L'opinione

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 15 ottobre 2006 - Anno 6 - Nr. 38

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Il conflitto di interessi

Il conflitto di interessi ha rappresentato l’argomento principale durante tutta la precedente legislatura, utilizzato dall’opposizione nel tentativo di contrastare e svilire l’azione del premier Berlusconi, paventando all’orizzonte la nascita di un nuovo regime demo-capitalista, incarnato dal Cavaliere nero: frequentemente è tornato alla ribalta, diventando un vero e proprio tormentone, sia per l’interessato, sia per buona parte dei cittadini italiani, numericamente divisi dalle loro diverse opinioni.
Il nuovo governo Prodi, appena insidiato, non ha perso tempo, ipotizzando un nuovo dispositivo di legge in grado di eliminare definitivamente dalla scena politica il leader dell’opposizione.
L’allontanamento dall’attività politica e il ridimensionamento delle attività (televisive) del Presidente di Forza Italia avrebbe il sapore di un vero e proprio “golpe”, sulla cui legittimità si potrebbe discutere all’infinito, ponendo l’accento su un problema reale che andrebbe affrontato con serietà ed equità, non confezionando un abito su misura per uno o un altro dei protagonisti della vita pubblica, ma per affermare, una volta per tutte, alcune regole nel rispetto dell’uguaglianza di tutti i cittadini che, sia ricchi sia poveri, hanno il diritto di partecipare alla vita politica, così come sancito dalla Costituzione repubblicana.

Sezione#4_1
BERLUSCONI E PRODI

Evidentemente, non è facile individuare norme che soddisfino tali esigenze, soprattutto quando si esamina il caso di uno degli uomini più ricchi del mondo, o di personaggi politici e degli affari che si celano dietro le scatole cinesi di alcune società. La ricchezza può essere un peccato ma non è un reato, e pertanto va accettata con rispetto, indipendentemente dal nome e dal cognome del soggetto preso in considerazione, e proprio per questo, affrontando la spinosa questione, bisognerebbe considerare la posizione non di uno, ma di tutti gli eletti ad ogni livello istituzionale.
Se ricchezza fosse il sinonimo di disonestà e di scorrettezza istituzionale, bisognerebbe allontanare dalle Camere, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni una schiera nutrita di rappresentanti del popolo appartenenti ad entrambi gli schieramenti, e sarebbero pochi i personaggi pubblici espressione del mondo dell’imprenditoria e della finanza. A questo punto è lecito domandarsi se sia giusto vietare la partecipazione politica a imprenditori e finanzieri, e a tutti gli uomini che hanno creato immense o modeste fortune con il loro lavoro, l’impegno e l’indiscutibile capacità dimostrate, lasciando al loro posto affaristi, ex magistrati e professionisti d’alto rango.
Lo stesso Presidente Prodi, non sarebbe esente da possibili sospetti per la sua storia professionale e politica. Infatti l’attuale Presidente del Consiglio nel 1981 ideò e fondò Nomisma, di cui nel 1995 presiedeva il comitato scientifico, una società che è cresciuta all’ombra del potere, intrecciando lucrosi rapporti. Nel periodo dal 1999 al 2004, in cui Prodi è stato presidente della Commissione europea, sono stati stipulati ben 64 contratti specifici con Nomisma con pagamento in contanti di 8,4 milioni di euro.
Da rilevare al riguardo che, in una risposta della Commissione europea ad un’interrogazione del parlamentare europeo Stefano Zappalà, è stato dichiarato che Prodi, prima di assumere l’incarico di presidente, nella dichiarazione in cui si elencavano gli interessi che lo potevano riguardare, non aveva fatto alcun riferimento a Nomisma.
Si potrebbero inoltre citare tante altre discutibili situazioni, come il rapporto tra il Presidente del Consiglio e il ministro dell’Agricoltura Paolo De Castro, già consigliere economico di Prodi negli anni 1996-1998 e nel 2000 a Bruxelles, ed ora presidente di Nomisma, e numerose vicende, tutte da interpretare, tese a condizionare l’opinione pubblica senza disporre di riscontri oggettivi.
Un dispositivo di legge veramente efficace ed equo in materia di conflitto di interessi dovrebbe scaturire da un’ampia maggioranza, che vada ben oltre un risicato 51%, per poter essere accettato da tutti, in modo da non indurre a cattivi pensieri, o ad azioni illegittime come quella di voler “democraticamente” eliminare l’avversario, diversamente continuerà una sterile polemica che nessuno in realtà vorrà o saprà tradurre in norma legislativa.

Dario Meschi

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