Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 15 ottobre 2006 - Anno 6 - Nr. 38

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I politici di rango

Sezione#2_1La crisi della politica e dei suoi rappresentanti coinvolge tutti i partiti presenti nel Parlamento, ed è percepibile sia ai massimi livelli istituzionali, che nelle realtà locali periferiche.
Basta assistere ai consigli comunali nelle varie province italiane per valutare il livello dei rappresentanti degli elettori, che, salvo sporadiche eccezioni, non dimostrano capacità, esperienza, conoscenza, cultura e mestiere per affrontare un compito arduo, dove amministrare o fare opposizione richiede attitudini precise, non compensabili con la sola buona volontà.
La mancanza di politici di rango e di uomini di riferimento svuota il territorio di risorse, lasciandolo senza la necessaria “protezione e tutela”; mette in crisi la sopravvivenza dei partiti, per la mancanza di quadri e di attivisti: manca lo spirito di abnegazione, l’umiltà e il desiderio di partecipare per affermare valori ed ideali, affrontando una necessaria quanto insostituibile gavetta.
Spesso ci si lamenta perché nei comuni non si fa più politica, riconoscendo così un forte decadimento umano e strutturale. I partiti, anche maggiori, stentano a riunire un piccolo gruppo di persone motivate, decise ad imparare un’arte antica, ma difficile, partendo dagli insegnamenti di base, senza pretendere incarichi o visibilità per soddisfare ambizioni spesso non suffragate da meriti riconosciuti.
Ha ragione Ambrogio Sala quando ricorda il ruolo fondamentale compiuto nella prima Repubblica dalle scuole di partito: allora si partiva da zero ed emergevano solo le persone più dotate, non esistevano le convention e ci si riuniva per confrontarsi sulle idee e sui problemi reali, si discuteva, si disertava, all’occorrenza si urlava, ma lo scontro tra sensibilità e culture diverse serviva a crescere, a comprendere e a rispettare le opinioni altrui, affermando quello spirito di disciplina che purtroppo non esiste più, come scarseggiano le elevate motivazioni e le illuminate “intelligenze”.
La provincia di Lecco non è immune dalla progressiva decadenza politica, tant’è vero che gli uomini di riferimento appartengono in gran parte alle vecchie generazioni. Purtroppo dal territorio non è mai emersa una personalità vincente e carismatica, che sapesse affrontare i problemi con lungimiranza, battendosi con forza e decisione ai più alti livelli istituzionali per ottenere infrastrutture e servizi. Anche nel lontano passato le “carature” importanti non erano espressione della territorialità, ma erano inviate come un pacco dono da altre regioni del nostro bel Paese.
In questo momento critico, necessiterebbe nel territorio meratese e casatese una figura di riferimento capace di unire con autorità le municipalità in un progetto comune e condiviso, in grado di affrontare le emergenze, ossia la pianificazione delle nuove urbanizzazioni, il miglioramento delle infrastrutture viarie e ferroviarie esistenti, la salvaguardia del territorio, non tanto dalla speculazione edilizia, ma dalle sfrenate e scellerate ambizioni di qualche sindaco, più attento a ridistribuire ricchezza concedendo eccessive possibilità edificatorie, che ad agire nell’interesse della collettività.
L’Assemblea dei sindaci ha esaurito il suo compito, e si è dimostrata un totale fallimento, e pertanto qualcuno tra i pochi politici illuminati dovrebbe muoversi, chiamando a raccolta i sindaci per discutere delle emergenze e delle problematiche di comprensorio, ponendo fine a campanilisti ingiustificati.
L’ex sindaco di Casatenovo Cesare Maldini, spesso ricordato come l’unico innovatore, riuscì a ragionare in termini di territorio e di ampia visualità, dimostrando carattere, lungimiranza e capacità, seppur raccogliendo risultati concreti piuttosto modesti.
Ora, a distanza di lustri, chi meglio del primo cittadino del comune più importante per abitanti, per storia e tradizione (Merate), potrebbe indossare i panni dell’illuminato condottiero per contrastare un lassismo preoccupante, una pochezza di programmi e di idee, e un’inutile frammentazione d’iniziative?
Battista Albani potrebbe non possedere tutte le qualità necessarie per svolgere un tale compito, ma forse debitamente consigliato e magari supportato da qualche collega, potrebbe provare, dimostrando o meno di essere in grado di cimentarsi in questo arduo compito, in virtù della sua innata tenacia e dell’amore che ha sempre dimostrato per la città d’origine e per tutto il territorio circostante.
Mai come ora necessita uno scossone, e un tentativo sarebbe oltremodo necessario: chissà forse esistono ancora gli auspicati rimedi, ed anche il tempo per migliorare la drammatica situazione.

Dario Meschi

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