e di solidarietà spesso invocati ed ora disattesi.
Un Paese come il nostro non può soggiacere a trasformazioni violente; ha bisogno di tempo e di maggiore equità fiscale, ossia aliquote più basse e dichiarazioni veritiere. Gli introiti incassati dal fisco dimostrano l’utilità della riduzione delle aliquote voluta dal centrodestra, che ha consentito ai contribuenti di dichiarare di più, riducendo l’area dell’evasione fiscale che giustamente va combattuta senza tregua.
L’evasione non emergerà di certo per i metodi da Kgb introdotti da Prodi&Compagni, ne tanto meno con l’azione di spionaggio sui movimenti bancari, ma aumenterà proprio per contrastare l’iniquità di una scelta discussa e contestata sia a destra, sia in diversi settori del centrosinistra, in quanto introduce aliquote eccessive, balzelli, gabelle e aumenti indiscriminati.
Il premier sta palesando il disagio e la difficoltà che vive nell’espletamento del suo incarico. Le dichiarazioni che rilascia sono spesso stentate, goliardiche, a volte inopportune o addirittura ridicole, inducendo a dubbi sulle sue capacità istituzionali, e sulle difficoltà che incontra nel gestire una maggioranza composita, dove convivono liberali, socialisti. comunisti pentiti, e comunisti convinti.
Il personaggio, tanto discusso e poco amato anche dai compagni di cordata, è ingombrante: non piace agli avversari, ma nemmeno a molti alleati che lo tollerano per ragion di Stato, di partito e d’interesse.
L’attenta lettura di questo momento politico, gli atteggiamenti dei ministri diessini, il contrasto che emerge in materia di tutte le scelte più importanti, potrebbero dare credito alle supposizioni di un tentativo , non immediato, ma prossimo e venturo, di giungere alla sostituzione del premier. I silenzi di D’Alema, le parole di Fassino, la dura critica dei sindaci diessini, e la percezione di una sorta di disagio istituzionale, potrebbero indurre a cattivi pensieri.
Prodi, tra un sorriso e l’altro, potrebbe ritrovarsi con la valigia in mano e con biglietto di sola andata per l’ultimo viaggio verso Bologna.

Dario Meschi

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